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«O si cambia o spariremo» 
Parla la renziana Mastronardi che mette all’indice chi difende se stesso e non accetta la sconfitta
di SALVATORE SANTORO
POTENZA – Dopo il fallimento dell’operazione governo a cui ha lavorato Bersani fino a qualche ora fa si aprono scenari imprevedibili nel Pd. Non serve a nulla dire “ah se ci fosse stato Renzi”. Lui le Primarie le ha perse e le ha vinte Bersani. Ma c’è chi non la vede così e chiede a tutti di cambiare radicalmente atteggiamento per tornare a vincere. Lo fa per prima la renziana Mirna Mastronardi che alle Parlamentarie non è riuscita a staccare il biglietto per il Parlamento. 
E’ passato più di un mese dalle elezioni e un giorno dal tentativo fallito di Bersani di comporre il governo. Il Pd è in crisi?
«Il Pd già dalle urne è uscito con le “ossa rotte”. Purtroppo solo oggi qualcuno si sta rendendo conto che abbiamo sbattuto contro un muro. Io non sono certo una stratega, ma una persona comune. E proprio da persona normale che vive la “piazza” tutti i giorni e che conosce la realtà vera quella dei problemi grandi e piccoli posso dire che quello che è accaduto c’era da aspettarselo. Anche il risultato di Grillo, e anche in Basilicata, era da preventivare. Pur se non ci sono nemmeno i circoli del Movimento 5 stelle. Basti pensare che ci sono paesi come Pisticci dove Grillo è diventato primo partito nonostante non ci fosse nessuno sul territorio a rappresentarlo». 
In questa fase si sente dire: se ci fosse stato Renzi sarebbe stata un’altra storia. Lei che è una renziana della prima ora, cosa aggiunge?
«E’ sempre facile parlare con il senno di poi. Ma io so davvero che se ci fosse stato Renzi le cose sarebbero andate diversamente. E dico di più. Sarebbe andata diversamente anche se il Pd non avesse blindato il secondo turno delle primarie. Perchè se non fossero state respinte le richieste spontanee di centinaia e centinaia di cittadini che volevano partecipare alla scelta tra Bersani e Renzi, così come Berlinguer aveva  inizialmente garantito, l’esito secondo me sarebbe stato differente. Così come quelle stesse migliaia di persone avrebbero modificato anche l’esito delle elezioni politiche. Staremmo raccontando un’altra storia ma non è andata così. Il punto vero è che la dirigenza del nostro partito ha osteggiato Renzi così come mi sono sentita osteggiata io durante la campagna per le parlamentarie del Pd alle quali ho partecipato da candidata». 
Ma oggi realmente ci sono i margini per recuperare quell’entusiasmo pre Primarie considerando che Bersani sembra poco lucido e Renzi che pare aspettare solo che passi in fretta questa fase?
«I margini per recuperare ci devono essere per forza perchè in ballo l’Italia. Il Pd, a mio modo di vedere, in questo momento sta facendo quadrato. Siamo stati da dopo le Primarie un partito unico. Il problema è che nonostante questo siamo usciti dalle elezioni non bene. Ora non ci sono i numeri per un governo Bersani come speravano. E quindi oggi, più di prima, è necessario correre ai ripari e aprire realmente il Pd. Il nostro errore è stato quello di chiudere i “portoni” quando invece dovevano essere spalancati. E’ ovvio che per come sono state svolte le Primarie doveva vincere il segretario così come ra ovvio che la Bindi avrebbe ottenuto la deroga. Il punto è che così facendo non abbiamo avuto capacità attrattive nei confronti di chi sta fuori dal Pd e di chi ci guardava magari con “sospetto”. Ora bisogna fare mea culpa e aprire le porte del partito». 
Ma come visto che i parlamentari del Pd sono il risultato di quelle Primarie e i renziani non ci sono nemmeno nelle varie direzioni locali del partito?
«E’ vero che in Parlamento la nostra quota di rappresentati è espressione di quelle Primarie ma le persone elette non sono certo da buttare. Certo ci sono ancora alcuni che sono espressione della vecchia, vecchissima classe dirigente che hanno attraversato tanti partiti e tante legislature. Ma c’è una parte giovane e fresca del Pd che è riuscita comunque a entrare in Parlamento. Bisogna ripartire da loro e dalle loro idee». 
La sensazione è che però manchi il coraggio a livello nazionale ma anche in Basilicata dove c’è un Pd regionale che ha ceduto il segretario Speranza alle alte sfere nazionali e c’è una Giunta da rifare con le indiscrezioni che parlano di scelte sicuramente non innovative… 
