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Elisa Claps, sedici anni fa il ritrovamento del corpo nella chiesa della Trinità a Potenza. Libera pubblica due messaggi scritti dai giovani alla ragazza e a don Mimì
Il 17 marzo 2010, nella Chiesa della Santissima Trinità di Potenza, venne ritrovato il corpo di Elisa Claps, scomparsa il 12 settembre 1993. Per il suo omicidio è stato condannato Danilo Restivo. A sedici anni da quel giorno, la città e il Presidio Libera Potenza si sono uniti per ricordarla con un’iniziativa dal forte valore simbolico.
IL RICORDO DI ELISA CLAPS ATTRAVERSO LE PAROLE DEI GIOVANI
Il presidio Libera ha pubblicato sui social due lettere scritte da giovani, che hanno voluto rendere omaggio a Elisa e alla sua famiglia. Le parole, sincere e intense, raccontano una memoria ancora viva e una sete di verità che non si è mai spenta.
Una lettera di denuncia a don Mimì Sabia
La prima lettera è indirizzata a don Mimì Sabia, parroco della Trinità all’epoca del delitto. Il giovane autore esprime indignazione per il comportamento del sacerdote, accusato di aver ostacolato le indagini e di aver taciuto di fronte all’ingiustizia.
Con un tono di denuncia civile, scrive: «Avresti potuto scegliere la legalità, ma hai preferito voltarti dall’altra parte». Parole che riecheggiano una ferita ancora aperta nel cuore della comunità potentina.
Una lettera piena d’affetto per Elisa
La seconda lettera assume toni più dolci e commossi. È rivolta a Elisa Claps, ricordata come “una ragazza piena di sogni, sorriso e luce”.
Gli autori sottolineano come la sua storia continui a ispirare nuove generazioni e come la famiglia, in particolare mamma Filomena, abbia trasformato il dolore in una battaglia per la dignità e la memoria.
«Il tuo sorriso è ancora tra noi – scrivono – nei gesti di chi difende la giustizia e la verità».
La denuncia di Libera: «Non ci avete fatto niente»
Nel messaggio pubblicato dal presidio, Libera condanna chi, nel corso degli anni, ha depistato, mentito o scelto di tacere.
«C’è chi crede – scrivono – che una visita o un gesto di facciata basti a lavare la coscienza. Ma non ci avete fatto male: ci avete dato le ali per volare più lontano, insieme a Elisa».
Un passaggio che riassume la volontà di non dimenticare e di continuare a chiedere verità.
La voce di mamma Filomena: «Voglio sapere la verità»
A concludere la commemorazione è la testimonianza di Filomena Claps, madre di Elisa, che rinnova la richiesta di verità e giustizia.
«Vorrei sapere dove e quando si incontreranno, la verità e la giustizia – ripete – per potervi assistere. Dico a chi entra nella chiesa della Trinità di guardare dove mette i piedi: il pavimento è ancora sporco del sangue di Elisa».
Le sue parole, cariche di dolore e determinazione, rimangono un monito per chi si occupa di memoria e legalità in Basilicata e in tutta Italia.
Un simbolo di luce e resistenza
A più di trent’anni dall’omicidio, Elisa Claps continua a essere simbolo di coraggio, giustizia e speranza.
Le iniziative del presidio Libera e l’impegno dei giovani dimostrano che la memoria non si spegne e che la verità resta un obiettivo comune.
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