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Antonio Nicaso

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Lavoro interdisciplinare sul know-how digitale dei clan, Antonio Nicaso spiega come la criminalità mafiosa si è adattata al cyber spazio

DAL crescente interesse delle mafie, e della ‘ndrangheta in particolare, per il web, il dark-web e le criptovalute, al nuovo approccio verso gli appalti e le modalità di infiltrazione nell’economia legale, con un utilizzo sempre più residuale dei metodi violenti.

Sono alcuni degli aspetti esaminati in “The Dark-Web Side of Mafias”, uno studio interdisciplinare, appena pubblicato da Zolfo editore, coordinato dallo storico delle mafie Antonio Nicaso, docente alla Queen’s University di Kingston, in Canada (e realizzato in collaborazione con Antonio Walter Rauti, research fellow del Pnrr Lab della Sda Bocconi di Milano, Greta Nasi, direttrice del Master of Science in Cyber Risk Strategy and Governance, offerto dall’Università Bocconi e dal Politecnico di Milano, Luca Fantacci, docente di Economia politica e Storia economica all’Università degli Studi di Milano).

Un lavoro che analizza, in un quadro interconnesso e sulla base di evidenze scientifiche, l’evoluzione della criminalità mafiosa nel conteso globale. Sotto la lente le capacità di adattamento delle mafie nel cybersazio grazie al know-how digitale avanzato di cui si avvalgono, potendo sfruttare competenze esterne sempre più evolute (hacker, trader, broker). Lo scopo di questo lavoro è anche quello di focalizzare come sia cambiato il modello di business grazie a investimenti che proiettano la nuova criminalità organizzata nella finanza ad alta tecnologia.

CRIMINALITÀ MAFIOSA E CYBER SPAZIO

Ma è cambiato anche l’approccio delle mafie verso appalti e subappalti, spesso assegnati con margini di profitto insolitamente bassi. Uno dei temi è quello dell’«istituzionalizzazione delle mafie», grazie a un lungo processo di interazione con settori dell’economia e della politica. La corruzione non è più necessaria grazie alla capacità delle mafie di alterare esternamente le procedure, specie nel caso di partecipazione dei consorzi, e alla cartolarizzazione dei crediti maturati nei confronti della PA da parte dell’impresa mafiosa.

Dai mafia bonds al riciclaggio di denaro attraverso criptovalute il passo è breve. Lo studio analizza come la ‘ndrangheta in particolare, che forse tra le mafie italiane è quella più figlia del proprio tempo, sia riuscita a dotarsi di abilità tecniche per avviare operazione di mining di criptovalute, che vengono così utilizzate per mescolare denaro sporco e denaro pulito attraverso transazioni online. Del resto, proprio di recente Eurojust ha rilevato come siano «aumentati i casi in cui le richieste di sequestro e confisca, soprattutto al di fuori dell’Italia, prendono di mira wallet contenenti criptovalute, a dimostrazione dell’interesse crescente delle organizzazioni criminali per le valute digitali».

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