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SIBARI – Nei prossimi giorni verranno resi noti nel dettaglio i contenuti operativi dell’iniziativa “Mai più fango – Un sms per Sibari”. 
La campagna di sensibilizzazione per la cura ed il rilancio dell’area archeologica della sibaritide, lanciata dalle colonne del “Quotidiano della Calabria”, continua a raccogliere adesioni. 
Al mondo dei movimenti culturali, il primo a muoversi in risposta alle sollecitazioni lanciare dal direttore della testata regionale Matteo Cosenza, oggi anche il mondo universitario inizia a prendere posizione.
Diverse, infatti, le adesioni all’iniziativa che si sono registrate. E’ il caso di Maurizio Harari, presidente del corso di laurea in Lettere dell’università di Pavia. “Quella di Sibari – dice – è un’emergenza e va affrontata come tale, ma la conservazione dei beni culturali in Italia è da considerare  strategica”. 
Anche Giovanni Gorini, professore di Numismatica antica presso l’università di Padova, è pronto a scendere in campo per Sibari. 
“Il  problema a Sibari come a Pompei è nella totale assenza di manutenzione. Bisognerebbe, semmai, ripetere con forzache bisogna dire basta allo spreco di denaro pubblico investito inimprobabili progetti di valorizzazione a scopo turistico e chiedere conaltrettanta forza che i fondi sui beni culturali vengano destinati esplicitamente ai lavori senza gloria di conservazione e manutenzione del patrimonio archeologico”. Questo il commento di Grazia Semeraro, professoressa  all’università del Salento. 
Adesione convinta all’iniziativa “Mai più fango – Un sms per Sibari” giunge anche da Marcello Maggiolini, professore di Patologia all’Università della Calabria e da Franco Cambi (Archeologia dei Paesaggi, Università di Siena); Benedetto Clausi (Letteratura Cristiana, Unical), Donata Levi ( Storia della Critica d’Arte, Università di Udine); Daniele Vitali (Archéologie Classique, Université de Bourgogne) e Francesco Kostner. Della “partita” saranno anche: Ottavio Cavalcanti, Ermanna Carci e Franco Crispini.
 Giosi Mancini (dell’associazione Aria Rossa), poi, dice: “All’Aria rossa, insieme alle altre dimore della Valle del Savuto, abbiamo prefigurato un percorso comune di salvaguardia del territorio che conservi e tuteli il paesaggio e insieme rinnovi l’identità smarrita dei luoghi. Un nuovo new deal per ricostruire e riparare i  tanti danni sul territorio. Vogliamo ricomporre un’immagine reale e non retorica della Calabria, aperta alle idee e ai progetti delle  ultime generazioni di emigrati insieme a quelli di antica emigrazione, per ridisegnare la fisionomia futura della Calabria”.
Mimmo Bevacqua, fondatore del movimento politico culturale “zonadem” e vicepresidente Provincia di Cosenza, infine, ha scritto a Chiara Braga, responsabile Pd per il territorio e l’ambiente per sensibilizzarla sulla problematica degli scavi di Sibari.

NEI prossimi giorni verranno resi noti nel dettaglio i contenuti operativi dell’iniziativa “Mai più fango – Un sms per Sibari” . La campagna di sensibilizzazione per la cura ed il rilancio dell’area archeologica della sibaritide, lanciata dalle colonne del “Quotidiano della Calabria”, continua a raccogliere adesioni. Al mondo dei movimenti culturali, il primo a muoversi in risposta alle sollecitazioni lanciate dal direttore della testata regionale Matteo Cosenza, oggi anche il mondo universitario inizia a prendere posizione. Diverse, infatti, le adesioni all’iniziativa che si sono registrate. 

 

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E’ il caso di Maurizio Harari, presidente del corso di laurea in Lettere dell’università di Pavia. “Quella di Sibari – dice – è un’emergenza e va affrontata come tale, ma la conservazione dei beni culturali in Italia è da considerare  strategica”. Anche Giovanni Gorini, professore di Numismatica antica presso l’università di Padova, è pronto a scendere in campo per Sibari. “Il  problema a Sibari come a Pompei è nella totale assenza di manutenzione. Bisognerebbe, semmai, ripetere con forzache bisogna dire basta allo spreco di denaro pubblico investito inimprobabili progetti di valorizzazione a scopo turistico e chiedere conaltrettanta forza che i fondi sui beni culturali vengano destinati esplicitamente ai lavori senza gloria di conservazione e manutenzione del patrimonio archeologico”. Questo il commento di Grazia Semeraro, professoressa  all’università del Salento. 

Adesione convinta all’iniziativa “Mai più fango – Un sms per Sibari” giunge anche da Marcello Maggiolini, professore di Patologia all’Università della Calabria e da Franco Cambi (Archeologia dei Paesaggi, Università di Siena); Benedetto Clausi (Letteratura Cristiana, Unical), Donata Levi (Storia della Critica d’Arte, Università di Udine); Daniele Vitali (Archéologie Classique, Université de Bourgogne) e Francesco Kostner. Della “partita” saranno anche: Ottavio Cavalcanti, Ermanna Carci e Franco Crispini. Giosi Mancini (dell’associazione Aria Rossa), poi, dice: “All’Aria rossa, insieme alle altre dimore della Valle del Savuto, abbiamo prefigurato un percorso comune di salvaguardia del territorio che conservi e tuteli il paesaggio e insieme rinnovi l’identità smarrita dei luoghi. Un nuovo new deal per ricostruire e riparare i  tanti danni sul territorio. Vogliamo ricomporre un’immagine reale e non retorica della Calabria, aperta alle idee e ai progetti delle  ultime generazioni di emigrati insieme a quelli di antica emigrazione, per ridisegnare la fisionomia futura della Calabria”. Mimmo Bevacqua, fondatore del movimento politico culturale “zonadem” e vicepresidente Provincia di Cosenza, infine, ha scritto a Chiara Braga, responsabile Pd per il territorio e l’ambiente per sensibilizzarla sulla problematica degli scavi di Sibari.

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