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REGGIO CALABRIA – Con le audizioni sulle problematiche del porto di Gioia Tauro ed in particolare sul rigassificatore, hanno preso il via, nella tarda mattinata, i lavori della seconda Commissione «Bilancio, programmazione economica e attività produttive, affari con l’Unione europea e relazioni con l’estero». In apertura di seduta, il presidente Candeloro Imbalzano ha sottolineato l’importanza dell’incontro odierno «che vuole essere il primo di una serie di riunioni dedicate alla delicata questione relativa alla zona della Piana, rispetto alla quale questa Commissione non può rimanere estranea, avendo anzi il dovere di ascoltare, valutare ed esprimere opinioni da proporre al Consiglio regionale. Con i contributi che emergeranno dal confronto odierno, contiamo di acquisire ogni elemento di valutazione necessario, verificandone obiettivi e funzionalità del progetto, nella consapevolezza che la Piana di Gioia Tauro rappresenti uno dei punti di forza della nostra regione e che senza sviluppo della logistica e delle attività connesse, il solo transhipment non riuscirà a garantire un futuro più certo». «Per questo motivo – ha proseguito Imbalzano – la Commissione ha accolto la proposta del collega Adamo di assumere un’iniziativa sulla complessa vicenda del rigassificatore, che si trascina da anni e, rispetto alla quale, rischiamo di giocare una partita di retroguardia, viste le decisioni già adottate dal Governo con Decreto Interministeriale del 14.02.2012, e con il ‘Decreto Sviluppò, che di fatto hanno superato i due pareri contrari, nel tempo, del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e delle Amministrazioni Locali». Infine il presidente Imbalzano ha ribadito la piena solidarietà della Commissione alla vicepresidente della Giunta Stasi, al presidente della camera di Commercio Dattola, al presidente della Provincia Raffa, al presidente dell’Autorità portuale Grimaldi «che svolgono il loro lavoro con grande senso di responsabilità e nel rispetto dei principi di legalità e democrazia».

LA PROTESTA. Nel frattempo, il M5S ha inoltrato un’interrogazione parlamentare contro il rigassificatore di Gioia Tauro. Il testo è stato presentato da 37 deputati de Movimento Cinque Stelle ai ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente su iniziativa della deputata calabrese Dalila Nesci. «L’atto – si legge in una nota – mira alla sospensione della procedura amministrativa, in attesa del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. I Cinque Stelle lo pretendono a tutti i costi, stavolta per le vie parlamentari. I deputati Cinque Stelle avevano partecipato nelle scorse settimane a un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, sottolineando l’esigenza di sicurezza e salubrità dei territori. In quella sede – si evidenzia – avevano insistito sul fatto che «il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici deve avere, in quanto organo terzo, l’ultima parola», nonostante che il parere in questione sia stato reso eventuale con il Decreto Sviluppo 2012». Secondo i Cinque Stelle, che stanno lavorando uniti con i comitati della Piana di Gioia Tauro e con le associazioni, il progetto del rigassificatore non fornisce garanzie di sicurezza. Grazie all’approfondimento dei comitati civici – precisano i Cinque Stelle – sono emersi una serie di punti molto critici, a partire dalla mancanza della Valutazione ambientale strategica e di una polizza fideiussoria che garantisca l’impegno della società Lng. Per quanto abbiamo ricostruito, si tratta di un’opera inutile – spiegano i deputati Cinque Stelle – che procurerebbe danni all’ecosistema e non darebbe quell’occupazione e quello sbocco industriale promessi sulle carte». La deputata Nesci sottolinea, poi, che «la richiesta di referendum presentata dal Comitato di San Ferdinando fu rigettata sulla base di un presupposto sbagliato, sicchè la popolazione non fu effettivamente sentita». Nell’interrogazione, oltre alla sospensione della procedura amministrativa fino al pronunciamento del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, i deputati Cinque Stelle chiedono ai ministri dello Sviluppo e dell’Ambiente se non ritengano «necessaria una consultazione delle popolazioni interessate, finora esclusa per il Comune di San Ferdinando». Ancora, i Cinque Stelle domandano ai ministri di rispondere sulla mancanza di «garanzie fideiussorie previste dall’art. 18 punto 6 della Legge 84/94». Chiedono, poi, di riferire sull’assenza, all’atto della concessione demaniale, «di certificazione antimafia», questo proprio «in un territorio a forte condizionamento come la Calabria». Nesci, promotrice dell’interrogazione, afferma: «Continuamo con gli interventi parlamentari, al di là delle sigle politiche, e lavoriamo per mantenere l’unità, necessaria, del fronte del no»

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