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Nel Mezzogiorno serve un cambio di passo nei diritti per i giovani, se sanità, mobilità, formazione avranno gli investimenti necessari forse qualcuno comincerà a credere che al Sud esiste una possibilità di futuro.
Centomila che ogni anno se ne vanno dal Sud. Con un costo stimato per la casse regionali dei territori di appartenenza di circa 20 miliardi, visto che “ l’allevamento” di ciascuno dei migranti fino alla scuola media superiore costa per ognuno circa 200 milioni. La maggior parte di coloro che vanno via sono giovani, che abbandonano le loro terre fino dalla università, che preferiscono andare al Nord perché ormai il racconto prevalente è che se vuoi avere successo devi andartene.
RIMARENE PER CHE FARE?
D’altra parte rimanere per che fare. A parte gestori di un B&B, o un posto fisso in una amministrazione pubblica altre possibilità non ve ne sono. E allora da Reggio Calabria o da Agrigento, chi se lo può consentire, scappa per arrivare alle magnificate città del Nord o nelle grandi città europee. Magari la vita sarà difficile per i primi anni, considerato che si perde la copertura familiare che, soprattutto quando si ha famiglia, aiuta nell’organizzazione, ma perlomeno si assicurerà un futuro a se stessi e ai propri figli.
E poi se ci si pensa bene, a parte la vulgata che chi resta é uno sfigato, andar via non solo è indispensabile per trovare un lavoro ma anche per ottenere i diritti di cittadinanza.
Ormai la consapevolezza che al Sud non hai il diritto alla mobilità, a una buona sanità, a una formazione adeguata, é acquisito dalla maggior parte della popolazione. E il racconto che la realtà meridionale sia irredimibile, da Tomasi di Lampedusa in poi, è diventato un motivo dominate del racconto prevalente. “Non nego che alcuni Siciliani trasportati fuori dall’Isola possano riuscire a smagarsi, bisogna però farli partire molto, molto giovani; a vent’anni è già tardi”.
MEZZOGIORNO E DIRITTI DEI GIOVANI LE DIFFICOLTÀ NEL TROVARE LAVORO
Ma al di là di quelli che sono diventati luoghi comuni è difficile, per chi ha uno skill per i settori tecnologici avanzati, trovare lavoro, così come la speranza di rientrare una volta andati via. E così le città e le campagne si spopolano, la classe dirigente diventa sempre più fragile, il patrimonio immobiliare perde il suo valore, visto che non si formano più giovani famiglie, mentre aumenta il flusso di denaro dal Sud verso il Nord per il mantenimento dei figli nelle università, successivamente per comprare loro una abitazione, e per aiutarli nella prima fase del loro soggiorno, quando quello che guadagnano non basta per vivere.
Che futuro può avere una realtà che perde i suoi giovani, che ha già una diminuzione delle nascite consistente é difficile da dirsi. Certamente l’aumento del flusso turistico può rappresentare una parziale soluzione ai problemi sia dell’occupazione ma anche ad evitare la desertificazione di campagne e città e alla svalutazione del patrimonio immobiliare. Anche se già molti paesi dell’interno, in diverse parti del Meridione, vendono gli immobili a un euro per evitare di farli crollare, mentre l’abbandono dei suoli e delle campagne porta a possibili eventi alluvionali. Il problema non é solo dei meridionali ma riguarda tutto il Paese considerato che rappresenta il 40% del territorio italiano.
COSA FARE PER TRATTENERE I GIOVANI
Cosa fare per trattenere i ragazzi non è facile a dirsi ma vi sono alcuni passaggi importanti che non possono essere evitati. Il primo è avere chiaro che una realtà ha bisogno di un manifatturiero pulito, quello che porta posti di lavoro di livello. Quel manifatturiero che nel Mezzogiorno è assolutamente carente e che dovrebbe essere la risposta alla carenza occupazionale, per poter avere il rapporto popolazione/occupati tipico delle realtà a sviluppo compiuto.
Quello stesso esistente per esempio in Emilia Romagna, che a fronte di una popolazione di 4.473.570 abitanti ha poco più di due milioni di occupati, con un tasso di occupazione (15-64 anni) pari al 69,6%. Il Mezzogiorno con 20 milioni ne ha di occupati poco più di sei milioni.
L’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area che doveva attuarsi con le ZES era una risposta alla carenza di manifatturiero che doveva avvenire attraverso investimenti privati. Il fallimento delle otto Zes chiuse e di quella unica che non mi pare stia dando risultati interessanti non fa ben sperare.
L’altra gamba che dovrebbe consentire un lavoro di livello é la messa a regime del sistema dei porti meridionali, a cominciare da Augusta e Gioia Tauro, se il Paese capisce che il rapporto costo benefici degli investimenti sui porti di Genova e Trieste non sono comparabili con quelli ottenibili mettendo a regime i porti meridionali, centrali rispetto al Mediterraneo.
Ma anche questa sembra una strada perseguita solo a parole, nei fatti si sta costruendo una mega diga costosissima a Genova.
MEZZOGIORNO E DIRITTI DEI GIOVANI, LA NECESSITÀ DI UNA STRATEGIA DI COMUNICAZIONE
E a fianco alle azioni effettive per costruire delle opportunità bisogna avere una strategia di comunicazione che contrasti quella messa in atto dalle regioni del Nord, che necessitano dei nostri giovani e vengono a raccontare al Sud del Paradiso terrestre che trovano nei loro territorio, in genere nebbioso e umido, ma sempre Paradiso terrestre, in maniera da convincerli a partire, soluzione che vedono bene anche i genitori perché ritengono di assicurare un futuro ai figli, anche se il costo della lontananza sarà elevatissimo.
Ma una risposta vera deve provenire da un cambio di passo nei diritti. Se sanità, mobilità, formazione avranno gli investimenti necessari forse qualcuno comincerà a credere che al Sud esiste una possibilità di futuro. Oggi ancora, malgrado gli entusiasmi di qualche quotidiano, non è così.
In tale progetto l’accentramento di alcune funzioni, laddove le comunità locali non siano all’altezza di un compito difficile, é una best practice portata avanti dal ministro Raffaele Fitto, se non serve solo a togliere potere alle regioni per sostituirlo con uno centrale, altrettanto inconcludente. Ma la strategia deve essere complessiva e portata a sistema, altrimenti il processo ormai avviato sarà inevitabile e la desertificazione umana e fisica dei territori andrà avanti.
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