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La Basilicata si ribella al nucleare: «No alla discarica atomica». Contestazioni al convegno sul Deposito Unico. Mobilitazione di massa promossa da Cgil, Pd, M5S, Avs, Libera e ambientalisti, muro contro i 14 siti inseriti nella mappa Cnai.


POTENZA- Scontro totale sulle scorie: la Basilicata si ribella al nucleare. Una giornata ad altissima tensione infiamma il capoluogo lucano, trasformando la Sala Minerva del Grande Albergo nel fulcro di uno scontro totale sul futuro energetico e ambientale della Basilicata. Sabato 4 luglio, a partire dalle ore 9:00, la contemporaneità tra il convegno sul Deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi promosso dal movimento politico “ORA” e il massiccio presidio di protesta organizzato a pochi metri di distanza da sindacati, forze politiche d’opposizione e associazioni ambientaliste ridisegna la mappa del dissenso territoriale. Da una parte i sostenitori dell’infrastruttura centralizzata regolata dal Decreto Legislativo 31/2010, dall’altra un muro compatto composto da Cgil, Avs, Pd, Movimento 5 Stelle, Wwf, Arci, Libera e Comitato per la Pace Potenza, decisi a impedire che la regione venga sacrificata sull’altare dello stoccaggio atomico.

BASILICATA SI RIBELLA AL NUCLEARE: LE RAGIONI TECNICHE E GLI INVESTIMENTI STATALI

I promotori del vertice difendono la valenza tecnica della procedura gestita da Sogin, sotto la rigida supervisione di Ispra e Aiea. L’argomentazione fa leva sui numeri: l’Italia ha accumulato 34.000 metri cubi di scorie, equivalenti a quattordici piscine olimpioniche, generate da medicina nucleare, ospedali, industrie e centrali dismesse trent’anni fa.

«Non esistono ideologie o delibere comunali in grado di farli sparire. La legge e prima ancora la fisica impone che vengano collocati in un deposito sicuro e definitivo», replicano gli esponenti di “ORA”, evidenziando che l’Unione Europea impone la sistemazione definitiva nello Stato in cui i rifiuti sono stati generati. Per la Basilicata si tratterebbe di un investimento statale da 1,5 miliardi di euro per lo sviluppo territoriale, capace di creare oltre 4.000 posti di lavoro e garantire indennizzi economici annuali, grazie anche alla nascita di un annesso Parco Tecnologico.

LA MEMORIA DEL 2003 E I TIMORI DEL TERRITORIO

La promessa di compensazioni finanziarie non basta però a placare la piazza, dove la memoria storica dei lucani si attiva immediatamente. I manifestanti respingono al mittente le rassicurazioni ingegneristiche. «La verità è che, in Italia, quando si tratta di salute pubblica, rischi rilevanti e rischi nucleari, la memoria istituzionale dura troppo poco e la disinvoltura dura troppo a lungo», denunciano con durezza le sigle sindacali e i movimenti in presidio.

Il timore diffuso è che le 14 aree lucane dichiarate originariamente idonee nella Carta Nazionale (Cnai) – che includono territori sensibili tra Matera e Potenza, come Bernalda, Montalbano Jonico e Genzano di Lucania – possano subire un’accelerazione burocratica dall’alto. Il comitato organizzatore della protesta rievoca lo spettro del passato: «La Basilicata non ha dimenticato. E non può dimenticare cosa accadde a Scanzano nel novembre 2003, quando una comunità intera si alzò in piedi per dire no a una decisione calata dall’alto, assurda nel merito e arrogante nel metodo».

BASILICATA SI RIBELLA AL NUCLEARE: IL CASO ITREC E LA VOCE DI ROTONDELLA

A gettare benzina sul fuoco del dibattito ci sono le recenti vicende giudiziarie e operative legate al centro Itrec della Trisaia di Rotondella, l’impianto nucleare dismesso da decenni e ancora oggi al centro di una complessa operazione di decommissioning. Proprio pochi giorni fa, la Sogin ha avviato le delicate attività preliminari per lo stoccaggio “a secco” di 64 elementi di combustibile nucleare irraggiato del ciclo uranio-torio, provenienti dal vecchio reattore sperimentale americano Elk River, che verranno sigillati in appositi contenitori speciali denominati “cask”. Un’operazione presentata come un passo avanti per la sicurezza strisciante, ma vissuta dal territorio con estrema apprensione, soprattutto dopo i rinvii a giudizio dei responsabili della struttura emessi nei mesi scorsi dalla Procura di Matera per la gestione del sito.

In questo clima di aperta contrapposizione istituzionale si inserisce l’intervento durissimo di Gianluca Palazzo, sindaco di Rotondella, comune che ospita l’impianto Itrec. Il primo cittadino ha annunciato la sua partecipazione fisica al convegno di Potenza, non per mediare, ma per contestare apertamente la linea dei relatori. «Ribadirò per l’ennesima volta le ragioni tanto del no al deposito unico in Basilicata quanto del ritorno al nucleare», dichiara ufficialmente l’avvocato Palazzo, lanciando un appello accorato a tutti i colleghi amministratori lucani affinché disertino le lusinghe economiche e scendano in trincea a difesa dell’ambiente.

LA BATTAGLIA CONTRO LA MAPPA CNAI

«Fino a quando si continuerà a usare la Basilicata come area di passaggio per decisioni che altrove nessuno oserebbe imporre?», si chiedono i manifestanti, sollecitando i Consigli comunali a votare delibere urgenti contro l’atomo. La via d’uscita transitoria indicata dalla piazza resta una sola: l’energia democratica delle fonti rinnovabili, per sancire un nuovo patto di sviluppo tra i cittadini e le imprese lucane. La mappa della CNAI, pubblicata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, inserisce infatti ben quattordici aree della Basilicata tra i siti idonei. Sotto i riflettori ci sono i territori compresi tra Genzano di Lucania, nel Potentino, e i comuni del Materano come Bernalda, Montalbano Jonico e la stessa Rotondella. Un elenco che le comunità locali contestano, giudicando i criteri geologici inadeguati a proteggere il fragile ecosistema lucano.

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