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LECCE – Il clan Politi della Sacra Corona Unita attivo nel territorio di alcuni comuni della provincia di Lecce e nello stesso capoluogo si sarebbe riorganizzato dopo i colpi subiti dalle operazioni delle forze dell’ordine. Il reggente, agli arresti domiciliari, avrebbe collegato l’organizzazione ai vertici della cosca di ‘ndrangheta “Mammoliti-Fischiante”.

Sono alcune delle evidenze emerse dalle indagini dei carabinieri del Ros (Raggruppamenti operativi speciali) del capoluogo salentino che oggi, con il supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali di Lecce e Milano, del 6° Elinucleo di Bari, del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Puglia”, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Lecce su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia nei confronti di 16 persone ritenute legate al clan della Scu e indagate, a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, rapina e trasferimento fraudolento di valori, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita aggravati ex articolo 416 bis del codice penale.

L’operazione è stata denominata “Filo di Arianna”. Il clan avrebbe operato a Monteroni, Lecce, Arnesano, San Pietro in Lama, Novoli, Leverano, Porto Cesareo e Veglie. Dalle investigazioni è emersa appunto la riorganizzazione del clan mafioso conseguente all’operazione “Labirinto” del Ros del 2018, nel cui ambito era stato arrestato anche il presunto capo Saulle Politi, 51 anni. Un riassetto favorito, secondo gli inquirenti, a partire dal 2019, dalla detenzione domiciliare di Gabriele Tarantino, 44 anni, che ne avrebbe assunto la reggenza, curando l’affiliazione di nuovi aderenti e la definizione delle strategie criminali.

Inoltre sarebbero stati riorganizzati gli assetti interni e sarebbe stata costituita una cassa comune, dove confluivano i proventi illeciti che sarebbero stati utilizzati per il sostentamento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie, nonché per finanziare le attività imprenditoriali riconducibili al clan. Tarantino avrebbe coltivato rapporti con i capi di altri clan federati alla Sacra Corona Unita e con i vertici della cosca di ‘ndrangheta “Mammoliti-Fischiante”.

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