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Dalle sette rotte del narcotraffico mondiale all’inabissamento nel tessuto socio-economico: la ‘ndrangheta in Liguria si sta tramutando in mafia silente


CATANZARO – La ‘ndrangheta in Liguria? «Si sta tramutando in mafia silente». Parola del procuratore Nicola Piacente, il capo della Dda di Genova, che nel corso di un’audizione dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia ha illustrato le dinamiche criminali nel vasto territorio su cui ha competenza. Un distretto giudiziario che comprende anche la provincia di Massa, in Toscana, un circondario «ancora da esplorare», ma, a quanto pare, anche questo preso d’assalto dalle mafie.

Anche in Liguria, dunque, la ‘ndrangheta è «l’organizzazione criminale maggiormente strutturata e presente», leader nel traffico degli stupefacenti, sia per le caratteristiche orografiche della regione che per l’accesso ai porti. La ‘ndrangheta ligure, proiezione di clan originari soprattutto del Reggino, va intesa non in senso “monadistico”, spiega il procuratore Piacente, ma è da focalizzare nel contesto dei rapporti stabili intrecciati con i narcos sudamericani, specie per quanto concerne le forniture di grosse partite di stupefacenti, e con gruppi criminali albanesi.

NON SOLO LA ‘NDRANGHETA MAFIA SILENTE CHE SI FA STRADA IN LIGURIA, IL CASO ALBANESE

Se, però, il rapporto con la casa madre in Calabria è noto grazie all’ottimo lavoro svolto dalle Procure di Reggio e Catanzaro nei territori della genesi storica della ‘ndrangheta, poco si sa sulla casa madre albanese e non si contano collaboratori di giustizia nel Paese delle Aquile.
«Andiamo avanti nel nostro lavoro con le indagini classiche svolgendo attività di intercettazione, avvalendoci anche dei dati che ci sono stati messi a disposizione dalle autorità giudiziarie straniere per quanto riguarda le conversazioni criptate su piattaforme, come EncroChat e Sky ECC. Da questo punto di vista, i dispositivi pronunciati nell’ultima sentenza delle Sezioni unite della Cassazione hanno confermato sostanzialmente la bontà e anche la validità degli strumenti di indagine che abbiamo attivato, cioè l’ordine di indagine europeo per l’acquisizione dall’estero di queste conversazioni criptate», ha detto Piacente facendo riferimento alla pronuncia degli ermellini che salva maxi indagini innescate grazie alla decriptazione massiva di milioni di comunicazioni dei “signori della droga”.

Individuate sette rotte in Liguria per il trasporto di stupefacenti e lo scarico dei container. I porti su cui si allungano i tentacoli del narcotraffico sono Genova, Vado Ligure e La Spezia. Il procuratore ha elencato le rotte della Colombia, in particolare i porti di Cartagena e Turbo, quella dell’Ecuador, che col porto di Guayaquil è «una nazione emergente», la rotta del Perù con i porti di Paita e Callao, quella del Cile con il porto di Sant’Antonio, il Brasile con Rio de Janeiro e, «in una circostanza», è emerso anche il porto di Buenos Aires in Argentina.

LE COMPAGNIE DI NAVIGAZIONE CHE TRASPORTANO CONTAINER

«Possiamo sostanzialmente contare al momento cinque compagnie di navigazione che trasportano container che poi vengono recapitati nei porti genovesi e che sono state interessate da indagini o quantomeno da segnalazioni da parte della Dcsa (Direzione centrale per i servizi antidroga) che hanno attivato i controlli all’interno dei porti. Sono compagnie che nell’ambito della rotta sudamericana, prima di giungere a Genova, toccano anche altri porti». Il procuratore ha fatto riferimento anche ai porti spagnoli – Algeciras, Valencia, Las Palmas, Barcellona. Infine, c’è la rotta di Malta nell’ambito della quale anche Livorno «è un punto di approdo di importanti quantitativi di sostanza stupefacente».

