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Cosimo Cannito

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A poche ore dalla discussione in Consiglio comunale della mozione di sfiducia al sindaco di Barletta, Cosimo Cannito, (che se votata porterebbe alla fine anticipata della consiliatura), la tensione è alta. Il primo cittadino, sfiduciato e dimissionario, ieri in un video postato sulle sue pagine social, dopo avere espresso il suo rammarico per la fine anticipata del mandato che comporterà il commissariamento della città, ha annunciato che in Consiglio farà un resoconto di quello che ha fatto e di quello che non ha potuto fare.

Ha accennato al suo triennio di governo cittadino e, da “barlettano vero”, come si è definito, ha invitato i “barlettani” a seguire l’intervento che farà in aula. Altri, però, hanno rincarato la dose, diffondendo sui social, nelle chat e anche in città, dei volantini con cui si invitano i cittadini a recarsi nell’aula del Consiglio comunale per guardare in faccia chi determinerà il commissariamento della città, con data, ora, luogo e l’incitamento finale: “E’ un tuo diritto assistere! È un tuo dovere verificare le scelte fatte da chi hai votato in Consiglio comunale! È vietato mancare!”.

Di tale iniziativa, che suona come una chiamata alle armi, è stata allertata la Prefettura, dalla Presidenza del Consiglio comunale, sia per ragioni di ordine pubblico sia per la necessità di garantire il rispetto delle norme anti Covid. E se questo è quanto si prevede per oggi, forse l’ultima e di sicuro la giornata più lunga dell’amministrazione Cannito, non è stato privo di conseguenze, e ancora ne riserverà, uno degli ultimi atti del sindaco Cannito: il recesso anticipato del contratto a tempo determinato della dirigente dei settori Cultura, Attività produttive e supporto agli organi di direzione politica Santa Scommegna.

L’atto è stato impugnato dalla dirigente che, già nel pomeriggio di ieri, ha inviato per pec la missiva del suo avvocato Salvatore Stasi a sindaco, segretario generale e dirigente del personale del comune di Barletta. Il legale chiarisce che «Non è possibile recedere da un contratto di lavoro a tempo determinato prima della scadenza del termine – non ravvedendo né giusta causa né giustificato motivo.

Per Stasi, dunque, il provvedimento è «Nullo e illegittimo», e preannuncia che in violazione di tali requisiti, «Il soggetto esercitante il recesso si esporrebbe al rischio di dover risarcire il danno all’altra parte». Viene chiesto l’annullamento del provvedimento e, in caso contrario, si annuncia ricorso nelle sedi giudiziarie competenti. Perché? Stasi definisce Cannito «Ottimo medico ma pessimo giurista – evidenziando l’erroneo riferimento giuridico che riporta nella sua comunicazione, l’articolo 2118 del codice civile, che si riferisce ai contratti di lavoro a tempo indeterminato.

«Sottigliezze – le definisce Stasi, rispetto alle altre eccezioni che solleva. Ricorda che un sindaco dimissionario, articolo 53 del Testo unico degli enti locali, «Ha possibilità di svolgere esclusivamente le attività di ordinaria amministrazione – evidenzia la carenza di motivazioni, se non «L’intenzione di procedere alla copertura del posto dirigenziale nel più breve tempo possibile – e poi fa riferimento al decreto sindacale di proroga dell’incarico, dicembre 2019, in cui è scritto che «Ha durata fino alla definizione della procedura selettiva per la copertura di n. 1 posto di dirigente amministrativo a tempo determinato ancora in itinere».

Tale procedura, infatti, è ferma al 7 febbraio 2020, alla individuazione di 15 potenziali candidati, ammessi con riserva alla selezione, tra cui anche la stessa Scommegna. «Non essendoci quindi alcuna definizione della procedura selettiva, il recesso è privo di giusta causa e/o giustificato motivo – dice Stasi.

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