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Un’immagine del progetto della fattoria sociale a Ceglie del Campo

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Lì dove si tenevano summit criminali o si decideva la spartizione della città per lo spaccio di droga e di armi ora sorgeranno un nido e una fattoria sociale. Il destino di due ville confiscate alla criminalità organizzata, una appartenente al boss Savinuccio Parisi e l’altra al boss Antonio Di Cosola, è stato ridisegnato in due progetti che il Comune di Bari ha candidato al bando nazionale dell’Agenzia per la Coesione territoriale da finanziare a valere su risorse del Pnrr.

Il primo è quello della villa di Parisi, situata in strada detta della Marina, a San Giorgio, sulla costa sud di Bari. Qui il Comune vuole realizzare un micronido per l’accoglienza di 16 bambini (tra i 3 e i 36 mesi) provenienti da famiglie di residenti. Sarebbe il primo asilo in un quartiere completamente sprovvisto di servizi per l’infanzia.

La villa si trova attualmente in pessime condizioni, si sviluppa su tre superfici, con un’area esterna che si estende su circa 600 metri quadri. Il progetto di valorizzazione prevede un importo complessivo di 1.500.000 euro ed è ispirato al Reggio Emilia Approach, una filosofia educativa sviluppata in Italia da Loris Malaguzzi e dalla Fondazione Reggio Children che ha fatto scuola nel mondo sulla progettazione degli spazi e sugli orientamenti educativi.

Saranno quindi realizzati degli spazi in cui i bambini potranno muoversi liberamente, sia all’interno sia all’esterno. Dove i piccoli potranno anche prendersi cura delle piante e dei fiori nell’orto didattico. Previsto un anfiteatro. Caratteristico sarà il secondo piano della struttura: una porzione del tetto sarà trasformata in un piccolo giardino d’inverno, dove i bambini potranno esplorare le stelle e studiare le stagioni.

«Il micronido della Marina – sostiene l’assessora alle Politiche educative e giovanili Paola Romano – sarà il primo asilo nido sul mare, progettato secondo i più moderni standard di apprendimento. Vogliamo raggiungere nei prossimi 4 anni il target europeo di posti nido sulla città di Bari del 33% sulla popolazione 0-3».

Il secondo progetto riguarda invece la villa situata nella periferia a ovest di Ceglie del Campo, in contrada Chiancone, una zona caratterizzata dalla presenza di cave, delimitata a est dal torrente Picone. L’immobile apparteneva ad Antonio Di Cosola ed era l’ex quartiere generale del boss, che viveva tra animali e vasche idromassaggio, cavalli e rubinetti d’oro.

Il progetto di valorizzazione, dell’importo complessivo di 3.600.000 euro, intende ridestinare l’immobile all’accoglienza di 10 adulti migranti da formare e sostenere in un percorso di accompagnamento all’abitare comunitario, una sorta di fattoria sociale, dove vivranno e coltiveranno la terra e si occuperanno ad esempio della micro-produzione e distribuzione di birra artigianale.

In particolare, il progetto di intervento intende destinare una superficie lorda coperta di circa 281 metri quadri ad uso residenziale, una superficie lorda di circa 276 metri quadri per l’apparato produttivo del micro-birrificio artigianale, una superficie lorda di circa 95 metri quadri per gli atelier didattici e per servizi al pubblico, una superficie di 1.268 metri quadri di terreni da utilizzare per la coltivazione dell’orto.

«Si tratta di due progetti ad alto impatto sociale, oltre che simbolico – commenta l’assessore al Patrimonio Vito Lacoppola – in due luoghi appartenuti a due figure di spicco della criminalità organizzata barese, Savinuccio Parisi e Antonio Di Cosola, sorgeranno due realtà innovative. Il riuso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata è la strada maestra da percorrere per restituire almeno in parte alla comunità e al territorio di riferimento quanto la mafia ha sottratto loro».

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