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Perché, quando e come è nata la figura del diavolo e come mai interessa così tanto; un’esistenza indistinguibile ma che suscita anche molte paure


Pare sia esistito davvero quel Faust di Goethe, il protagonista dell’omonimo poema drammatico. Assetato di conoscenza, per raggiungere la suprema sapienza fece il famoso “patto con il Diavolo”. Il personaggio letterario s’affermò nel 16° secolo, in drammi, romanzi, opere liriche, balletti, spettacoli di marionette, in diversi autori di epoche differenti. La sua storia rimane però la stessa: quella di un sapiente (studioso di teologia, di filosofia e di altre scienze) che vende l’anima al diavolo, per ottenere conoscenze ancora più vaste, potere e giovinezza. Il contratto è firmato col proprio sangue.

Per studiare inglese, ricordo di aver trascorso molte ore ad ascoltare The Picture of Dorian Gray (Il ritratto di Dorian Gray), di Oscar Wilde. Il bellissimo e giovanissimo Dorian si lascia eterodirigere da Lord Henry Wotton (chiamato anche Harry, nomignolo del diavolo) e da subito, per vivere una vita sfrenata immersa in tutti i piaceri, fa un patto con il Diavolo: il suo ritratto (realizzato dal pittore Basil, l’amico omosessuale innamorato della sua straordinaria bellezza) avrebbe dovuto invecchiare e Dorian restare invece sempre giovane. Dorian, come Faust! Dovrà affrontare le reali e crude conseguenze della sua scelta luciferina. Si sa, ogni rapporto demonico comporta la rinuncia al raggiungimento della pace eterna e la dannazione umana.

Negoziare con Satana lo può fare solo un’anima destinata a marcire nelle viscere infuocate dell’Inferno. Il contenuto del patto è la soddisfazione della fame di vita intellettuale e sensuale, l’esaudimento intenso dei desideri carnali e intellettuali, oltre i limiti delle possibilità dell’umano. Per questo, il personaggio è spesso accomunato al don Giovanni, lo scatenato e vitalistico seduttore: Gray fa innamorare una giovanissima attrice, poi cinicamente abbandonata, portandola al suicidio senza alcuna “crisi di coscienza” o un minimo di perplessità quanto al male perpetrato. Nel Faust sarà Margherita la prima vittima dell’uomo schiavo di sé stesso e di Mefistofele: sedotta e rovinata, la donna vivrà i traumi dell’umiliazione, della pazzia. Giungerà a uccidere i figli e sarà condannata a morte. D’altra parte, la mortificazione è la misura dell’opera di Satana. Privato di ogni speranza anche Faust aspirerà a morire.

Annientamento, distruzione, consumazione nel fuoco, sono le immagini concettuali che di solito si stringono interno al demoniaco.
Così lavora il Diavolo! Si insinua nelle fessure incurvate delle coscienze ambiziose e stuzzica le corde ruvide delle brame sensuali per “ricreare gli uomini a propria immagine e somiglianza”.
Lo scorso anno, nelle sale statunitensi, è uscito un bel film dal titolo Nefarious che, al contrario delle proiezioni dello stesso genere, pone maggiormente l’attenzione sul modus operandi del demonio. Nel dialogo tra i due protagonisti della pellicola, un posseduto e uno psichiatra, il demonio dichiara: “He made you in His image/ Egli vi ha creati a Sua immagine. But we remade you in ours/ Ma noi vi rimodelliamo nella nostra”.

Assolutamente fondata come intuizione dialogica: l’unico scopo del Maligno è “riformare” l’uomo – creato come Imago et similitudo Dei – a sua immagine, riempiendolo di odio nei confronti di sé stesso, del prossimo e di Dio. La superbia ha una doppia connotazione: da un lato pone sé stessi al centro di tutto, producendo un’autostima sconfinata, dall’altro invoca l’assoluta inferiorità degli altri, disprezzandoli in maniera sterminata. Nella morale cattolica la superbia è considerata il peccato narcisistico per eccellenza.

Tommaso d’Aquino affermò che “il superbo è innamorato della propria eccellenza”, mentre sant’Agostino nel De civitate Dei dichiara che «il diavolo non è un lussurioso, né un ubriacone, né altre simili cose: è invece superbo e invidioso». Il superbo si ritiene signore e dominatore di sé, autosufficiente e svincolato da Dio e dal prossimo. La superbia (e dunque, la mancanza di umiltà) sembra essere la devianza morale attraverso la quale il Male si infeconda e si rigenera sempre nelle trame libere degli umani. Tuttavia la superbia non è il Male, ma il canale sublime del suo perpetuarsi. È il Male un esistente reale? Trova una sua personalizzazione nel Diavolo? Diavolo viene da diabolon (= divisore) e, perciò, è all’origine di ogni frattura, lotta fratricida, guerre di dominio dell’uomo sull’uomo, del potere come annientamento e schiavizzazione, dell’oscuramento tenebroso di ogni moralità e giustizia della coscienza.