«E’ vero la parola chiave in questo momento deve essere coraggio. E’ finita l’epoca del campare di rendita ed è iniziata l’epoca delle scelte coraggiose senza le quali siamo destinati a scomparire. Se non siamo capaci in questo momento di ascoltare le istanze popolari anche con il coraggio di alzarci dalla sedia sulla quale siamo comodamente seduti non si va più da nessuna parte a livello nazionale e a livello regionale.
Che tipo di scelte servono a livello lucano?
«All’indomani dell’esito elettorale c’è stato il nostro governatore De Filippo che ha annunciato l’azzeramento della giunta con un nuovo modello di esecutivo. Lo stesso ha fatto Speranza avallando questa soluzione. Poi però passano le settimane e non accade nulla. Anzi c’è stato il solito gioco di incartamento dei partiti per cui non si è capaci di andare all’esterno, non si è capaci di offrire un’immagine nuova e non si è capaci addirittura di garantire una donna in giunta. C’è stata per fortuna almeno la riduzione del numero di assessori. Ma sarebbe interessante capire direttamente dal presidente quando e perchè l’idea iniziale è mutata. E se dovesse comunque passare la soluzione degli interni è necessario almeno “recuperare” una donna dall’esterno». 
Ma è tutto nero o ci può essere ancora ottimismo?
«Il periodo è brutto. Ma sono certa che si può cominciare a recuperare dai voti dei grillini. Il loro non è certo un voto consolidato. E’ un voto di protesta e molti che li hanno votati sono del Pd. Tocca a noi ora recuperarli di nuovo. Ma lo si fa solo se ci mettiamo ad ascoltare le esigenze delle persone. Non è più possibile che molti elettori hanno difficoltà ad arrivare alla tera settimane mentre c’è chi è stato nominato assessore e quindi è pagato profumatamente con i soldi pubblici e non è espressione nemmeno dei partiti. Non è demagogia la mia perchè io guadagnando 600 euro al mese e capisco perfettamente i problemi della gente cosiddetta “normale”. Li capisco i problemi perchè li vivo sulla mia persona. Rispetto ad esempio a un assessore regionale alla Sanità, Attilio Martorano al quale paghiamo uno stipendio straordinario e che è stato sponsorizzato dal Pd e che alla fine è stato capace di portare il ticket sanitario a tutti. Io e Martorano  oggi paghiamo lo stesso ticket. E questo ha comportato che molti oramai non possono farsi un esame del sangue grazie a un assessore scelto dal Pd che non è stato capace di tornare indietro sui propri passi. Questo è un esempio per dire che sono queste le cose che dobbiamo iniziare a cambiare se vogliamo iniziare a recuperare il voto della gente comune. Della gente che non ce la fa più. 
Ma c’è qualcuno nel Pd di Basilicata  che in questo momento sta dando prova di aver capito il momento?
«Per me chi ha creduto nel progetto di Matteo Renzi dalla prima ora, e quindi parlo di gente come Rocco Fiore e Francesco Mitidieri,  hanno senz’altro capito quello che stava accadendo. E nelle sedi opportuno lo hanno anche detto. Il problema è che non siamo stati presi in considerazione e peggio siamo stati emerginati. Adesso quindi tocca alla dirigenza prendere atto della sonora sconfitta del Pd e mettere in campo soluzioni immediate per recuperare il terreno perduto. Ma purtroppo mi pare che nessuno stia facendo ammenda, nessuno lascia la poltrona ma si preferisce solo dirselo nelle riunioni per poi non agire di conseguenza. In ogni si può cominciare cambiando passo e anche le persone». 
E nessun altro?
«A parte i rottamatori della prima ora, mi sento di affermare che una persona di riferimento nel Pd regionale, a cui guardare con fiducia perché sempre incline al confronto, sia Vincenzo Santochirico, seppure in questi giorni non in primo piano nelle vicende del partito perché super partes istituzionalmente. È pur vero però che gli uomini vicini all’area del Presidente del Consiglio sono stati gli unici a battere i pugni, in sede di analisi del voto. Lo testimoniano le dimissioni presentate da Francesco Bianchi alla segreteria provinciale, unica voce fuori dal coro. Ma sarei poco onesta se non ammettessi che questo partito è pieno – e per fortuna – di donne e uomini più che validi, piccoli amministratori o segretari di partito (come Negro a Pisticci) che, se giustamente valorizzati, saprebbero dare di questo partito quella immagine di diversità e rinnovamento di cui in questo momento abbiamo tremendamente bisogno».

