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Ad oggi in Puglia sono aperti 49 tavoli di crisi aziendale e 5.324 posti di lavoro sono a rischio. Senza contare altre decine di imprese che sono in difficoltà ma la cui posizione non è ancora finita all’attenzione del Comitato per il monitoraggio del sistema economico produttivo. Una situazione allarmante che emerge in uno studio sul Pnrr elaborato dalla Cisl regionale.

Un andamento che non è nemmeno in miglioramento rispetto al 2020, quando i Tavoli di crisi gestiti dalla Regione Puglia furono 54, appena cinque in più, mentre nel 2019 furono 52. E il 2021 non è ancora concluso. Insomma, l’andamento resta abbastanza stabile da tre anni, ma in negativo e non si intravedono spiragli. Secondo lo studio della Cisl, l’economia pugliese vale 76 miliardi di euro di Pil e circa 1 milione e 200 mila occupati. Nelle regioni del Mezzogiorno è seconda solo alla Campania.

«La crisi innescata dalla pandemia nel 2020 – si legge – ha determinato in Puglia una contrazione del Pil regionale del 10,8%, più pesante per l’incidenza negativa di alcuni settori come il turismo e la ristorazione, rispetto a quella registrata a livello nazionale (8,9%). Il dato negativo del Pil pugliese viene confermato in uno studio della Cassa Depositi e Prestiti: le imprese del commercio e dei servizi di alloggio e ristorazione sono state più pesantemente colpite dal lockdown e dalle misure di contenimento e rappresentano il 39,5% delle imprese pugliesi, a fronte del 31,9% a livello nazionale».

Sul fronte occupazione già prima della pandemia in Puglia si registravano tassi di disoccupazione elevati: 14,9%, contro il 10% del totale nazionale nel 2019, «con pesanti ricadute sui versanti giovanili e delle donne». Del resto la regione è prima in Italia (nel 2019) per differenza tra tasso di occupazione maschile e femminile ed è quarta per tasso di giovani Neet, ovvero persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione.

«E’ inoltre terza in Italia – scrive Cisl – nella non consolante classifica dei giovani che lasciano prematuramente i percorsi di istruzione e formazione professionale, sempre terza per percentuale di persone e famiglie che vivono sotto la soglia della povertà e per numero di persone in condizioni di grave deprivazione materiale. D’altra parte nel 2018 la regione era seconda nel Sud per percentuale di imprese di grandi dimensioni, con oltre 120 aziende sopra i 250 dipendenti e più di 40 gruppi industriali internazionali attivi nei settori dell’aerospazio, dell’automotive, della chimica e dell’Ict».

In Puglia l’agricoltura e l’agroalimentare hanno un peso notevole con oltre 242 mila unità produttive, tra le quali oltre 50 mila imprese agricole con primaria attività di mercato. La superficie agricola utilizzata, 1,3 milioni di ettari,
10,4% del dato nazionale, vede la Puglia tra le prime in Italia con Sicilia e Sardegna, dalle superfici più estese.

«L’agricoltura pugliese – evidenzia ancora lo studio Cisl – nel Paese, ha un notevole peso anche in termini macroeconomici, con più di 5 miliardi di valore della produzione e poco meno di 3 miliardi di valore aggiunto, collocandosi al quarto posto dopo Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto».

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