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Il famoso selfie di Russell Crowe a Tropea nel 2023

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Esplode la sezione commenti del nostro canale instagram sotto il video virale di Russell Crowe che parla in italiano al rieletto sindaco, Giovanni Macrì, chiedendogli di invitare la sua band a Tropea per un concerto gratuito in piazza. La storia di una Calabria felix e una improbabile ma reale amicizia


“Al mio segnale scatenate la cipolla di Tropea”

Ci sono notizie che arrivano e ti fanno venire voglia di piantare tutto, il lavoro, la riunione, la lista della spesa, il mood esistenziale del lunedì, e prenotare un volo, vabbè un treno, ok, vada per la macchina, per la Calabria, direzione Tropea. Questa è una di quelle.
Venerdì 29 maggio 2026, Piazza Ercole, Tropea. Giovanni “Nino” Macrì è appena rieletto sindaco per la seconda volta. C’è il comizio di ringraziamento, ci sono i cittadini, c’è quella soddisfazione densa di chi sa di avere ancora qualcosa da costruire. E poi, sul maxischermo appare un uomo con la faccia che conosci anche se non sai di conoscerla: mascella di granito, sguardo che ha fatto tremare la platea del Colosseo cinematografico, e un italiano pieno di intenzioni. Russell Crowe, premio Oscar, Massimo Decimo Meridio, quello che scatena l’inferno con un solo cenno, manda un videomessaggio al rieletto sindaco di Tropea e dice: «Ciao Giovanni. Congratulazioni per la tua vittoria elettorale. La mia prima visita a Tropea fu nel 1992. Fammi portare la mia band, gli Indoor Garden Party, a Tropea per un concerto in piazza, senza biglietto, per tutti. Adesso è arrivato il momento di suonare a Tropea. Chiamami».

RUSSEL CROWE E QUEL “CALL ME, GIOVANNI”

Chiamami. Call me, Giovanni. Due parole, un imperativo. In un video. Virale. Una proposta di amicizia che vale da sola una campagna di destination marketing da milioni di euro, e invece è arrivata gratis, spontanea, vera. Come fossimo nel metaverso e invece siamo nella vita vera, quella di tutti i giorni.
Era il 1992 quando Crowe mise piede per la prima volta a Tropea. Non era ancora il Gladiatore, non era ancora nessuno. Come raccontò lui stesso al Venerdì di Repubblica, era arrivato in Calabria per un film: la protagonista era Jennifer Beals, il titolo aveva la parola “sangue” da qualche parte, la produzione andò a gambe all’aria dopo pochi giorni. Tropea però rimase impressa tra i suoi ricordi.
Nel giugno del 2023, esattamente 31 anni dopo, Crowe torna.

RUSSEL CROWE E L’AMORE PER TROPEA

Si ferma davanti all’Affaccio, fa un selfie con il Santuario di Santa Maria dell’Isola al tramonto, e quello che doveva essere un pomeriggio di passaggio diventa una cena con il sindaco Macrì e parte della sua giunta. Il selfie fece il giro del web in poche ore: primo piano, il mare, l’Isola, lo Stromboli sullo sfondo. C’è qualcosa di strano nell’idea di un uomo famoso in tutto il mondo che torna, dopo tre decenni, in un posto che lo aveva accolto quando non era nessuno. Che dice, semplicemente: mi ha fatto re-innamorare.
La band di Crowe, gli Indoor Garden Party, ha già suonato al Colosseo, a Pompei, a Piazza del Campo a Siena, e poi ancora a Varese, Piacenza, Udine, Ladispoli, La Spezia, Taranto, Noto. Tappe che sembrano un’ode all’Italia che non finisce sui magazine di lusso ma che esiste, respira, ha storia. E adesso c’è Tropea. Calabresi, è la nostra ora. Macrì, è la tua.

LA SEZIONE COMMENTI, QUELLO CHE NON TI ASPETTI

Ci sono momenti in cui la sezione commenti di Instagram smette di essere la fogna di internet e diventa, per qualche ora, qualcosa di quasi commovente. Non succede spesso. Quando il Quotidiano del Sud ha pubblicato il reel con il messaggio di Crowe, è successo. Trentottomila like. E crescono ancora.
Il dato di partenza è già abbastanza sorprendente: il video di un attore neozelandese di sessantun anni che parla in italiano a un sindaco di un borgo calabrese di quattromila abitanti ha fatto più engagement di certi lanci di moda, di certe interviste a personaggi assai più giovani e assai più seguiti. Nessuno se lo aspettava. Questo vale già come notizia.
Scorrendo i commenti, la prima cosa che colpisce non è l’italiano di Crowe, di quello parliamo dopo, ma quello dei commenti stessi. In quella sezione convivono, in una pace che altrove è rara, il calabrese con il cuore in mano, il milanese pragmatico, il siculo emigrato in Germania, l’australiano di origini reggine che scrive in inglese ma mette la bandierina italiana.