 

POTENZA – Dopo il fallimento dell’operazione governo a cui ha lavorato Bersani fino a qualche ora fa si aprono scenari imprevedibili nel Pd. Non serve a nulla dire “ah se ci fosse stato Renzi”. Lui le Primarie le ha perse e le ha vinte Bersani. Ma c’è chi non la vede così e chiede a tutti di cambiare radicalmente atteggiamento per tornare a vincere. Lo fa per prima la renziana Mirna Mastronardi che alle Parlamentarie non è riuscita a staccare il biglietto per il Parlamento. E’ passato più di un mese dalle elezioni e un giorno dal tentativo fallito di Bersani di comporre il governo.

 Il Pd è in crisi?

«Il Pd già dalle urne è uscito con le “ossa rotte”. Purtroppo solo oggi qualcuno si sta rendendo conto che abbiamo sbattuto contro un muro. Io non sono certo una stratega, ma una persona comune. E proprio da persona normale che vive la “piazza” tutti i giorni e che conosce la realtà vera quella dei problemi grandi e piccoli posso dire che quello che è accaduto c’era da aspettarselo. Anche il risultato di Grillo, e anche in Basilicata, era da preventivare. Pur se non ci sono nemmeno i circoli del Movimento 5 stelle. Basti pensare che ci sono paesi come Pisticci dove Grillo è diventato primo partito nonostante non ci fosse nessuno sul territorio a rappresentarlo». 

In questa fase si sente dire: se ci fosse stato Renzi sarebbe stata un’altra storia. Lei che è una renziana della prima ora, cosa aggiunge?

«E’ sempre facile parlare con il senno di poi. Ma io so davvero che se ci fosse stato Renzi le cose sarebbero andate diversamente. E dico di più. Sarebbe andata diversamente anche se il Pd non avesse blindato il secondo turno delle primarie. Perchè se non fossero state respinte le richieste spontanee di centinaia e centinaia di cittadini che volevano partecipare alla scelta tra Bersani e Renzi, così come Berlinguer aveva  inizialmente garantito, l’esito secondo me sarebbe stato differente. Così come quelle stesse migliaia di persone avrebbero modificato anche l’esito delle elezioni politiche. Staremmo raccontando un’altra storia ma non è andata così. Il punto vero è che la dirigenza del nostro partito ha osteggiato Renzi così come mi sono sentita osteggiata io durante la campagna per le parlamentarie del Pd alle quali ho partecipato da candidata». 

Ma oggi realmente ci sono i margini per recuperare quell’entusiasmo pre Primarie considerando che Bersani sembra poco lucido e Renzi che pare aspettare solo che passi in fretta questa fase?

«I margini per recuperare ci devono essere per forza perchè in ballo l’Italia. Il Pd, a mio modo di vedere, in questo momento sta facendo quadrato. Siamo stati da dopo le Primarie un partito unico. Il problema è che nonostante questo siamo usciti dalle elezioni non bene. Ora non ci sono i numeri per un governo Bersani come speravano. E quindi oggi, più di prima, è necessario correre ai ripari e aprire realmente il Pd. Il nostro errore è stato quello di chiudere i “portoni” quando invece dovevano essere spalancati. E’ ovvio che per come sono state svolte le Primarie doveva vincere il segretario così come ra ovvio che la Bindi avrebbe ottenuto la deroga. Il punto è che così facendo non abbiamo avuto capacità attrattive nei confronti di chi sta fuori dal Pd e di chi ci guardava magari con “sospetto”. Ora bisogna fare mea culpa e aprire le porte del partito». 

Ma come visto che i parlamentari del Pd sono il risultato di quelle Primarie e i renziani non ci sono nemmeno nelle varie direzioni locali del partito?

«E’ vero che in Parlamento la nostra quota di rappresentati è espressione di quelle Primarie ma le persone elette non sono certo da buttare. Certo ci sono ancora alcuni che sono espressione della vecchia, vecchissima classe dirigente che hanno attraversato tanti partiti e tante legislature. Ma c’è una parte giovane e fresca del Pd che è riuscita comunque a entrare in Parlamento. Bisogna ripartire da loro e dalle loro idee». 