Non si deve dimenticare l’inizio della Prefazione dei Tre Dialoghi di V. Soloviev: «è forse il male soltanto un difetto di natura, un’imperfezione che scompare da sé con lo sviluppo del bene, oppure una forza effettiva che domina il mondo per mezzo delle sue lusinghe, sicché per una lotta vittoriosa contro di esso occorre avere un punto di appoggio in un altro ordine di esistenza?». È un interrogativo intrigante, a cui la Chiesa cattolica ha dato una risposta chiara, anche con le affermazioni di san Paolo VI sull’esistenza del Diavolo come “un essere personale”, all’origine della prima disgrazia dell’umanità (con il peccato originale di Adamo). Non lo considera solo una personificazione del male, ma un essere reale e spirituale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che il Diavolo è “peccatore fin dal principio” e “padre della menzogna” (1 Gv 3,8; Gv 8,44).

Egli è l’Anticristo. La sua opera è, allora, antitetica a quella di Cristo, “luce del mondo”, “sole che sorge dall’alto”. Lo aveva ben capito F. Nietzsche che scrisse l’Anticristo quando già pativa certa follia. In un passaggio dello Zaratustra – cito a memoria- afferma: «io non sono luce/ io non voglio essere/ io sono bagliore/ fulmini della mia salvezza/ accecateli tutti». Satana ama abitare nel buio di coscienze senza luce, senza chiarezza, perché nelle “tenebre” la potenza del male si sprigiona e vince. La sua presenza non va allora vista soltanto nei casi rari della “possessione diabolica” e trattata con i rituali dell’esorcismo.

Essa è invece molto più diffusa, perché abita nel nascondimento e nell’invisibilità, e in settori dell’esistenza umana dove meno te lo aspetti, come suggeriscono i Decibel (il gruppo riunito da Enrico Ruggeri) con il loro LP intitolato proprio l’Anticristo. Il significato del titolo è spiegato ampiamente nelle note di copertina, l’Anticristo è letteralmente l’opposto al messaggio del Cristo (un uomo che si era opposto alla legge de “il più forte prevale”): un “protocollo operativo” mirato ad allineare il mondo sui binari del consumo ottuso, portando l’uomo a diventare un essere appiattito e senza sentimento a cui importa solo scegliere “prodotti”.

Perciò esiste un “satanismo culturale” diffuso nelle strutture di peccato sparse nel mondo. Distinto dal “satanismo occultista” (o anche “teista-spirituale” i cui seguaci, credendo a un Satana reale, quasi fosse una divinità, pensano di ottenere potere attraverso la sua adorazione e di altri demoni, con pratiche esoteriche e rituali magici). Distinto anche dal “satanismo razionalista-ateo” (i cui seguaci, pur non credendo nell’esistenza in Satana come essere spirituale, in nome della propria autonoma libertà, utilizzano il simbolismo satanico per sfidare le norme religiose e sociali), il “satanismo culturale” è ravvisabile in tutte quelle “forme barbare” attraverso le quali l’umano dell’uomo è sfigurato, svilito, schiacciato, mortificato e dunque, non amato, non riconosciuto nella sua dignità (ontologica, morale, sociale ed esistenziale, per citare Dignitas infinita del Dicastero per la Dottrina della fede).

In particolare va notata la “mercificazione degli esseri umani”, dove uomini e donne sono ridotte a oggetti-cosali, in tendenze sociali ed economicistiche, nelle quali il denaro è il generatore simbolico di tutti i (dis-) valori imposti ai cittadini, guardati “a una sola dimensione” come consumatori (“Consumo, dunque, sono” è una delle ultime critiche di Z. Bauman a queste società liquide). Nella violenza perpetrata sugli esseri umani, c’è il “demone” di Satana: si pensi agli abusi sui minori e al femminicidio, ma anche alla frequentazione in internet della pedopornografia. Sono luoghi e tempi in cui la libertà degli umani è resa “schiava” da potenze superiori, infiltrate e accolte dalle decisioni libere degli individui.

Perciò, la lotta contro il Diavolo è parte centrale della vita di Gesù. Egli è venuto a distruggere le opere del Diavolo (1 Gv 3,8) e gli Apostoli sono stati inviati a cacciare i demoni (Mc 3,14s). Nel Vangelo di Marco, nella sobria narrazione della tentazione (Mc 1,12-13), Gesù viene spinto dallo Spirito nel deserto; rimane lì per quaranta giorni, tentato da Satana. A differenza di Matteo e Luca, Marco non riferisce esplicitamente la vittoria di Gesù. Tuttavia, lungo il vangelo, Gesù dimostra la sua superiorità su Satana in vari modi, come quando respinge le tentazioni e compie miracoli. Tutta la sua vita segna la sconfitta totale di Satana.

In Ef. 6,10-11, Paolo esorta i credenti a rivestirsi dell’armatura di Dio per resistere alle insidie del diavolo. Perché – come precisato in Ef. 6,12- la nostra lotta non è contro la carne e il sangue, ma contro principati, potestà e le forze spirituali della malvagità. Il fondamento ultimo della vittoria sul male sta nel mistero pasquale di Cristo, nella Risurrezione di Cristo, la redenzione attraverso il sangue di Gesù, che offre la remissione dei peccati.
Alla fine, anche Faust capisce che non si devono fare “patti con il Diavolo” e vuole riscattarsi. E, tuttavia, con il male occorre “fare i conti”. A conti fatti, però, cristianamente, il diavolo è sconfitto “una volta per tutte”. Il male vince battaglie, ma la guerra è stata già vinta dal bene. Perciò fa anche un po’ pena, questo “povero Diavolo”.

Antonio Staglianò, Vescovo
presidente della Pontificia Accademia di Teologia


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