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Matteo Salvini sul palco di Ponte di Legno il 15 agosto 2013

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Per Matteo Salvini la priorità è spaccare l’Italia in due: “L’autonomia verrà approvata nel primo Consiglio dei ministri”

L’INFLAZIONE va al galoppo, il costo delle materie prime lievita, il Covid arretra ma non si è ancora dato per vinto e in Ucraina i russi contrattaccano e bombardano le centrali elettriche. Ma per Matteo Salvini la priorità è un’altra: spaccare l’Italia in due. “L’autonomia verrà approvata nel primo consiglio dei ministri”, giura a Milano, commentando le parole del governatore veneto Luca Zaia che aveva chiesto agli alleati di fare chiarezza.

Parole rivolte a nuora perché suocera intenda. “Non c’è bisogno di chiedere un impegno formale – aggiunge il leader del Carroccio – c’è già nel programma”, rassicura i più scettici per dimostrare che questa volta si farà sul serio. Da “prima gli italiani” a “prima l’autonomia”, cioè i veneti e i lombardi, il passo è più breve di quanto si pensi.

Sarà un caso allo squillo di tromba non è seguito nessun accompagnamento. Giorgia Meloni, impegnata a legittimarsi in Europa e negli Usa, non ha nessuna intenzione di entrare in collisione con il Mezzogiorno dove Fdi è più radicato. E al tempo stesso non vuole neanche smentirlo per non crearsi inimicizie in Lombardia e in Veneto, dove il suo partito avrebbe già messo la freccia pronto al sorpasso. Sa che l’autonomia differenziata che chiedono i governatori del Nord, quella che premierebbe le regioni più ricche penalizzando ulteriormente quelle più povere, è un terreno sabbioso. Che chi costruisce castelli per imbonirsi l’elettorato potrebbe poi pagare lo scotto dinanzi all’impossibilità di mantenere le promesse senza venire meno ai dettami costituzionali.

Giorgia Meloni non ha battuto ciglio. Lei è il prodotto di una chimica molto particolare che ha radici ben piantate nella destra sociale. “L’autonomia è a costo zero, fa bene allo Stato e aiuta i cittadini a Nord come al Sud non si porta via niente a nessuno ma sui rende l’Italia un paese più moderno – dice, uscendo da un incontro con i dirigenti della Cisl, l’uomo delle felpe a messaggio variabile – è una questione di civiltà”. Va da sé che l’autonomia differenziata come la vorrebbero Salvini e Zaia è soprattutto la “secessione dei ricchi”, (copyright Gianfranco Viesti), la scelta di trattenere nei propri territori un maggior gettito di entrate per finanziare con diverse modalità i pubblici servizi. Non solo la sanità e i trasporti ma anche la scuola. Con tutte le disparità che il trasferimento di risorse dallo Stato centrale alle regioni comporta.

AUTONOMIA, MARA CARFAGNA: SALVINI FACCIA PROPAGANDA SU ALTRO

E se gli alleati tacciono, a partire da Guido Crosetto che nei giorni scorsi anticipando l’agenda del futuro eventuale governo Meloni aveva chiarito che prima viene il presidenzialismo e poi il resto, gli altri partiti attaccano. La ministra per il Sud Mara Carfagna invita Salvini a fare “propaganda su altro”.

E ricorda che l’unica autonomia differenziata che lei prende in considerazione è quella che “rispetta la Costituzione”, cioè “con un fondo di perequazione per compensare i territori con minore capacità fiscale e con l’individuazione dei Lep”.

La Carfagna difende il disegno di legge quadro della elmini “avrebbe rispettato i due criteri e sarebbe già stata approvata se Salvini non avesse fatto cadere il governo. La nostra autonomia differenziata – conclude – garantirebbe il Sud e non alimenterebbe discriminazioni e disuguaglianze, Clausole, intese governo-regioni, verifiche periodiche: il ritorno del federalismo e la maggiore autonomia delle regioni che ne hanno fatto richiesta – in primis Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – comporterebbe un lungo iter parlamentare.

L’autonomia come la intende la Carfagna non ha nulla a che vedere con quella in salsa lumbard, “significa abolire il principio della spesa storica che penalizza le regioni del Mezzogiorno e stabilire che i trasferimenti statali ai Comuni avvengono sulla base di un principio base: un livello minimo di servizi garantito su tutto il territorio nazionale”. Insomma, siamo alle solite. Gli slogan della campagna elettorale. Il rischio che questa volta però ci sia un patto implicito per scardinare la nostra Costituzione è reale.

«Salvini fa gli incontri a Milano e dice che la priorità è l’autonomia – attacca Francesco Boccia, ex ministro agli Affari regionali del governo Conte2 e responsabile enti locali della segreteria nazionale Pd –, poi quando va al sud e in Puglia dove si è candidato capolista al Senato sperando di rubare un seggio ai pugliesi, l’autonomia scompare dal suo vocabolario pensando che i meridionali siano tutti ingenui”.

Boccia deve fare i conti però anche con quanti nel suo partito la pensano non molto diversamente da Salvini. Il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ma anche il toscano Eugenio Giani, sostenitore dell’autonomia differenziata. “Ci sono materie che hanno un’importanza diversa da una regione all’altra”, sostiene. Peccato che il modello del leader leghista siano le regioni a statuto speciale, come il Trentino Alto Adige e la Val d’Aosta che continuano a godere dei benefici concessi alle minoranze etniche nel dopoguerra. Altra cosa è la secessione dei ricchi in tempo di pace.


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