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Campagne limitrofe al quartiere di Poggiofranco nei pressi di viale Tatarella

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«A Bari il 43 per cento della superficie è cementificato o impermeabilizzato. Mancano ancora il piano del verde e il piano di monitoraggio e di gestione». Punta il dito sul consumo del suolo e sull’assenza di una visione urbanistica complessiva della città il Laboratorio critico di politiche urbane Dac, Diritto alla città. Un gruppo di professionisti, tra ingegneri, urbanisti, docenti universitari, giornalisti, che ha come intento quello di stimolare il dibattito su alcuni temi ritenuti fondamentali per il futuro. E lo fa sottolineando l’espansione delle costruzioni e il contestuale decremento della popolazione attraverso un lungo documento che snocciola cifre e punti critici.

«Il Comune – scrive il Dac – nonostante i tentativi della Consulta dell’Ambiente, non dispone di questi strumenti di pianificazione e programmazione innovativi. È uno dei territori più vulnerabili al dissesto idrogeologico ed esposti alle ondate di calore. La temperatura media, negli ultimi 25 anni, è aumentata di oltre 1 grado. In una città la cui superficie totale è di quasi 11.700 ettari, oltre al 43 per cento cementificato risulta ancora più sgradevole verificare che il verde urbano non raggiunge neanche i 290 ettari (ossia il 4,5 per cento del totale) stabiliti per legge».

Dati che inchiodano le amministrazioni degli ultimi decenni, compresa quell’attuale del sindaco Antonio Decaro. Numeri che spiegano come ci siano «almeno 6000 ettari di suolo agricolo sui quali potrebbero precipitare, secondo le previsioni ancora vigenti dell’attuale sovradimensionato Piano Quaroni degli anni ’80, gli oltre 13 milioni di metri cubi previsti e attesi (in aggiunta al milione e mezzo di nuove volumetrie ereditate negli ultimi anni dal Piano Casa)».

Il documento, curato da Giuseppe Milano, ricercatore e urbanista impegnato tra Bari e Roma, pone degli interrogativi. «In una città che continua a perdere popolazione, oltre 10mila persone in poco più di 8 anni, e che ha una dotazione pro-capite di verde pubblico tra le più basse del Paese, per chi, dunque, si sta costruendo?» Alla base c’è la mancanza dell’aggiornamento di uno strumento indispensabile come il Piano urbanistico generale.

«Continua a mancare una visone di insieme del territorio – racconta Milano –. Si continua a lavorare con le varianti, in deroga, ragionando per singoli lotti o segmenti quando invece sarebbe necessaria una nuova cornice, visto che il piano esistente risale a 40 anni fa. In questo tempo il mondo è cambiato, come è cambiato dal 2014, anno del Documento programmatico preliminare prodromico all’approvazione del nuovo Pug. Perdiamo tempo e risorse rischiando di doverlo rifare da zero».

Milano invita a riflettere anche su altri elementi. «Bari è l’unico capoluogo di regione che non ha un assessore all’Urbanistica, come fa Decaro a curare in maniera efficiente la complessità di questo ruolo? È necessario ricucirla questa città, dotarla di aree verdi, recuperare spazi, ristrutturare gli edifici esistenti. C’è da ragionare sui circa 70 milioni di euro incassati dal Comune col Piano casa, comprendere in che direzione investirli. Noi – conclude – proviamo a offrire strumenti alla città, perché si apra un dibattito sul suo futuro, comprensibile a tutti».

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