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La lettera di una madre di un bimbo lasciato a digiuno alla mensa scolastica, a Matera, perché non risultava in regola con il pagamento


Sono la mamma arrabbiata e disgustata di un bambino che frequenta la prima primaria. 6 anni. Oggi, mentre ero a lavoro, mi ha contattato la scuola, alle 12.05, per dirmi che dovevo riprendere mio figlio perché non risultava pagato il pasto. Nessun “allert” da parte del Comune, nessun SMS nè mail che mi avvisasse, come successo altre volte, che il saldo del borsellino stava per esaurirsi. Una svista, una dimenticanza, mea culpa. Chiedo alla scuola se non fosse possibile far avere a mio figlio un “pasto di emergenza”, mi viene risposto in modo inequivocabile che “no, il regolamento non lo consente”.

Il fatto, però, è che già lo scorso anno, a causa di un malfunzionamento della App, alcuni bambini subirono la stessa sorte, e quindi io sono ben informata in merito alla questione. Rispondo perciò che, poiché il Comune paga una quota fissa alla ditta appaltatrice del servizio per ogni iscritto al servizio mensa, sono tenuti a dare al bambino almeno il primo piatto, ma mi viene ripetuto che, “da regolamento” devo andare a prendere mio figlio. A quel punto sono costretta ad abbandonare il mio posto di lavoro (in un Comune limitrofo) e correre a scuola, dove trovo mio figlio in lacrime, evidentemente provato, umiliato, disorientato, che piangendo e singhiozzando mi dice “la maestra mi ha detto che non posso mangiare”.

Mi dispiace figlio mio, questo è il mondo che ti è toccato in sorte: miliardi di parole vuote e ipocrisie, tu non sei nulla, sei una quota non saldata e quindi il “regolamento” prevede la tua immediata umiliazione in pubblica piazza. Nonostante le mie rimostranze infatti, mi viene risposto che “il regolamento” prevede che il bambino sia LASCIATO A DIGIUNO E ALLONTANATO DA SCUOLA. Ho preso mio figlio, siamo tornati a casa, e gli ho preparato il pranzo, cercando di riparare all’umiliazione e alla discriminazione subita, ma non posso e non voglio tacere su quanto accaduto. Ho scritto quindi una Pec al Comune e contattato la scuola.

Il Comune di Matera, nel documento che regola il servizio mensa, prevede che la famiglia sia avvisata prima tramite sms (o via mail) del proprio credito in scadenza (3 pasti), e poi, con una seconda comunicazione, invitato a saldare la propria posizione. Solo dopo questo secondo avviso, che avviene al primo giorno “scoperto”, se non si regolarizza la propria situazione è prevista la sospensione del servizio.


Ora, la legge prevede in modo inequivocabile che la situazione debitoria del genitore debba essere risolta tra questo e il Comune attraverso il recupero dei crediti, tramite solleciti e/o ingiunzioni, e non certo utilizzando il bambino come leva. La legge italiana è estremamente chiara su questo: solo a titolo di esempio le Sentenze del TAR Toscana n. 153/2018 e del TAR Puglia -Sede di Bari- n. 121/2020 e la Sentenza n. 5156/2018 Consiglio di Stato, Sez. V, che ribadiscono che il servizio di mensa scolastica, nelle scuole a tempo pieno, non è un servizio “accessorio” ma è funzionale all’esercizio del diritto all’istruzione; che i provvedimenti che escludono i bambini dal servizio mensa per morosità dei genitori sono illegittimi e non tengono conto della tutela del minore; che l’amministrazione deve recuperare il credito dai genitori con gli strumenti ordinari (ingiunzioni), senza colpire il bambino.

Questo prevede la legge, ma possibile che nessuno, anche solo per buon senso, dopo quanto successo lo scorso anno a diversi bambini in diverse scuole, e oltretutto per colpa di un malfunzionamento, si sia preoccupato di sanare questa mostruosità? Per mia fortuna, nel nostro caso, si è trattato solo di una svista, una dimenticanza, che posso risolvere già da domani, ma se una famiglia avesse improvvise difficoltà tali da non poter pagare per qualche settimana?


Quello su cui io però mi interrogo, e vorrei lo facesse tutta la comunità, non è tanto dove inizia e dove finisce la responsabilità dei vari attori, Scuola, Ditta appaltatrice e Comune, anche perché non dovrei essere io genitore a verificare questo, ma come sia possibile che una vergogna del genere accada. Matera, capitale Europea della Cultura, del dialogo, del rispetto, lascia indietro, ancora una volta, i più piccoli. Possibile che un “regolamento” del genere, peraltro illecito da un punto di vista legale, non abbia suscitato vergogna in nessuno nel momento in cui veniva approvato? Come si può pensare di costruire qualcosa di decente su queste premesse?


Un bambino, di 6 anni, paga l’inefficienza di un sistema automatizzato e inumano, la burocrazia di una comunità svuotata dei più basilari valori, ma soprattutto la mancanza di umanità e buon senso che ormai strisciano ovunque, persino in una classe di prima elementare, dove l’esecuzione degli ordini è considerata un dovere ferreo e assoluto, come se fossimo in un regime militare e non in un ambiente educativo e formativo.


Con sdegno e sfiducia.
una madre disgustata
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