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I rilievi nella baraccopoli dopo la tragedia del 17 dicembre scorso

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Non è cambiato niente nella baraccopoli di Stornara dove, da un mese, mancano le voci di Christian e Birka. Baracche come quella in cui sono morti tra le fiamme i due fratelli il 17 dicembre si susseguono una vicina all’altra in quello che ancora una volta sarà un inverno drammatico e al freddo. Per i genitori di Christian e Birka, i fratellini di 4 e 2 anni di origini bulgare morti nel rogo della loro baracca nella baraccopoli di Stornara (Foggia) oggi sarà il giorno dell’addio.

Alle 15,30 nel cimitero della cittadina il Vescovo uscente di Cerignola, monsignor Luigi Renna e Padre Marian Micu, della diocesi ortodossa rumena d’Italia celebreranno le esequie con rito misto prima della sepoltura dei due bambini che avverrà proprio a Stornara, a spese del Comune.

A poche ore dalla morte dei piccoli, i genitori (il padre è un bracciante nella zona, ndr.) erano intenzionati a seppellirli nel loro paese d’origine. Per raccogliere i fondi necessari si era aperta una gara di solidarietà a cui aveva partecipato anche la Polizia di Foggia che aveva devoluto il ricavato del concerto di Natale, alla famiglia. La famiglia, poi, ha deciso di seppellirli a Stornara e potrebbe essere anche questa, insieme alle procedure di rilascio delle salme dopo l’autopsia, la ragione di tempi così lunghi per i funerali.

I bambini morirono tra le fiamme il 17 dicembre scorso in un incendio del quale non sono ancora chiare le cause che, però, non li aveva risparmiati; una tragedia scoperta dalla madre al ritorno dalla spesa.

La morte di Christian e Birka aveva alzato il velo ancora una volta sulle condizioni disumane dei ghetti in cui vivono i braccianti nel foggiano. Tra caporali, lavoro illegale, prostituzione e totale mancanza di strumenti basilari per la vivibilità, ogni giorno migliaia di persone prevalentemente impegnate nei campi della zona, tentano di sopravvivere senza servizi essenziali, trasformando sistemazioni di fortuna in abitazioni.

Una realtà che Dijana Pavlovic, portavoce del movimento Kethane Rom e Sinti per l’Italia, aveva descritto poche ore dopo la tragedia, parlando anche di «Un contesto di moderna schiavitù. I rom – aveva aggiunto – sono solo uno dei gruppi presenti sfruttati sui campi agricoli dal sistema del caporalato. Lì c’è un pezzo dell’economia del nostro Paese ma gli occhi restano chiusi di fronte a tanta disperazione – aveva concluso.

Il sindaco di Stornara, Rocco Calamita aveva commentato: «Simili eventi non dovrebbero verificarsi, anche perché troppo spesso a pagarne le conseguenze sono gli unici realmente non colpevoli. Spero che la politica nazionale affronti e risolva questo fenomeno tragico che ormai non ha più confini e interessa tanto la nostra comunità, quanto quella foggiana, pugliese, nazionale e internazionale».

Le indagini sono condotte dai carabinieri di Cerignola e coordinate dal sostituto procuratore Roberta Bray. A carico della madre di bambini c’è l’accusa di omicidio colposo per cui la donna è stata indagata. L’iscrizione nel registro degli indagati «E’ un atto dovuto – aveva spiegato il suo avvocato, Roberto De Rossi. La donna ha solo 21 anni e ha difficoltà a comprendere l’italiano.

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