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Nuova perizia sulla morte di dj Godzi avvenuta a Ibiza: i legali denunciano il reato di tortura da parte della Guardia Civil. Nessuna prova certa sull’uso di droga.


NAPOLI –La famiglia di Michele Noschese, il celebre dj Godzi deceduto a Ibiza il 12 luglio 2025, ha depositato una nuova perizia medico-legale presso la Procura di Roma che riscriverebbe le cause del decesso, puntando il dito contro l’operato della Guardia Civil spagnola. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino, il penalista napoletano Vanni Cerino che fa parte del pool legale insieme ai legali Angelo Sammarco e D’Urso, ha incontrato venerdì scorso il procuratore aggiunto Giovanni Conso e il sostituto Daria Monsumò. Durante il colloquio, la difesa ha formalizzato un’ipotesi pesantissima: reato di tortura. «È un reato introdotto dopo il caso Cucchi», ha dichiarato l’avvocato Cerino. «Se lo abbiamo fatto è perché abbiamo la certezza che il ragazzo abbia subito delle violenze. A Michele è stata tolta la dignità per le condizioni in cui fu bloccato». La relazione sottolinea come l’intervento degli agenti spagnoli nell’abitazione del dj sia andato ben oltre le manovre di contenimento, trasformandosi in un’aggressione brutale ai danni di un uomo già immobilizzato.

IL GIALLO DELLA DROGA E I SEGNI SUL CORPO

Mentre le autorità spagnole hanno fin da subito archiviato il caso legando il decesso all’assunzione di sostanze stupefacenti, la difesa italiana contesta duramente questa versione. Al momento, infatti, non è pervenuto alcun esito di laboratorio che indichi quali sostanze siano state assunte e, soprattutto, in quali quantità. Questa seconda perizia medico-legale si aggiunge a una precedente relazione che già evidenziava traumi incompatibili con una morte naturale o per overdose. I legali sostengono che le violenze abbiano giocato un ruolo determinante nel causare l’arresto cardiocircolatorio di Noschese.

PER IL REATO DI TORTURA C’È UN TESTIMONE CHIAVE: IL RACCONTO DI RAFFAELE  IN CASA CON DJ GODZI

La Procura di Roma ha deciso di ascoltare ufficialmente Raffaele, l’amico che si trovava in casa con Michele al momento dell’irruzione della Guardia Civil. Il giovane ha riferito fin dai primi istanti di aver assistito a una scena raccapricciante. Michele sarebbe stato colpito con calci e pugni dagli agenti dopo essere stato ridotto all’impotenza e legato. La testimonianza di Raffaele, unita alle evidenze scientifiche depositate dai consulenti della famiglia, rappresenta ora il pilastro dell’inchiesta italiana, volta a fare luce su quello che rischia di diventare un nuovo, doloroso caso internazionale di violenza istituzionale.

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