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Il tracciato che il ministero ritiene irrealizzabile

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Il Ministero dei trasporti annuncia difficoltà nel realizzare il tratto Praia-Tarsia un eventuale nuovo tracciato allo studio potrebbe escludere Cosenza dall’alta velocità ferroviaria

L’ALLARME lo avevano lanciato alcuni parlamentari Pd, l’ex ministra ai Trasporti Paola De Micheli in testa, la scorsa estate: dai siti del ministero e di Rfi erano spariti il progetto originario della nuova Alta velocità Salerno-Reggio Calabria e non c’era traccia, in particolare, del lotto Praia-Tarsia. Quello che, quando nel 2021 il governo Draghi annunciò l’avvio di un progetto da quasi 23 miliardi di euro per portare al sud l’alta velocità vera, a Cosenza salutarono con giubilo perché avrebbe portato le frecce nel capoluogo di provincia. Un risultato insperato.

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Le ragioni, dietro quella scelta, erano essenzialmente due: sul tracciato storico, quello tirrenico, c’erano pochi margini d’intervento e il passaggio da Tarsia avrebbe permesso l’interconnessione con la linea jonica. Preoccupati quindi dalla ‘sparizione’ del lotto dai documenti progettuali fin lì condivisi, De Micheli e colleghi interrogano il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. E la risposta, arrivata due giorni fa in commissione, sembra rimettere in discussione la possibilità di nuova linea d’alta velocità in transito da Cosenza (al netto delle connessioni che potrà garantire, da Settimo di Rende, la futura nuova galleria Santomarco).

A rischio il passaggio dell’alta velocità ferroviaria per Cosenza

«L’intervento (il lotto Praia-Tarsia, ndr) prevede un tracciato con uno sviluppo di circa 58 chilometri con inizio dalla stazione di Praia e termine sulla linea attuale Sibari–Cosenza in prossimità di Tarsia, caratterizzato dalla presenza di lunghe gallerie per una estesa complessiva di circa 35 chilometri. Lo sviluppo del progetto di fattibilità tecnico economica ha evidenziato, tuttavia, significative criticità connesse alla realizzazione di una galleria che attraversa, per circa 20 chilometri, un massiccio carbonatico sede di un rilevante sistema di falde acquifere – ha detto il sottosegretario Tullio Ferrante –.
In tale contesto geologico-idrogeologico, la realizzazione delle opere in sotterraneo rende necessaria l’esecuzione di importanti interventi di drenaggio sia provvisori, durante la realizzazione, sia permanenti, nella successiva fase di esercizio ferroviario, complessi dal punto di vista della sostenibilità ambientale e che, peraltro, richiederebbero ingenti oneri per la manutenzione e la gestione degli impianti in fase di esercizio oltre a comportare un allungamento dei tempi di costruzione. Pertanto, sono in corso ulteriori approfondimenti progettuali per individuare un tracciato avente una maggiore sostenibilità ambientale che consenta un miglioramento del contesto geomorfologico e idrogeologico, la possibilità di connessione con la linea storica, l’esecuzione dell’intervento per fasi, con minori tempi di realizzazione e un miglior tempo di percorrenza dovuto ad una riduzione della lunghezza del tracciato».

I dubbi dell’ex ministro Paola De Micheli

Risposta che non ha soddisfatto De Micheli. «L’itinerario era stato scelto per regioni precise: per non sovrapporlo alla linea storica e per dare alla linea ionica le stesse opportunità di quella tirrenica, facilitando così i collegamenti con la Basilicata. Se si progetta un nuovo tracciato – ha detto in commissione – esso deve rimanere baricentrico».

«Si tratta di una scelta di fondamentale importanza – ha ribadito poi nel pomeriggio, in una nota De Micheli – per garantire le stesse opportunità di sviluppo a entrambe le sponde, sia quella ionica che quella tirrenica, mentre per la linea storica serve una valorizzazione in chiave di trasporto regionale e commerciale, e per offrire uno sbocco adeguato al traffico merci derivante dallo scalo portuale di Gioia Tauro. Se il Governo invece farà marcia indietro, questo sarà un modo clamoroso per dire ai calabresi che sono cittadini di serie B».

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