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(Adnkronos) – Il ministro Tajani ieri a Madrid ha ricordato a una riunione del Ppe la figura di Aldo Moro, assassinato dalle Brigate rosse. Il ministro, fa sapere la Farnesina in una nota, ha ricordato anche che il governo del Nicaragua continua a garantire la presenza nel Paese e a proteggere il terrorista Alessio Casimirri, uno degli assassini di Aldo Moro, condannato in via definitiva a sei ergastoli, rifiutando di accogliere le richieste di estradizione da parte della giustizia italiana. “L’Italia – si legge nella nota – continua a improntare la propria azione estera al rispetto del diritto internazionale, del dialogo e della tutela dei valori democratici, e resta aperta al confronto con tutti i Paesi, nel rispetto e nella difesa dei principi di giustizia, libertà e legalità. Il Governo italiano non dimentica le vittime del terrorismo, e continua a chiedere che chi si è reso responsabile di gravissimi delitti nei confronti dello Stato e di cittadini italiani risponda delle proprie responsabilità. Ciò vale anche per Casimirri, pericoloso brigatista a cui il Nicaragua continua a dare asilo”.
Il ministro Tajani ha inoltre sottolineato che “l’Italia continuerà a chiedere che Casimirri risponda davanti alla giustizia italiana per i reati di cui è stato riconosciuto colpevole, come è già stato chiesto con una risoluzione del Parlamento europeo. L’Italia, nel rispetto della memoria delle vittime del terrorismo e dei principi di giustizia, continuerà a difendere con determinazione questa sua richiesta”. In risposta al nuovo intervento del ministro Tajani per l’estradizione di Casimirri, il Governo del Nicaragua ha notificato al Governo italiano l’intenzione di interrompere le relazioni diplomatiche con l’Italia.
Il nome di Alessio Casimirri, ex militante delle Brigate Rosse condannato in Italia e da oltre quarant’anni residente in Nicaragua, è tornato al centro dell’attenzione dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che il 15 luglio, intervenendo al Forum Libertas di Madrid, ha attaccato il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo anche per la protezione assicurata all’ex brigatista. Tajani ha affermato che l’Italia non ha “nulla in comune” con governi estremisti come quello nicaraguense, “un Paese che ancora oggi ospita pericolosi terroristi delle Brigate Rosse, come Alessio Casimirri, condannato all’ergastolo in Italia”. Una vicenda che riporta l’attenzione su uno degli ultimi conti ancora aperti con la stagione del terrorismo rosso italiano.
Nato a Roma il 2 agosto 1951, Casimirri, nome di battaglia “Camillo”, è l’unico componente individuato del commando brigatista coinvolto nell’operazione di via Fani a non essere mai stato arrestato e consegnato alla giustizia italiana. Figlio di Maria Ermanzia Labella, cittadina vaticana, e di Luciano Casimirri, già capo dell’ufficio stampa de “L’Osservatore Romano” e responsabile della sala stampa vaticana, dopo una militanza in Potere Operaio e in altri ambienti dell’estrema sinistra romana entrò nelle Brigate Rosse tra il 1976 e il 1977, inserendosi nella colonna romana.
Il 16 marzo 1978 prese parte all’agguato di via Fani nel quale venne sequestrato il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro e furono uccisi i cinque uomini della sua scorta, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, Casimirri operò insieme ad Alvaro Lojacono nella parte alta di via Fani, con compiti di copertura e controllo dell’area dell’agguato. La sua partecipazione all’operazione emerse anche dalle dichiarazioni dei brigatisti dissociati Valerio Morucci e Adriana Faranda, che indicarono inizialmente con le sole iniziali “A.C.” e “A.L.” due partecipanti all’azione fino ad allora non identificati pubblicamente.
Casimirri fu coinvolto anche in altre azioni delle Brigate Rosse. Il 10 ottobre 1978 partecipò al gruppo che assassinò a Roma Girolamo Tartaglione, direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia, e secondo alcune ricostruzioni fu proprio lui a sparare al magistrato. Il 21 dicembre dello stesso anno prese inoltre parte all’attacco contro la scorta dell’esponente democristiano Giovanni Galloni, nel quale rimasero feriti due agenti di polizia, svolgendo il ruolo di conducente dell’automobile utilizzata dal commando. Per la sua attività nelle Brigate Rosse è stato condannato in via definitiva a sei ergastoli, pene che non ha mai scontato.
Casimirri, che era stato sposato con un’altra militante delle Br, Rita Algranati, lasciò l’organizzazione intorno al 1980 e successivamente fuggì dall’Italia. L’itinerario seguito durante la latitanza non è mai stato ricostruito con assoluta certezza, ma nei primi anni Ottanta raggiunse il Nicaragua, stabilendosi nel Paese durante la fase della rivoluzione sandinista. Qui riuscì progressivamente a costruirsi una nuova vita, dedicandosi anche alla ristorazione e alla pesca subacquea e diventando per anni una figura pubblicamente rintracciabile a Managua, nonostante le condanne definitive pronunciate in Italia. Il suo nome è stato associato in particolare ai ristoranti “Magica Roma” e “La Cueva del Buzo”.
Il principale ostacolo alla sua consegna all’Italia è rappresentato dalla cittadinanza nicaraguense. Il 23 ottobre 1993 il ministero della Giustizia italiano presentò alle autorità di Managua una richiesta di arresto provvisorio a fini estradizionali, ma l’iniziativa non ebbe seguito perché Casimirri risultava già cittadino nicaraguense e la Costituzione del Paese vietava l’estradizione dei propri cittadini; tra Italia e Nicaragua, inoltre, non esisteva un trattato bilaterale di estradizione. Tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994 il ministero dell’Interno nicaraguense revocò la cittadinanza all’ex brigatista, che presentò tuttavia ricorso ottenendo dalla Corte Suprema la sospensione del provvedimento.
Dopo anni di solleciti da parte italiana, il 14 luglio 1999 la Corte Suprema di giustizia del Nicaragua confermò definitivamente la cittadinanza di Casimirri, bloccando di fatto, nel quadro giuridico allora vigente, la strada all’estradizione. Il suo caso è diventato negli anni anche un dossier politico nei rapporti tra Italia, Unione europea e Nicaragua. Il Parlamento europeo ha ripetutamente chiesto la sua immediata estradizione, ricordando il suo coinvolgimento nei fatti legati al sequestro Moro e alle altre azioni terroristiche per le quali è stato condannato e sostenendo che Casimirri continui a vivere a Managua sotto la protezione del governo nicaraguense. A oltre quarant’anni dalla fuga dall’Italia, l’ex brigatista resta dunque libero in Nicaragua: non ha mai trascorso un giorno nelle carceri italiane per le condanne definitive ricevute e la sua mancata consegna continua a rappresentare per Roma una questione giudiziaria e politica aperta, tornata ora in primo piano dopo le parole pronunciate da Tajani a Madrid.
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