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Le telecamere all’interno dell’auto di Lerario riprendono il momento in cui un imprenditore lascia una busta bianca con all’interno, secondo la Procura, 10mila euro destinati all’ex capo della Protezione civile

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«Zone d’ombra sulla gestione dell’attività contrattuale della Regione Puglia»: è questa la frase chiave riportata in una informativa della guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta che ha portato in carcere per corruzione l’ex capo della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, e ai domiciliari due imprenditori, Luca Leccese e Donato Mottola. Una frase che preoccupa e non poco la stessa Regione: l’indagine della Procura di Bari e delle fiamme gialle è solamente alle battute iniziale e il rischio è che le gare di appalto milionarie aggiudicate non regolarmente possano essere molte, troppe. Tutto è partito dagli accertamenti sull’ospedale Covid nella Fiera del Levante di Bari, verifiche che poi hanno fatto emergere «delle zone d’ombra sulla gestione dell’attività contrattuale della Regione Puglia» da parte dell’allora dirigente della Protezione civile pugliese Mario Lerario.

Zone grigie «idonee – sostiene la finanza – ad ingenerare il sospetto di presunte irregolarità, dietro le quali si celano condotte corruttive nell’approvvigionamento di lavori, servizi e forniture, stante la ricorrenza di affidamenti diretti, di frazionamenti impropri degli appalti e soprattutto di aggiudicazioni frequenti in favore di una rosa di operatori economici, in difformità ed elusione alla normativa di settore». «Taluni imprenditori – si legge negli atti – sembrano poter vantare delle rendite di posizione in relazione al numero di affidamenti, di cospicuo valore economico, ottenuti sfruttando la discrezionalità riconosciuta alla pubblica amministrazione nei casi di procedura negoziata».

Nell’espletamento delle procedure semplificate, infatti, le stazioni appaltanti devono garantire il rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti, che «non può essere aggirato – spiegano gli inquirenti – mediante ricorso ad arbitrari frazionamenti delle commesse, alternanza sequenziale di affidamenti diretti o di inviti agli stessi operatori». Nel caso della struttura Covid in Fiera e di altri appalti affidati dalla Regione Puglia, a firma di Lerario, nel periodo dell’emergenza, «sembra potersi riscontrare l’artificioso e improprio frazionamento degli appalti in più contratti – si legge ancora negli atti – attraverso la suddivisione dell’affidamento al medesimo operatore economico in più affidamenti, al fine di pervenire ad importi sotto soglia che permettano di adottare la procedura dell’affidamento diretto».

«Lerario sapeva di essere indagato»
Leggendo gli atti si ha la sensazione che la guardia di finanza abbia raccolto altri elementi a carico di Lerario, oltre ai due episodi di corruzione che gli vengono contestati. Anche perché l’ex capo della Protezione civile era da tempo intercettato e sembra che ormai sapesse anche lui delle cimici che erano state installate nel suo ufficio, tanto da far bonificare la stanza. Su questo la Procura ha in corso un’indagine per violazione del segreto d’ufficio per capire chi sia stata la talpa che ha rivelato al dirigente dell’attività in corso.

Il video della consegna della bustarella
C’è un video che immortala il passaggio di denaro dall’imprenditore Luca Ciro Giovanni Leccese a Lerario, a documentare con immagini quella che secondo la Procura di Bari è la consegna di una tangente è una microspia piazzata dagli investigatori nella macchina di Lerario. Proprio a seguito di quella intercettazione audio-video i finanzieri hanno seguito il dirigente e poi lo hanno arrestato in flagranza. Nel video si vede Lerario seduto in macchina al posto del guidatore, mentre l’imprenditore apre lo sportello dal lato passeggero, estrae dalla tasca interna del giubbotto una busta bianca (che poi si scoprirà contenere 10 mila euro in 200 banconote da 50 euro) e la mette nel vano porta oggetti tra i due sedili anteriori.

L’intercettazione
C’è anche un’intercettazione del 22 dicembre scorso che chiarirebbe il modus operandi: «Ho fatto tutto, ho dato la manzetta, ho dato la mazzetta, ho dato tutte cose», dice l’imprenditore Donato Mottola alla moglie, dopo aver consegnato a Lerario 20 mila euro. Nella conversazione l’imprenditore avverte la moglie di aver dato al dirigente «la manzetta», ovvero un pezzo di carne particolarmente pregiato, e «la mazzetta», cioè i 20mila. Secco il commento della donna: «Tutti felici e contenti, va bene. Buon Natale e chist so l’ove».

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