Il sequestro eseguito dai carabinieri a Belvedere Spinello
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Sotto sequestro a Belvedere Spinello il sistema idrico, indagati sindaci e il responsabile dell’area tecnica del Comune
BELVEDERE SPINELLO – Sotto sequestro il sistema idrico a servizio del Comune di Belvedere di Spinello. I carabinieri del Reparto operativo di Crotone, con il supporto dei militari della Stazione locale, hanno apposto i sigilli a un pozzo in prossimità del fiume Neto, una pompa di sollevamento, una vasca di raccolta e tratti della condotta di adduzione e distribuzione. Contestualmente, i militari hanno notificato avvisi di garanzia all’ex sindaco Rosario Macrì, a quello attuale, Antonio Giuseppe Amato, e al responsabile dell’Area tecnica del Comune, Luigi Marrazzo.
L’INDAGINE
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Crotone, ha consentito di ricostruire presunte omissioni nella gestione del sistema di approvvigionamento idrico comunale. Le ipotesi di accusa contestate dalla Procura guidata da Domenico Guarascio riguardano, a vario titolo, l’omissione o il rifiuto di atti d’ufficio e i delitti colposi contro la salute pubblica, in forma continuata e aggravata. Il sistema idrico del centro abitato sarebbe stato alimentato per anni da un circuito strutturalmente critico. In un’unica rete di distribuzione confluivano acque provenienti da fonti diverse e non omogenee sotto il profilo della qualità. Accanto alla fornitura del gestore del servizio idrico regionale, destinata alla distribuzione di acqua potabile, era a quanto pare stabilmente utilizzata anche acqua prelevata da un pozzo situato nell’area del fiume Neto, privo di un sistema di potabilizzazione conforme alla normativa di settore.
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ACQUE MESCOLATE
L’aspetto più grave riguarderebbe il meccanismo di adduzione illecita. L’acqua prelevata dal pozzo era aspirata mediante pompa, convogliata verso una vasca di raccolta, nella località Barretta, e da lì rilanciata fino al serbatoio comunale di località Montecastello, denominato “Capoluogo”. In quel punto, sempre secondo l’impostazione accusatoria, l’acqua del pozzo si mescolava con quella proveniente dalla rete formalmente potabile, finendo poi per essere distribuita indistintamente all’intera utenza cittadina. La miscelazione, non essendo preceduta da un effettivo processo di potabilizzazione dell’acqua captata dal pozzo, avrebbe determinato la diffusione nella rete di acqua non conforme ai parametri di legge, con conseguente esposizione della popolazione a un concreto rischio sanitario.
GLI ACCERTAMENTI
Le contestazioni si fondano, inoltre, su una serie di accertamenti tecnici e sanitari eseguiti nel tempo da Aspacal e Asp. Da questi sarebbero emersi ripetuti superamenti dei limiti previsti per le acque destinate al consumo umano. Torbidità, cloruri e sodio, batteri coliformi ed escherichia coli erano presenti in più punti della rete. Le anomalie segnalate avrebbero imposto, secondo l’accusa, interventi urgenti e risolutivi, invece non efficacemente adottati o mantenuti nel tempo.
LE OMISSIONI
L’indagine avrebbe evidenziato che, dopo un iniziale divieto di utilizzo dell’acqua per uso umano, disposto nel settembre 2024, l’interdizione venne revocata. Ciò in assenza, secondo la ricostruzione investigativa, di un effettivo e completo rientro dei parametri di legge e nonostante il permanere di criticità sia di natura chimica che microbiologica. L’installazione di una pompa dosatrice di cloro presso la vasca di raccolta sarebbe ritenuto dagli inquirenti un intervento soltanto parziale e non risolutivo, in quanto privo di automatismi, di monitoraggio continuo e di un vero impianto di filtrazione e potabilizzazione. Nel corso di un sopralluogo, i militari avrebbero riscontrato perfino la mancanza di cloro nel sistema di dosaggio, oltre all’assenza di adeguate protezioni e controlli nei locali tecnici. Pur rivestendo funzioni pubbliche rilevanti, gli indagati non avrebbero impedito che l’acqua non idonea al consumo umano fosse immessa nel circuito cittadino e distribuita alla popolazione.
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