L’ITALIANO DI CROWE, “MEGLIO DI CASSANO E RINGHIO”

C’è qualcuno dall’Europa dell’Est che chiede in russo perché parli in italiano. Qualcuno dal Sud America che esplode in punti esclamativi spagnoli. C’è, immancabile, qualcuno che scrive “ispanico” in loop quindici volte consecutive con un cuore e una birra, e non è chiaro se sia una provocazione, un bug umano o gioia pura. Tutti e tre sono possibili. Tutti e tre, in fondo, vanno bene.
L’italiano di Crowe è il tema che torna ogni tre post. Qualcuno giura parli meglio di Cassano, di Ringhio (Rino Gattuso nda) del nuovo sindaco di Reggio Calabria (…). Un utente americano scrive «I’m gonna need Russell Crowe to teach me Italian», e lo scrivono in due, in thread separati, senza essersi messi d’accordo. Qualcun altro chiede, con una serietà che fa quasi tenerezza: «mi confermate che non è AI? Parla troppo bene». Non è AI. È un uomo che ha imparato una lingua perché gli è piaciuta. Si vede. C’è poi qualcuno che chiede a un certo @lucaward_real se stia doppiando lui. Il dubbio, capite, è legittimo, siamo talmente abituati alla voce posticcia che quando ne sentiamo una vera non ci crediamo.

RUSSELL CROWE, TROPEA, LE CITAZIONI, AL MIO VIA, CREATE L’INFERNO NEI COMMENTI

Le citazioni dal film erano inevitabili. «Al mio segnale scatenate l’inferno» nelle sue varianti locali: «al mio segnale scatenate un concerto», «al mio segnale aprite le piazze», «al suo segnale scateniamo l’inferno… Tropea arriviamo». E poi la perla: 1al mio segnale scatenate la cipolla di Tropea». Tre parole. Nessun commento aggiuntivo necessario. C’è anche chi ha rilanciato con “Massimo decimo meridionale”, che in questo momento suona come una dichiarazione di appartenenza.

OLTRE I CONFINI DELLA SEMPLICE GEOGRAFIA

La geografia dei commenti dice qualcosa che i dati turistici non riescono a dire. Ogni capoluogo d’Italia ha qualcuno che chiede: “anche qui?” Milano. Bologna. Ferrara. Varese. Come se bastasse un “chiamami” di Russell Crowe per rimettere in moto la speranza che anche il proprio angolo di paese meriti uno sguardo. La nota redazionale accanto al commento su Bologna, “i like sono oltre il Sud”, è la sintesi più onesta: questo video ha bucato la linea immaginaria che divide l’Italia da se stessa.
Gli australiani di origini reggine scrivono che vogliono venire anche loro. «We want to come too! Ausitalians from Melbourne». Un siciliano in Germania manda un saluto con il cuore rosso. Qualcuno vuole la suoneria con la voce di Crowe che dice buongiorno. Qualcun altro propone la cittadinanza onoraria, «con tanto di gladio», il che fa capire che la persona ci ha pensato davvero.
E poi c’è il commento che vale più degli altri. Il messaggio diretto al profilo Instagram del sindaco: «@sindaco_tropea che cazzo stai aspettando?!?!?». Tre punti interrogativi, tre punti esclamativi. Il popolo ha deciso. Nino Macrì, il telefono è tuo. Chiamalo.

COSA È SUCCESSO NELLA SEZIONE COMMENTI?

Cos’è successo in quella sezione commenti? La gente ha smesso di litigare. Ha smesso di fare politica, di dividersi per partiti e per regioni e per campanili. Ha guardato un uomo di sessant’anni con la faccia di uno che di cose ne ha viste, lo ha sentito dire “chiamami” in italiano impeccabile, e ha risposto come si risponde a qualcosa che non ci si aspettava: con generosità. Senza pensarci troppo.

RUSSEL CROWE, TROPEA, LA CALABRIA TI ASPETTA

Qualcuno ha scritto «Grande Russell, l’Italia ti vuole bene». Sembrava che lo dicesse davvero tutta l’Italia, quella dei selfie al tramonto e quella degli emigrati in Germania, quella dei cinefili che citano a memoria e quella che ancora non capisce perché parla in italiano.
L’Italia ti vuole bene, Russell. E Tropea ti aspetta.

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