La sensazione è che però manchi il coraggio a livello nazionale ma anche in Basilicata dove c’è un Pd regionale che ha ceduto il segretario Speranza alle alte sfere nazionali e c’è una Giunta da rifare con le indiscrezioni che parlano di scelte sicuramente non innovative… 

«E’ vero la parola chiave in questo momento deve essere coraggio. E’ finita l’epoca del campare di rendita ed è iniziata l’epoca delle scelte coraggiose senza le quali siamo destinati a scomparire. Se non siamo capaci in questo momento di ascoltare le istanze popolari anche con il coraggio di alzarci dalla sedia sulla quale siamo comodamente seduti non si va più da nessuna parte a livello nazionale e a livello regionale»

Che tipo di scelte servono a livello lucano?

«All’indomani dell’esito elettorale c’è stato il nostro governatore De Filippo che ha annunciato l’azzeramento della giunta con un nuovo modello di esecutivo. Lo stesso ha fatto Speranza avallando questa soluzione. Poi però passano le settimane e non accade nulla. Anzi c’è stato il solito gioco di incartamento dei partiti per cui non si è capaci di andare all’esterno, non si è capaci di offrire un’immagine nuova e non si è capaci addirittura di garantire una donna in giunta. C’è stata per fortuna almeno la riduzione del numero di assessori. Ma sarebbe interessante capire direttamente dal presidente quando e perchè l’idea iniziale è mutata. E se dovesse comunque passare la soluzione degli interni è necessario almeno “recuperare” una donna dall’esterno». 

Ma è tutto nero o ci può essere ancora ottimismo?

«Il periodo è brutto. Ma sono certa che si può cominciare a recuperare dai voti dei grillini. Il loro non è certo un voto consolidato. E’ un voto di protesta e molti che li hanno votati sono del Pd. Tocca a noi ora recuperarli di nuovo. Ma lo si fa solo se ci mettiamo ad ascoltare le esigenze delle persone. Non è più possibile che molti elettori hanno difficoltà ad arrivare alla tera settimane mentre c’è chi è stato nominato assessore e quindi è pagato profumatamente con i soldi pubblici e non è espressione nemmeno dei partiti. Non è demagogia la mia perchè io guadagnando 600 euro al mese e capisco perfettamente i problemi della gente cosiddetta “normale”. Li capisco i problemi perchè li vivo sulla mia persona. Rispetto ad esempio a un assessore regionale alla Sanità, Attilio Martorano al quale paghiamo uno stipendio straordinario e che è stato sponsorizzato dal Pd e che alla fine è stato capace di portare il ticket sanitario a tutti. Io e Martorano  oggi paghiamo lo stesso ticket. E questo ha comportato che molti oramai non possono farsi un esame del sangue grazie a un assessore scelto dal Pd che non è stato capace di tornare indietro sui propri passi. Questo è un esempio per dire che sono queste le cose che dobbiamo iniziare a cambiare se vogliamo iniziare a recuperare il voto della gente comune. Della gente che non ce la fa più»

Ma c’è qualcuno nel Pd di Basilicata  che in questo momento sta dando prova di aver capito il momento?

«Per me chi ha creduto nel progetto di Matteo Renzi dalla prima ora, e quindi parlo di gente come Rocco Fiore e Francesco Mitidieri,  hanno senz’altro capito quello che stava accadendo. E nelle sedi opportuno lo hanno anche detto. Il problema è che non siamo stati presi in considerazione e peggio siamo stati emerginati. Adesso quindi tocca alla dirigenza prendere atto della sonora sconfitta del Pd e mettere in campo soluzioni immediate per recuperare il terreno perduto. Ma purtroppo mi pare che nessuno stia facendo ammenda, nessuno lascia la poltrona ma si preferisce solo dirselo nelle riunioni per poi non agire di conseguenza. In ogni si può cominciare cambiando passo e anche le persone». 

E nessun altro?

«A parte i rottamatori della prima ora, mi sento di affermare che una persona di riferimento nel Pd regionale, a cui guardare con fiducia perché sempre incline al confronto, sia Vincenzo Santochirico, seppure in questi giorni non in primo piano nelle vicende del partito perché super partes istituzionalmente. È pur vero però che gli uomini vicini all’area del Presidente del Consiglio sono stati gli unici a battere i pugni, in sede di analisi del voto. Lo testimoniano le dimissioni presentate da Francesco Bianchi alla segreteria provinciale, unica voce fuori dal coro. Ma sarei poco onesta se non ammettessi che questo partito è pieno – e per fortuna – di donne e uomini più che validi, piccoli amministratori o segretari di partito (come Negro a Pisticci) che, se giustamente valorizzati, saprebbero dare di questo partito quella immagine di diversità e rinnovamento di cui in questo momento abbiamo tremendamente bisogno».

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