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 GENTILE Direttore,da più parti si reclama che occorre cambiare, perché le istituzioni pubbliche devono essere capaci di  realizzare i grandi progetti infrastrutturali e non possono più perdere tempo. Ed è vero, occorrono amministrazioni più trasparenti ed efficienti, capaci di affrontare e risolvere i problemi in tempi certi. Ma il cambiamento, e anche la sfida dell’innovazione, che va accettata e valorizzata, non possono significare meno democrazia e meno partecipazione.

Da questo punto di vista trovo molto interessante l’intervista di Leo Amato all’ex presidente dell’Enel Chicco Testa, il quale si dice entusiasta della proposta di riforma costituzionale di Matteo Renzi, che prevede la cancellazione delle materie concorrenti dal Titolo V della Costituzione, ed è quindi favorevole ad un netto riaccentramento nelle mani dello Stato di tutte le competenze in materia di energia e grandi opere. Ora, che ci sia la necessità di riformare il Titolo V della Costituzione, o anche, più semplicemente, di stabilire in maniera chiara “chi fa cosa” su alcune delicate materie, è assolutamente vero. Ma utilizzare le incertezze della situazione attuale per buttare via “il bambino con l’acqua sporca”, cioè non solo le storture e le cose che non hanno funzionato ma l’intero dibattito di questi anni sul federalismo, è una scorciatoia che non fa bene al nostro Paese e al Mezzogiorno.

Già, il federalismo. Una parola che non molti anni fa sembrava la panacea di tutti i mali italiani, e che adesso è diventata impronunciabile. E lo è diventata anche perché, ben prima che la crisi finanziaria aprisse le porte della spending review (con tutti i tagli che sono seguiti ed hanno portato la maggior parte degli enti locali in una situazione sempre più difficile) i poteri forti (grandi giornali, lobby, ecc.) erano già al lavoro per contrastare la stessa idea dell’esistenza dei poteri locali. Che è cosa diversa dal rilevare i limiti e le distorsioni del sistema.

E tra l’altro indebolire ulteriormente i poteri locali (invece di ridefinirne i compiti e le funzioni perché possano meglio affrontare la realtà), mentre il centro delle decisioni si sposta sempre di più, anche per effetto della moneta unica e della funzione della banca centrale europea, a Bruxelles, contribuirebbe a indebolire ulteriormente l’Italia nei confronti dei partner europei, e renderebbe ancora più marginali interi pezzi del Mezzogiorno.

La crisi del regionalismo richiede invece una riflessione seria sulla riforma dello Stato e sull’articolazione dei poteri. Non è solo questione di materie concorrenti e materie esclusive dello Stato e delle Regioni. Bisogna stabilire che ruolo avranno gli enti locali, a partire dai Comuni, e quali altri livelli di governo ci dovranno essere. E soprattutto per fare cosa. Bisognerà vedere come va a finire l’incerta riforma delle Province, tanto per nominare un’altra parola che a parere di molti non si dovrebbe più pronunciare. E occorrerà affrontare la sfida per definire fabbisogni, costi standard e fondi di perequazione per intervenire sul forte divario infrastrutturale del Sud e per affermare il principio costituzionale in base al quale ogni persona deve poter avere gli stessi diritti di cittadinanza.

Chicco Testa ci ricorda che “l’avvicinamento delle competenze al territorio ha finito per aumentare l’ingovernabilità complessiva dei processi” e che “sono proliferati veri e propri egoismi territoriali”. Ma si possono governare i processi senza la democrazia? Almeno a questa domanda si dovrebbe rispondere, perché proprio uno dei casi citati da Chicco Testa dimostra che la democrazia e le istituzioni a volte servono. E’ vero, per molti anni la costruzione dell’elettrodotto Matera – Santa Sofia, opera strategica di rilievo nazionale, è stata ritardata per le opposizioni di alcune comunità locali. Ma è anche vero che nel mese di aprile del 2004, a seguito di un’attività di concertazione promossa dalla Regione con i parlamentari, i sindaci, le comunità locali, e con un supporto tecnico – scientifico di qualità, in due settimane fu raggiunta un’intesa che sbloccò la situazione, permettendo il completamento dell’opera.

