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Nichi Vendola

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“Cosa resta della notte” Nichi Vendola, è solo sul palco del Teatro Piccinni ed è solo un uomo, e dal saluto al suo bambino Tobia, anche un genitore. Lo conosciamo come politico, e già in questa veste la gentilezza del carattere e la cultura emergevano nei suoi discorsi e nei suoi comportamenti.

Ora è solo un uomo con un testo che lo rappresenta da condividere con noi, effetti luce molto suggestivi e la regia di Walter Malosti, che rendono lo spettacolo gradevole a vedersi, coinvolgente ad ascoltarsi. Tutti parlano degli argomenti trattati, del substrato poetico, della realtà di vita, noi desideriamo parlare con lui e chiedergli ciò che emerge in questo spettacolo delle sue scelte di vita.

Perché lo fai?

«Lo faccio perché sento l’urgenza di una battaglia culturale e politica contro la disumanizzazione del mondo». 

 Cosa vuoi dare allo spettatore?

«Cerco di offrire un punto di vista autonomo e radicale sulle pene e sulle speranze del nostro tempo».

Soprattutto cosa dai a te?

«A me offro il gusto della sfida, dell’imparare cose nuove, del non rinunciare alla mia passione civile»

 Cosa ti aspetti da un teatro gremito. Affetto? Consenso? Curiosità Diniego?

«Mi aspetto ascolto. E ovviamente spero che si crei una bella connessione emotiva tra il palcoscenico e la platea. L’affetto della gente comune è la vera moneta che ti ripaga anche dalle ingiustizie subite. Mi sono cimentato con partite impossibili nella mia vita. Tante volte. E le ho vinte quasi tutte. Ma grazie a Dio non sono bulimico di consenso. Io non ho fatto mai i patti col diavolo pur di vincere! Sono curioso questo è vero. Il lavoro artistico mi incuriosisce da morire. “Diniego direi di no”.

Sei un uomo adulto, quale è la tua proiezione di vita?

  «Ho diversi mestieri, nessuno dei quali prevede il pensionamento. Sono lavori a vita. E allora io faccio il mestiere di padre e il mestiere di pensare/scrivere/ parlare: come vedi ho infinite proiezioni di vita per me».

 Cosa pensi veramente e sinceramente di te, degli altri?

«Io sono felice di non essere diventato un cinico e sono orgoglioso di essere stato al servizio della Puglia, anche se l’esperienza da governatore mi è costata qualche dolore di troppo. Io sono anche felice di aver avuto e di avere una vita piena, mille esperienze in giro per il mondo, infiniti legami culturali e d’amicizia, una famiglia splendida. Cosa penso degli altri? Penso bene, mi fido nonostante tante delusioni».

 Cosa pensi di realizzare?

«Mi piacerebbe scrivere un libretto d’opera».

 Questa ultima risposta è fantastica. Immaginabile? No, perché parlare con Nichi è come iniziare con una conferma di ciò che sai su di lui, per poi iniziare la scalata di ciò che riesci a fargli dire, e concludere in vetta alla sua conoscenza con una dichiarazione che ti apre il cuore. Abbiamo visto uno spettacolo “vero”.

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