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di Renato Carpentieri
IL LUPO ha sbranato e umiliato un bue in versione pecora. Una logica di sopravvivenza, ma aldilà degli aspetti goliardici è ovvio che il sei a zero di Avellino vada analizzato in maniera più profonda. Partendo da come sono arrivati tutti e sei i gol dell’Avellino, fatti praticamente in fotocopia con un uomo libero davanti al povero Musacco in tutte le occasioni. Ma analizzando il primo, probabilmente si può arrivare a spiegare tutti gli altri e quindi la prestazione e la sonora sconfitta. Palla persa da Di Fusco e ripartenza in contropiede dell’Avellino. Allora, Di Fusco è un limone spremuto più degli altri insieme a Capolei e, quindi, i mali del Matera cominciano proprio qui.
Continuano, però, quando Millesi, che non è certo un fulmine di guerra con tutto il rispetto per la sua carriera ed i trentuno anni che ha, arriva davanti a Musacco sperdendo Villagatti e Malquori.
Il portierone del Matera ferma Millesi, nel frattempo sia Villagatti che Malquori stanno praticamente a guardare e non c’è stato chi li ha svegliati dal momento di ammirazione per l’azione dell’attaccante irpino che riprendeva il pallone e lo metteva in rete senza che nessuno ponesse opposizione. Stesso cliché in tutte le altre azioni.
Domanda spontanea, se Villagatti non comprende che non è più quello di due mesi fa che raggiungeva e fermava gli avversari perchè continua ad ostinarsi a giocare in linea?
E poi. Il Matera aveva in Del Sorbo l’arma in più in questa categoria, ma a beneficiarne erano Ancora e Giannone bravi a saltare l’uomo, cosa che nel calcio è fondamentale visto che al novanta per cento quando si elude la linea difensiva della squadra avversaria il gol è cosa fatta.
Ora Ancora fa il centravanti e quindi solo Giannone può creare qualcosa. Per accorgersi della presenza di Lo Sicco bisognava scomodare “Chi l’ha visto” perchè ha sostanzialmente polverizzato le intenzioni di Cadregari che voleva più qualità in avanti e non a caso aveva spostato Logrieco dove l’anno scorso ha incantato il bitontino nella gestione-Rizzo. Logrieco ha problemi, ma certe punizioni sono la sua specialità e se il ragazzo non sente più la fiducia dei compagni è ovvio che rende meno di quanto potrebbe dare se non avesse nella testa il problema alla spalla che risolverà a fine stagione con un intervento chirurgico. utte queste cose, sommate alle sopravvalutazioni di Alassani e qualche altro fanno sei a zero contro una squadra che non ha certo assediato il Matera, ma che ha capitalizzato il novanta per cento delle palle-gol create. Tutte nate da errori dei centrali, ma è chiaro che Malquori è giovane e quindi tocca a Villagatti avere almeno l’ottanta per cento di responsabilità. Cosa accadrà ora? Se all’Avellino i tifosi hanno preteso e ottenuto che la squadra scendesse in campo con la maglia nera perchè non erano degni di indossare quella biancoverde, a Matera per pareggiare la cosa bisognerebbe comprare nuove divise e questa spesa in più non la si può certo far gravare sulle già anemiche casse della società che è senza dubbi parte lesa, come tutti gli altri sostenitori, ma che a questo punto potrebbe anche puntare i piedi e decidere di mandare in campo la Berretti e risparmiare vitto e alloggio da qui a fine campionato per gli altri. E non sarebbe poco il risparmio. Il diesse Dimitri a fine perimo tempo ha chiesto scusa ai tifosi in diretta televisiva. E non aveva ancora visto il secondo tempo. Potrebbero non bastare, perchè la tifoseria è molto arrabbiata. Forse come non accadeva da anni.
r.carpentieri@luedi.it

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