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Il luogo dell'aggressione

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BITONTO – Fabio Giampalmo ha posto in essere un’aggressione nei confronti di Paolo Caprio tanto improvvisa e repentina, quanto vile e brutale. Lo sostiene il gip del tribunale di Bari, Marco Galesi nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa al termine dell’udienza di convalida del fermo di Giampalmo.

La vicenda è quella che ha riportato Bitonto nel buco nero della disperazione, nella notte fra sabato e domenica scorsi, tra le famiglie che trascorrevano il dopocena nel bar della stazione di servizio Dill’s, alle porte della cittadina. Uno sguardo di troppo, una sfida per l’opinione comune, l’attenzione fuori luogo alle donne d’altri, avrebbero provocato la rabbia e la violenza di Giampalmo, 20 anni e due figli, che con cinque pugni in successione, al viso e alla testa, avrebbe ucciso Paolo Caprio, idraulico di 40 anni e padre di una bimba di cinque. Per il giudice, che ha basato la sua valutazione anche sulle immagini della videosorveglianza del distributore di benzina,

«Dalla sequenza dell’azione si evince chiaramente come il proposito dell’indagato fosse quello di aggredire il proprio avversario cogliendolo di sorpresa, senza dargli alcuna possibilità di difesa, di fuga o di reazione, sovrastandolo fisicamente, sino a provarne il knockout». Un’azione, evidenzia ancora il gip, forte e repentina, finalizzata a porre Caprio in stato di inoffensività, «Mediante ripetuti e violenti colpi, che sono stati sferrati tutti e unicamente in direzione del volto».

Il giudice non ritiene che sia stato un incidente, e per questo riformula il reato da omicidio preterintenzionale in omicidio volontario: «La visione del filmato consente anche di verificare che Giampalmo parrebbe sferrare l’ultimo pugno sinistro quando la vittima stava già cadendo all’indietro, a riprova del fatto che la sua volontà era annientare il proprio avversario, fin quando non fosse rimasto a terra privo di sensi».

Le immagini della videosorveglianza infatti riportano Paolo Caprio all’esterno del bar, mentre fumava una sigaretta, l’arrivo di Giampalmo, la sorpresa mentre butta la sigaretta e poi la gragnuola di colpi in faccia: cinque dei quali tre andati a segno. «Per quanto breve, l’impressionante sequenza di colpi sferrati in rapida sequenza – scrive il gip – alternando il sinistro con il destro, con inaudita violenza, è evidentemente frutto dell’esperienza maturata in passato da Giampalmo nel campo degli sport da combattimento e delle arti marziali».

Da questo il giudice deduce che il ragazzo abbia «Quantomeno accettato il rischio di provocare la morte: ha colpito il suo avversario in maniera improvvisa e inaspettata – si legge ancora – cogliendolo di sorpresa, quando era di fronte a lui inerme e con le braccia lungo i fianchi, senza dargli alcuna possibilità di difendersi e di fuggire; ha diretto i colpi al volto della vittima violentemente e ripetutamente, sino a provocarne la perdita di coscienza».

Il fatto che abbia usato le tecniche di combattimento imparate in tre anni, per il giudice, è importante per determinare la consapevolezza di Giampalmo dell’eventualità che Caprio morisse, sbattendo la testa per terra come è effettivamente accaduto, e come può accadere durante i regolari combattimenti, dove almeno ci sono regole e medici a soccorrere. Lui invece lo ha lasciato per terra ed è andato via.

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