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Il carcere di Bari

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Notte di paura e allarme nel carcere di Bari. A provocarla, l’improvviso rogo provocato da un detenuto nella propria stanza. Lo ha reso noto, ieri mattina, il Sappe, il sindacato autonomo polizia penitenziaria. Tutto è avvenuto tra le 4,30 e le 5, quando i detenuti della seconda sezione hanno cominciato improvvisamente a urlare e a battere le stoviglie contro le inferriate per richiamare l’attenzione. «Poteva essere una tragedia», commenta il segretario nazionale del Sappe Federico Pilagatti.

Autore del gesto sarebbe un detenuto, di nazionalità italiana, di circa 40 anni con problemi psichiatrici, «il quale prima ha iniziato a rompere le suppellettili presenti nella stanza, poi gli ha dato fuoco, compreso il materasso che, oltre alle fiamme, ha generato molto fumo che ha invaso rapidamente non solo il piano in cui era ristretto, ma l’intera seconda sezione composta da tre piani.

Fortunatamente – continua Pilagatti – il dramma è stato evitato grazie al pronto intervento dell’unico addetto della sezione che, prontamente, ha dato l’allarme facendo confluire sul posto tutti i poliziotti in servizio nel turno di notte, circa una dozzina, nonché attivato l’estintore per cercare di spegnere le fiamme. Alla vista del fumo tutti i detenuti ristretti nella seconda sezione, si sono svegliati ed hanno iniziato a gridare e battere le stoviglie sulle inferriate».

Il segretario del Sappe fa notare come «la professionalità ed il coraggio dei poliziotti sono stati determinanti, poiché una parte di loro si è preoccupata di aprire le stanze e portare i detenuti, circa 130, all’aperto» dove in genere passeggiano, «mentre gli altri, sfidando il fumo e l’intossicazione, hanno portato in salvo il detenuto incendiario che si era chiuso nel bagno della stanza sbarrando la porta.

Nell’operazione sono stati utilizzati 2 estintori nonché un idrante. Ancora una volta tutto finisce bene – prosegue Pilagatti -, ma alcune domande necessitano di risposte immediate poiché eventi simili potrebbero accadere in ogni momento nel carcere di Bari, con risultati disastrosi per tutti».

Perché i detenuti con problemi psichiatrici presenti a Bari verrebbero distribuiti nelle varie sezioni detentive abbandonati a se stessi con i poliziotti che nelle ore serali e notturne non possono nemmeno controllarli in maniera adeguata poiché devono gestire più piani contemporaneamente, invece di ospitarli nel centro clinico ove verrebbero controllati da un punto di vista sanitario in maniera più adeguata?», chiede Pilagatti.

Ma i quesiti posti dal segretario nazionale del Sappe non sono finiti: «E’ mai possibile che per controllare la sicurezza del carcere di Bari, che ospita circa 430 detenuti, molti dei quali appartenenti a pericolosi clan del territorio, nel turno notturno vengano impiegati circa una dozzina di poliziotti?

Ed in caso di eventi critici in più reparti cosa accadrebbe? Una ecatombe? Perché il carcere di Bari che potrebbe ospitare non più di 260 detenuti (capienza regolamentare), ne contiene 430 (+160% contro il 110% a livello nazionale), mentre l’organico della polizia penitenziaria è rimasto lo stesso previsto per gestire i 260 detenuti?».

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