Valter Lavitola
3 minuti per la letturaLe rivelazioni di Sergio De Gregorio sull’ex amico lucano «Povero Ranucci, Lavitola porta solo tanti guai. Per chi si avvicina a Valter questi sono i risultati».
“Lavitola è un uomo molto affascinante, con tanti soldi. Ma porta guai anche con il respiro. Per questo io dal 2019 non ho mai più voluto incontrarlo. Precisamente da quando mi convinse ad accettare il suo invito nel ristorante ‘Cefalù’, a Monteverde”. A parlare all’Adnkronos è Sergio De Gregorio, ex senatore Italia dei Valori e Pdl, coinvolto insieme al lucano Lavitola, originario di Noepoli, in alcune vicende processuali ai tempi dei governi Berlusconi, che dopo quell’incontro del 2019 raccontato nei giorni scorsi da ‘Il Giornale’ scrisse una lettera al suo avvocato, Carlo Fabbozzo, e presentò un esposto in procura a Roma.
“In un’ora mi ha raccontato delle sue peripezie, della latitanza, del carcere – scrive De Gregorio nella lettera visionata dall’Adnkronos – Mi ha riferito anche dell’accoglienza ricevuta ad Arcore da Silvio Berlusconi nei giorni successivi alla sua scarcerazione”. Più avanti De Gregorio spiega che disse anche “di voler attaccare” Berlusconi “al cuore delle sue fortune”. “Gli faccio togliere le concessioni televisive” esordì Lavitola, spiega ancora De Gregorio al suo avvocato.
DALL’INCONTRO DEL 2019 CON LAVITOLA, LE RIVELAZIONI SU BERLUSCONI ED L’AVANTI FINO ALL’AMICIZIA CON RANUCCI
Secondo il racconto di De Gregorio, Valter Lavitola avrebbe mobilitato un pool di legali nell’intento di notificare a Silvio Berlusconi un atto di conciliazione ai sensi di legge perché rispondesse dei debiti del quotidiano ‘L’Avanti’, di cui, sempre secondo Lavitola, Berlusconi sarebbe stato l’editore di fatto. Particolare che aveva raccontato nei giorni precedenti al nostro incontro in una breve intervista alla trasmissione ‘Report’, rivelando che era proprio Berlusconi a finanziare e determinare la linea editoriale del giornale, si legge nell’esposto.
“Lavitola mi racconta questa vicenda perché mi chiede di testimoniare a favore della sua tesi”, convinto a volersi “vendicare per il mancato sostegno economico”. “Su consiglio del mio avvocato, a fine agosto 2019 ho depositato in Procura a Roma un esposto su tutta la vicenda. Prendendo così le distanze dal progetto di Lavitola. Tanto è vero – continua De Gregorio – che nel 2021, quando finì la custodia della mia carcerazione, volli mandare le carte a Report, evidentemente archiviate”.
L’ESPOSTO IN PROCURA E LE ACCUSE SUL RUOLO DI REPORT
E sul motivo per cui il suo esposto non fu trattato dalla trasmissione di Rai3, De Gregorio ipotizza: “Se Ranucci era così legato a Lavitola, è evidente che non aveva interesse a rendersi conto della realtà dei fatti. Capisco che sia difficile immaginare che uno che chiede 50 milioni a Berlusconi per un progetto folle sia visionario, ma Lavitola questo è… Povero Ranucci, dico io. Per chi si avvicina a Lavitola questi sono i risultati, per me e per altri. Non potevo lasciarmi trascinare in una follia da Lavitola che non si sa mai come si muove e cosa combina nella vita…Immediatamente ho presentato l’esposto. Peccato sia finito in un silenzio di tomba”.
LE INDAGINI SULL’ATTENTATO A RANUCCI, LA CONFERMA DELLE MISURE CAUTELARE E LE INDAGINI SUL LUCANO LAVITOLA
Intanto l’attività investigativa prosegue attraverso l’analisi degli elementi raccolti, delle testimonianze e delle intercettazioni già acquisite agli atti, con l’obiettivo di ricostruire nel dettaglio la catena decisionale e le eventuali responsabilità individuali. Al momento, gli accertamenti sono ancora in corso e la magistratura non ha formulato conclusioni definitive. Gli inquirenti stanno valutando ogni sviluppo utile per chiarire se il presunto attentato sia stato effettivamente pianificato, quali siano stati i ruoli dei soggetti coinvolti e se vi siano ulteriori livelli organizzativi ancora da identificare.
Nei giorni scorsi il tribunale del Riesame di Roma ha confermato le 4 misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso per i quattro accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato al conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre del 2025. Pertanto i quattro componenti della banda restano in carcere. I loro avvocati avevano chiesto l’annullamento della custodia cautelare e la revisione dell’ipotesi accusatoria di associazione per delinquere con metodo mafioso.
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