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Belvedere Spinello

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Anche la vicesindaca di Belvedere Spinello tra gli indagati per la vicenda delle case fantasma, ma gli accertamenti proseguono


BELVEDERE SPINELLO – Il confine tra legalità e abusivismo, a Belvedere Spinello, sembra essersi assottigliato fino a scomparire. Al centro dell’inchiesta sulle cosiddette “case fantasma” non ci sono solo mattoni irregolari, ma un nome che pesa come un macigno sulla credibilità delle istituzioni locali: quello della vicesindaca Rosina Belvedere. L’indagine, condotta dai carabinieri della locale Stazione, ha portato alla notifica di quattro informazioni di garanzia. Il dato che desta maggiore scalpore è il coinvolgimento della figura della vicesindaca. Un cortocircuito burocratico dove chi dovrebbe rappresentare lo Stato e vigilare sul rispetto delle regole si ritrova accusato di averle ignorate nel modo più eclatante.

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LE INDAGINI

Le verifiche effettuate dai militari dell’Arma hanno portato alla luce una realtà che sembra uscita da un romanzo di surrealtà amministrativa. Due immobili ad uso abitativo sono risultati essere dei veri e propri fantasmi per l’erario. Secondo gli accertamenti, gli stabili sono stati realizzati interamente su terreni di proprietà del Comune. In pratica, edifici privati costruiti sul giardino della collettività. Presso gli uffici del Catasto, di queste strutture non v’è traccia. Le opere sono state edificate in totale spregio del Testo Unico sull’Edilizia, mancando di qualsivoglia autorizzazione o nullaosta paesaggistico.

SILENZI E PRIVILEGI

Il punto nodale dell’inchiesta non riguarda solo il cemento, ma la funzione pubblica. Il ruolo dell’amministratore comunale porta con sé l’onere della vigilanza e l’esempio della condotta. In questo scenario, l’accusa tratteggia un quadro desolante: il controllore che diventa il primo a eludere le norme che lui stesso è chiamato a far rispettare.

Anziché farsi garante della legalità e del patrimonio dell’ente, la vicesindaca si trova oggi a dover rispondere del reato di invasione di terreni ed edifici. È l’immagine di una gestione del potere intesa come privilegio personale, dove il suolo pubblico diventa un’estensione del cortile di casa propria, al riparo da tasse e controlli che invece colpiscono i comuni cittadini.

OMBRE SUL COMUNE

L’Ufficio tecnico comunale, quasi a voler rincorrere una legalità sfuggita di mano, ha già emesso le relative ordinanze di demolizione. Le ruspe, dunque, aleggiano su quegli stabili nati nell’ombra. Tuttavia, l’attività investigativa coordinata dalla Procura di Crotone, guidata da Domenico Guarascio, non si ferma alla superficie dei mattoni.

L’attenzione degli inquirenti si sta ora spostando sui corridoi del Comune. Si cercano risposte a domande inquietanti: com’è stato possibile costruire su terreni comunali senza che nessuno se ne accorgesse per anni? Esistono omissioni o complicità da parte di funzionari dell’ente? Il sospetto è che il “fantasma” edilizio sia stato protetto da un velo di silenzio istituzionale troppo fitto per essere casuale. Anche perché vi sarebbero molte altre case fantasma. Gli accertamenti potrebbero presto rivelare nuove sorprese.

RIBALTA NAZIONALE

Il caso, d’altronde, non era passato inosservato. Già la trasmissione televisiva “Striscia la Notizia” aveva acceso i riflettori su queste anomalie, portando il caso Spinello all’attenzione nazionale e trasformando una vicenda locale in un simbolo del malcostume edilizio calabrese. L’operazione dei carabinieri si inserisce in un più ampio piano di contrasto all’abusivismo promosso dal Comando provinciale dei Carabinieri, finalizzato alla tutela di un patrimonio paesaggistico troppo spesso martoriato da colate di cemento illegale. Resta ora da capire quanto profonde siano le radici di questo sistema e se la caduta della “casa fantasma” trascinerà con sé altri pezzi del puzzle amministrativo locale.

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