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Le allarmanti condizioni socio-economiche in cui versa la Calabria, gravate ancor di più dalla contingente recessione economica internazionale, sollecitano una mirata azione di contrasto al disagio crescente e all’avanzare della povertà.
È da questa considerazione che è partita la Giunta regionale per la predisposizione del Piano di lotta alla povertà. Il «Piano degli interventi a sostegno delle situazioni di povertà», mai realizzato prima, dopo l’avvio della nuova programmazione 2007-2013, va inquadrato come strumento specifico e aggiuntivo rispetto agli interventi previsti nelle azioni programmatiche organiche, tra le quali il «Piano Regionale degli interventi e dei Servizi Sociali e indirizzi per la definizione dei Piani di zona», il «Testo Unico sul Lavoro» e il «Piano Regionale per il Lavoro e l’Occupazione», già definiti per i quali è in corso l’iter di approvazione.
Il Piano si articola secondo alcune linee di programmazione: azioni a favore del sollievo delle famiglie; azioni a sostegno dell’inserimento lavorativo dei soggetti in difficoltà; accesso al microcredito.
Per quanto riguarda le Azioni a favore del sollievo delle famiglie, queste comprendono: finanziamenti agli Enti locali (in aggiunta al completo trasferimento delle funzioni) per la realizzazione o il potenziamento di servizi domiciliari in favore delle famiglie; aiuti alle famiglie attraverso le organizzazioni del terzo settore per l’attuazione di specifici progetti volti alla rimozione degli ostacoli, a iniziare dalle esigenze alimentari che impediscono o rallentano la piena realizzazione delle potenzialità umane, culturali, professionali, psicologiche, di persone e nuclei familiari che vivono in condizioni di degrado, indigenza, emarginazione; potenziamento del programma regionale finalizzato all’occupazione di donne che vivono in condizioni di povertà e grave disagio sociale nell’ambito di un programma di interventi per la tutela della maternità delle donne non occupate, ragazze madri con figli a carico; donne separate e con figli a carico; donne con coniuge detenuto e con figli a carico; vedove con figli a carico con basso o bassissimo reddito; donne con coniuge disoccupato, con figli a carico, e con basso o bassissimo reddito; finanziamenti finalizzati all’acquisto della prima casa da parte di giovani coppie, favorendo i nuclei con basso reddito e/o appartenenti a nuclei familiari aventi portatori di handicap; buoni per l’affitto; reddito sociale di cittadinanza; realizzazione o potenziamento di centri e di servizi di pronta accoglienza in favore di persone senza fissa dimora.
Le azioni a favore dell’inserimento lavorativo dei soggetti in difficoltà trovano sostegno soprattutto nelle risorse comunitarie nell’ambito della programmazione del Por-Fse 2007-2013. I destinatari sono persone appartenenti a categorie svantaggiate quali portatori di handicap fisici e mentali, ex detenuti, cittadini extracomunitari, nomadi, tossicodipendenti ed ex tossicodipendenti, sieropositivi, persone appartenenti a minoranze etniche, alcolisti ed ex alcolisti, persone inquadrabili nei fenomeni di nuova povertà, persone che intendono uscire dalla prostituzione.
Le linee d’intervento contengono: azioni di sviluppo di capacità; finanziamenti per interventi di formazione generale in favore di soggetti svantaggiati occupati; finanziamenti per interventi di formazione generale in favore di soggetti svantaggiati disoccupati; finanziamenti per la creazione d’impresa ed autoimpiego da parte di soggetti svantaggiati sulla base di progetti presentati da organizzazioni non profit; azioni di stabilizzazione occupazionale di svantaggiati, occupati, disoccupati; finanziamenti per la realizzazione di misure di sostegno finalizzate a favorire l’accesso e la fruizione di credito o microcredito per attività o servizi a carattere economico.
Per quanto riguarda il microcredito, questo è uno strumento di finanza etica, utile nella lotta alla povertà ed alla esclusione sociale e consiste nella erogazione di piccoli prestiti prevalentemente a soggetti che tradizionalmente sono esclusi da circuiti finanziari non avendo garanzie da offrire al sistema bancario tradizionale. Con tale strumento è possibile sostenere la crescita socio-economica di persone a rischio di povertà; favorire il reinserimento socio-economico di soggetti esclusi o ai margini del mercato del lavoro; creare i presupposti per la rigenerazione di aree economiche depresse, sostenendo la nascita o lo sviluppo di piccole imprese nell’agricoltura, nell’artigianato, nei servizi alla persona, nel commercio, nell’economia sociale (società cooperative); favorire i percorsi di autoimpiego di soggetti svantaggiati o socialmente emarginati intenzionati ad emergere.
Il Piano prevede anche la costituzione di un Osservatorio permanente, uno strumento di analisi, monitoraggio e valutazione che si propone di realizzare, tra l’altro: il monitoraggio delle situazioni di difficoltà e di disagio individuale e familiare; la verifica dell’impatto dei provvedimenti e degli interventi istituzionali per garantire un supporto di informazione di orientamento a Regione, Enti Locali e soggetti del Terzo Settore, finalizzato a programmare azioni mirate, ad arginare fenomeni di marginalità e a favorire percorsi di cittadinanza attiva; elaborazione di specifiche proposte di interventi mirati e di raccordo tra le politiche di Enti ed Istituzioni. Dell’Osservatorio faranno parte l’assessore alle Politiche sociali della Regione; il dirigente del settore Politiche sociali più un funzionario dello stesso settore; un rappresentante per ogni Provincia; due rappresentanti per Anci; tre rappresentanti dei sindacati; un rappresentante della Conferenza Episcopale; un rappresentante del Forum delle famiglie; un rappresentante del Forum del terzo settore.

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