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Da sinistra: il sindaco Minervini e i consiglieri ex Pd Facchini e Piergiovanni

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MOLFETTA – «Noi puntiamo a portare a termine questa esperienza amministrativa nel rispetto del mandato che ci è stato conferito dagli elettori. Sarà la città, e non altri, a dirci se la nostra scelta è stata giusta». E’ il passaggio finale della lettera aperta che il presidente del consiglio comunale di Molfetta, Nicola Piergiovanni, e il consigliere comunale Giovanni Facchini – entrambi espulsi dal Pd perché non si sono dimessi dalla maggioranza che sostiene il sindaco Tommaso Minervini – hanno deciso di scrivere, rompendo il silenzio e chiarendo definitivamente la loro posizione. Non proprio un fulmine a ciel sereno, la dichiarazione dei due consiglieri comunali, ma sufficiente a ridare fiato all’amministrazione in carica, sia pure “azzoppata”, e ad allontanare sempre più una crisi fino a qualche settimana fa sembrava irreversibile agli occhi dello stesso sindaco.

Piergiovanni e Facchini, nella lettera, ne hanno anche per il Pd di Molfetta. «Le scelte illegittime, sotto il punto di vista procedurale, assunte dal Pd locale nei giorni scorsi, nei nostri confronti oltre a creare un pericoloso precedente, giacché strappano, sfregiano, sviliscono lo Statuto del partito – scrivono i due consiglieri – sono il risultato di un malessere che serpeggia da tempo nel Pd locale e di una gestione commissariale che non ha saputo gestire una situazione complicata abdicando alla volontà di chi non vive la realtà locale, conta su uno sparuto numero di consensi ma, con arroganza, scombina le carte giocando su tavoli diversi a seconda delle proprie esigenze puntando ad una nuova giovinezza. Noi, tra le figure più rappresentative del Pd a Molfetta, fautori di un brillante risultato alle ultime regionali, non ci stiamo allo stillicidio a cui qualcuno (in realtà un numero infimo di iscritti rispetto alla totalità) ha voluto esporci decidendo, in maniera unilaterale e in tempi da guinness, la nostra cancellazione».

«Alle ultime amministrative gli elettori hanno premiato e condiviso le scelte del Pd, rivelatesi vincenti, che aveva aderito ad un progetto politico ben preciso – ricordano Piergiovanni e Facchini -. E noi siamo coerenti e corretti nei confronti della città che, è bene che si sappia, se gli egoismi personali avessero preso il sopravvento sul bene pubblico, avrebbe perso, in un momento in cui si decidono le priorità del Pnrr, che andranno a ridisegnare il futuro del territorio, i suoi consiglieri metropolitani. E quindi, firmare la mozione di sfiducia a questo sindaco – sottolineano -, non avrebbe comportato solo lo scioglimento del consiglio comunale con l’arrivo di un commissario, un burocrate dedito all’ordinaria amministrazione con risultati che, nel recente passato hanno regalato alla città aumenti e costi inutili, ma anche l’isolamento all’interno dell’area metropolitana».

Altro che crisi, insomma. Per i due esponenti ormai ex Pd, bisogna andare avanti fino alla primavera prossima, scadenza naturale della consiliatura. E, a quanto pare, non sono gli unici. Continuano a circolare con insistenza voci di un possibile ripensamento dei “Popolari Molfetta”, che avevano annunciato l’uscita dalla maggioranza nel consiglio comunale del 18 ottobre scorso. E non si esclude neanche un possibile sostegno al sindaco da qualche esponente dell’opposizione di centrodestra. D’altronde, le 13 firme necessarie a far sciogliere il consiglio non sono state raggiunte, come pure le 10 per portare la mozione di sfiducia in discussione nel parlamentino cittadino. Al momento, i numeri sembrano pendere più a favore che contro il sindaco in carica. E di convocare il Consiglio – tocca proprio a Piergiovanni farlo – per ora non se ne parla.

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