E vogliamo parlare di Scanzano? Anche in questo caso, al netto di esempi e similitudini con vicende non sempre attinenti (c’è sempre un “nimby” in agguato, spesso a sproposito), era in gioco una grande opera strategica che avrebbe potuto mettere a rischio il futuro della Basilicata. Ma al di là del caso specifico, e del fatto che quella scelta era sbagliata nel metodo e nel merito, per un’opera simile le leggi di molti Paesi e le direttive comunitarie parlavano già allora di lunghe e complesse procedure di concertazione con i territori. Non a caso la Basilicata, opponendosi a quella scelta, accolse la convinta solidarietà di 19 Regioni italiane, oltre che di tanti scienziati e tecnici.

E poi, naturalmente, c’è il tema del petrolio. E anche qui, non è con meno democrazia e soprattutto con meno tutele che si costruisce lo sviluppo. Gli indicatori di sostenibilità ambientale, per esempio, non possono che essere verificati su scala locale. E lo stesso deficit di sviluppo non può essere agitato come “opportunità perduta” per colpa dei poteri locali. Certo, la classe dirigente è chiamata nei prossimi anni ad un sfida complessa (anche per i limiti che la politica ha mostrato in alcune occasioni) ma certamente non si può pensare che lo Stato e le compagnie petrolifere abbiano fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità per sostenere lo sviluppo. E se è legittimo che le compagnie petrolifere perseguano i propri interessi, è altrettanto legittimo che le istituzioni locali tutelino il territorio e gli interessi delle comunità locali.

Non basta, quindi, evidenziare che occorre decidere rapidamente, magari eliminando qualche ostacolo qua e là (le Regioni? Gli enti locali?). Perché decidere è e sarà sempre faticoso e difficile. Per me bisogna farlo rispettando i territori e riscoprendo una tradizione che in Basilicata è stata virtuosa, e ci ha portato a praticare quel federalismo solidale e cooperativo che in più di un’occasione ha fatto scuola. E questo significa che oggi, invece di prendersela con gli enti locali e le Regioni (che di guai ne avranno pure combinati, e bisogna certamente correggere gli errori fatti; ma non è certamente restringendo le loro competenze che si risolve il problema), occorre scrivere un nuovo patto democratico, che individui i compiti di ogni istituzione, basato sui principi ispiratori della concertazione e della leale collaborazione fra poteri.

Perché è solo su questa strada che si possono contemperare interessi diversi di diverse comunità, soggetti economici, istituzioni, cittadini. Ed è solo così che si può pensare alle generazioni future ed ai loro diritti.

Tra l’altro proprio la vicenda del petrolio, come del resto per altri versi la stessa questione del governo delle risorse idriche, pone ben altri problemi, che attengono innanzitutto al rispetto e all’attuazione degli impegni assunti dallo Stato nel corso degli anni nei confronti della Basilicata. E’ solo il caso di ricordare che la Basilicata offre già, da molti anni (prima della riforma del Titolo V) un contributo importante al bilancio energetico dell’Italia, ed è soprattutto grazie alle sue capacità negoziali se sul finire degli anni ‘90 è riuscita ad ottenere, oltre alle royalties, interventi dello Stato delle compagnie petrolifere per la tutela del territorio oggetto delle estrazioni, lo sviluppo economico e le infrastrutture. Impegni solo in parte mantenuti che, a distanza di quindici anni, non risultano comunque sufficienti a sostenere la Basilicata. Per questo occorre una nuova intesa istituzionale fra lo Stato e la Regione, che rinnovi il patto siglato allora, aggiornandolo alle necessità impellenti di oggi.

Il Consiglio regionale, in un rapporto leale collaborazione con il governo regionale, ma anche a tutela delle prerogative di tutti i gruppi politici, si farà parte attiva di questo percorso di concertazione, promuovendo il dibattito e il confronto e sollecitando con forza il rispetto degli impegni da parte dello Stato.

*Presidente del Consiglio regionale della Basilicata

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