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Un tratto della 106 Jonica

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Resta alto il rischio sulla 106 Jonica dove, il commissariato di Pisticci, ha fermato un furgone con a bordo 9 braccianti agricoli guidato da uno di essi senza patente. Inevitabilmente l’accaduto rimanda alla tragedia dello scorso anno a Scanzano


La piaga è fra noi, anzi viaggia accanto a noi. Lo dimostra l’operazione del Commissariato di Pisticci che sulla statale 106 al km. 44 nei pressi di Marconia, in direzione Taranto ha fermato un furgone guidato da un uomo senza patente, subito dopo denunciato denunciato. A bordo c’erano otto cittadini pachistani e un afgano e il pensiero non può che andare alla tragedia del 4 ottobre dello scorso anno nella quale, a Scanzano, persero la vita Kumar Manoj, 34 anni, Singh Surjit, 33, Singh Harwinder, 31, e Singh Jaskaran, 20, braccianti agricoli che viaggiavano stipati su un furgone che ne trasportava altri sei, rimasti feriti.

UN MECCANISMO ANCOR ANON SCONFITTO

La tragedia scosse le coscienze nelle settimane successive, poi come sempre accade, il mercato si è mosso ancora su canali illegali come dimostrano anche operazioni e controlli successivi.
Una delle tante tragedie sulle rotte dei braccianti, lo scorso mercoledì (15 aprile 2026) evitata per puro caso, non attutisce il peso di un fenomeno che non si riesce o non si vuole ancora a sconfiggere. Il meccanismo d’altronde è fin troppo noto, così come lo sono i destinatari dei braccianti che ogni giorno affollano le strade di almeno tre regioni. Facile anche in questo caso immaginare che i nove stranieri stessero viaggiando di ritorno dal luogo di lavoro, presumibilmente nelle campagne lucane o pugliesi e che quello fosse l’itinerario quotidiano che compivano, in questo caso incappato nelle maglie degli agenti.

Il mezzo è stato sequestrato ma il deterrente non è sufficiente e oggi si tornerà a viaggiare su quella stessa strada per fornire “schiavi” ad altri agricoltori, per raccolte di stagione. L’attenzione è alta, come conferma la Flai-Cgil.

LE PAROLE DI SIMONE RANDO’, SEGRETARIO GENERALE FLAI-CGIL

Qualche giorno fa Simone Randò, segretario generale della sigla di Matera, parlando di caporalato aveva commentato: «Recentemente abbiamo tenuto un incontro in Prefettura con forze dell’ordine e rappresentanze sindacali e datoriali. È emerso – aveva aggiunto – che il sistema è monitorato ma dovremmo avere la capacità di uscire anche solo dalla questione dell’ordine pubblico, accompagnando i lavoratori con le strutture pubbliche ci sono. Abbiamo costituito la Rete del lavoro agricolo di qualità in provincia di Matera – sottolineava Randò che aggiungeva – La Bossi-Fini sta dimostrando ancora una volta la sua inefficacia e i problemi di un sistema per regolare i flussi di ingresso».

E sul fenomeno, più gemerale, Matteo Bellegoni, capo dipartimento delle Politiche migratorie e legalità di Flai Cgil a Policoro per la nascita del Coordinamento migranti aveva detto: «Dobbiamo lavorare sulla capacità di risposta nei loro confronti. Si tratta di persone fragili, spesso marginalizzate, che hanno bisogno di molta attenzione, a cominciare dalla barriera linguistica, con la mediazione culturale che è un nodo centrale, ma anche di abitazioni, trasporto e dell’incrocio della domanda fra offerta e lavoro».
L’estate intanto si avvicina e le strade si affollano sempre più di furgoni e mezzi di fortuna, mentre le tasche di caporali e agricoltori disonesti si allargano.

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