Perché la Liguria è una delle mete preferite dai narcos della ‘ndrangheta? «Stiamo cercando di comprendere, a parte la conformazione geografica, le ragioni per le quali sono sostanzialmente prediletti i porti liguri», ha svelato Piacente. Quello che è certo è che, spulciando i dati relativi ai sequestri di droga nei porti, emerge l’interesse preminente della ‘ndrangheta. «Dal 2022 fino alla fine 2023, il quantitativo più importante riguarda quasi 445 chili di cocaina, sequestrati a Genova il 7 febbraio del 2022, con gli arresti di dipendenti di una ditta di logistica trasferitisi dalla Calabria che avevano tentato di agevolare il recupero».

Il procuratore ha fatto riferimento anche a un’indagine di qualche anno fa, che ha fatto luce sul ruolo di un broker della cosca Gallico di Palmi, Carmelo Sgrò, e sulla collaborazione con l’autorità giudiziaria francese per stanare un insediamento in Costa Azzurra della famiglia Magnoli, originaria di Rosarno, con rapporti di parentela con la cosca Molè di Gioia Tauro. Un’inchiesta che sul versante ligure portò a 13 arresti e su quello francese a 33, con contestuali maxi sequestri di beni.

LA GEOGRAFIA DELLE RAMIFICAZIONI DELLE COSCHE IN LIGURIA

Una delle inchieste più importanti è quella contro una filiale della cosca Palamara-Bruzzaniti-Morabito di Africo di cui faceva parte Mario Palamara, ricercato dalle Dda di Firenze, Venezia, Catanzaro e Genova. «Abbiamo avuto sostanzialmente due fasi, una caratterizzata da un monitoraggio di carichi di cocaina che arrivavano al porto di Vado Ligure per un totale di circa 180 chili, effettuato principalmente da albanesi che si ponevano soltanto come organizzazione direttamente interessata al recupero della sostanza stupefacente per la successiva rivendita, come organizzazione di professionisti terzi che operava per altre organizzazioni per quanto riguarda il recupero», ha detto Piacente. Anche al porto di La Spezia si sono registrate saldature criminali tra ‘ndrangheta e gruppi albanesi che hanno agevolato la fuga di un latitante calabrese.

Nell’estremo Ponente ligure, dove opera la famiglia “emergente” De Marte e Gioffré, stanziata da tempo nel territorio di Diano Marina, per la prima volta in Liguria è venuto fuori che il clan si avvaleva, per il traffico e anche nel rapporto con gli acquirenti, di un minorenne. Il Ponente ligure si caratterizza peraltro per la presenza di «tradizionali forme di manifestazione violenta rispetto al resto del territorio ligure» dove la ‘ndrangheta, a parte il monopolio del narcotraffico, ormai «si sta immergendo all’interno di un tessuto economico, che nel Nord può costituire una fonte di accumulazione di capitali particolarmente importante».

LA MAFIA SILENTE CHE ALLUNGA LE MANI ANCHE SULLA LIGURIA

Ecco, dunque, la “mafia silente”, che delocalizza i propri interessi al Nord inabissandosi negli affari apparentemente legali.
A questo proposito, Piacente ha ricordato un’inchiesta che ha messo a nudo la presenza nel territorio di Savona del clan Morabito-Palamara-Bruzzaniti di Africo con l’arresto di un esponente di questa famiglia, Pietro Fotia, condannato in primo grado per turbativa d’asta anche se la Corte d’appello non ha riconosciuto l’aggravante mafiosa e il Tribunale del riesame di Genova ha “smembrato” il procedimento a carico di un centinaio di indagati.
Anche una decina di interdittive antimafia tra il 2022 e il 2023 costituiscono la “spia” di una presenza mafiosa, secondo il procuratore. Ma «meritevole di approfondimento» è anche l’arresto a Genova in una chiesa, nell’aprile 2023, di Pasquale Bonavota, latitante dell’omonima cosca vibonese che era ricercato nell’inchiesta della Procura di Catanzaro Rinascita-Scott. Segno evidente di una rete di fiancheggiatori in Liguria.

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