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L'ingresso del Pronto soccorso di Cosenza

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COSENZA – Nei Pronto soccorso della regione servirebbero almeno 250 nuovi medici. Camici bianchi che non ci sono e che, per colpe mastodontiche della struttura commissariale, non sarà facile vedere neanche nei prossimi mesi. Ma è l’intero sistema di emergenza-urgenza a sfaldarsi a fronte di una sempre più impressionante carenza di personale, il Quotidiano in questi mesi lo ha raccontato più volte. Il problema delle ambulanze demedicalizzate, il caos generato dalla chiusura del pronto soccorso di Gioia Tauro per mancanza di medici e la corsa a nuove professionalità per superare lo stato di crisi del pronto soccorso dell’Annunziata di Cosenza sono tre degli esempi di un sistema che continua a perdere pezzi senza che vengano presi provvedimenti.

Tra poco più di un mese il commissario Guido Longo sorpasserà l’anno di gestione commissariale senza un programma operativo validato. Sono mesi che il documento di programmazione 2022-2023 fa avanti e indietro tra ministeri e struttura commissariale, il risultato è che ancora oggi le assunzioni restano bloccate. Tutte cose già messe nero su bianco negli ultimi verbali del tavolo di verifica. Gli stessi che hanno chiesto di “fornire, tempestivamente, ulteriori aggiornamenti riguardo allo stato di avanzamento delle assunzioni di personale”.

Nel frattempo il Calabria prosegue lo svuotamento dei presidi fondamentali. Non ci sono sono i 250 medici mancanti nei Pronto soccorso, c’è da fare i conti anche con il contingente Covid di circa 1800 persone che a fine anno, con la scadenza dello stato di emergenza, non si sa che fine farà. Al momento non sembrano esserci margini per discutere di possibili stabilizzazioni. E poi c’è il 118, in Calabria non sembra essere definito neanche il fabbisogno regionale relativo all’acquisto di mezzi di soccorso, né sono stati definiti gli standard. I ministeri ancora si interrogano sul piano di riforma del sistema, tutto ovviamente rimasto sulla carta.

Nel frattempo i sindacati mettono il dito nella piaga e si appellano al nuovo presidente. Occhiuto «presti grande attenzione. Siamo  pronti  al  confronto  sulle vicende che abbiamo denunciato e sui tanti altri temi della sanità calabrese e ad assumerci le nostre  responsabilità.

«In Calabria il Servizio di Emergenza Urgenza è a rischio nell’indifferenza del Dipartimento regionale e dell’Ufficio Commissariale – dicono Alessandra Baldari (segretaria generale Fp Cgil Calabria) e Francesco Masotti (segretario regionale Fp Cgil Medici e Dirigenti Sanitari Calabria) Un Servizio strategico della nostra sanità pubblica, fondamentale per salvare vite umane, stremato, pure nella nostra Regione, dalla mancanza di medici, i quali o si allontanano da questo servizio o non ne sono più attratti».

La fuga dei dottori è un problema importante. Da una parte «una programmazione ministeriale del fabbisogno del personale medico che è stata totalmente inadeguata sia attraverso il corso di formazione in medicina generale che delle scuole di specializzazioni di area sanitaria. Poi, un inquadramento dello stesso personale confuso e precario, tra contratto della dirigenza e convenzione nella medicina generale e, all’interno di queste aree, rapporti a tempo indeterminato e, soprattutto, a tempo determinato.

Nello stesso ambito lavorativo abbiamo, quindi, medici che svolgono le stesse funzioni ma con diverse retribuzioni e tutele: per il convenzionato, in generale, meno diritti e, quindi, meno tutele (niente tredicesima e indennità notturne e festive, nessun riconoscimento economico legato ai fondi aziendali di produttività o di risultato). La riqualificazione del Servizio di Emergenza-Urgenza passa attraverso due momenti significativi: la definizione di un unico contratto di lavoro per l’area dell’emergenza-urgenza, che abbia come presupposto la contrattualizzazione nell’area della dirigenza di tutti i medici che ne fanno parte e la stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari. Ma, l’assenza di qualsiasi risposta che su questi argomenti arriva dal livello politico e istituzionale è, in questo senso, indicativa di quale sensibilità godano certi argomenti all’interno della Regione Calabria e dell’Ufficio Commissariale, che dovrebbero, invece, governare questo settore “essenziale” per l’intera popolazione.

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