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APPREZZO MOLTO Lucia Serino. Condivido con lei il codice elementare della franchezza che ovviamente decliniamo in linguaggi e forme diversi: lei Direttore bravissimo di un quotidiano assai frequentato, io estensore di commenti e cultore di pensieri in libertà costretto a chiederle (ottenendole sempre) considerazione e ospitalità.
Mi turba tuttavia questa volta di non condividere il suo rutilante e schierato editoriale che, in coda, dopo un impietoso viaggio fra le rovine della politica si chiede perché Matera appaia divorata da una sindrome suicida e votata ormai ad un nichilismo privo di cultura e di prospettiva.
Eppure il Quotidiano è stato finora nel cuore di un dibattito spregiudicato che dovrebbe aver chiarito le ragioni per le quali la politica a Matera si era arresa rendendo impossibile la convergenza su un candidato che pure si era proposto (agli occhi del Mondo?) come il mattatore, il cavaliere solitario nella difficile e combattuta partita fra le aspiranti Capitali europee della cultura.
Lucia si dichiara sorpresa del fatto che sia stata posta in discussione una pretesa dinastica, pur a fronte di qualche merito che era (ed è) impossibile negare. Non considera forse la condizione di una città che, proprio per la valenza degli obiettivi al 2019, pretendeva che una candidatura così significativa si rimettesse apertamente in gioco attraverso una consultazione preventiva orientata ad unire le forze in campo, magari a consolidarla e in pari tempo a rinfrescare (diciamo così) un ritratto di famiglia un po’ (?) usurato.
Lucia Serino peraltro non nasconde la drammatica apprensione (“stendiamo un velo pietoso”) sullo stato “complessivo” del PD a Matera e altrove.
Ma non era questa una delle ragioni per le quali non è stato possibile pervenire ad una soluzione unitaria? Dobbiamo ancora ricercarne, a qualche giorno dalle elezioni, i motivi oltre quelli che si sono poi manifestati ad occhio nudo?.
Era perciò del tutto naturale che quanti avevano scommesso sulla iniziativa di Pittella e sullo spirito iconoclasta del “renzismo” (non solo loro) non potessero mai acconciarsi a subire forzature e difese blindate non solo di una candidatura (che nessuno di noi contestava sul piano personale) ma di un intero apparato gentilizio. Né potevano rinunciare a sollecitare le primarie non come “pretesto” (come Lucia sembra adombrare) ma come soluzione per recuperare consensi in libera uscita e ritrovare convergenze intorno a un’idea più tersa del potere e davvero più “trasparente” nelle pratiche a venire.
Ma se questo spiega perché un “altro PD” ha deciso di rompere le righe e di assumere una scelta libera, la ragione dell’ingresso di De Ruggieri in una contesa come questa non si può spiegare attribuendola a una istanza di potere uguale e contraria. La verità è che sono entrate in campo due diverse “visioni” della città, della sua realtà sociale e produttiva, quindi della cultura e della politica. E non si parli di deriva “elitaria” (che, insieme con l’età, è il mantra della più oziosa delle obiezioni alla candidatura di De Ruggieri). A meno che non si voglia ignorare che la lotta politica è destinata sempre a realizzare una drammatica selezione, nel senso che produce sia le èlites che i clan. Sta poi al giudizio popolare orientare le scelte verso la migliore delle soluzioni sul tappeto. Ciò che è possibile avvenga anche in questa occasione.
Quanto al clima di rissa ed ai “vituperi“, Lucia Serino ha ragione. Troppe offese nell’aria, mentre alcune verità vengono taciute o velate da prudenze verbali. Una città che ha vinto per la qualità di una storia civile irripetibile ed unica oltreché per il lavoro di lunga lena di una buona classe dirigente, dovrebbe ricordare che ha doveri di civiltà ma anche obblighi di sincerità e di lealtà verso se stessa.
Un esempio? Ebbene, anche nel caso della dirigente dello Stato, apprezzata (perché no?) per il lavoro svolto nella gestione di un eccellente polo museale, che ha indossato nel twitt dal sen fuggito l’abito della “pasionaria”, sarebbe stato istruttivo far prevalere, per costume liberale, lo stile volterriano: la difesa cioè, fino all’immolazione, del diritto di chiunque a manifestare passioni e preferenze.
Magari a fronte dell’opportunità che esse rimanessero confinate nel perimetro delle regole istituzionali e del riserbo personale.
Mi pare infine che sia mancata nell’appassionata riflessione di Lucia Serino una più accurata analisi politica su quel che è accaduto e che non potrebbe sfuggire ad un osservatorio puntuale quale il suo.
Il PD non ha alleati, salvo qualche sostegno laterale e qualche spezzone della sinistra. Dov’è il centrosinistra, scompaginato in cinque anni di “tourbillon”? Davvero la sua dissoluzione è tutta imputabile all’eclisse della politica(?) o alla sua riduzione a mercato? Vi sarà pure una responsabilità nella gioiosa macchina inventata messa a punto e difesa ad oltranza per vincere e riprodursi secondo la vulgata pubblicitaria?. Perché una parte, come si vedrà non residuale, del PD, i socialisti e quel che rimane del centrosinistra sono con De Ruggieri? Per effetto di quali promesse di potere o per pura schizofrenia? O non invece per scelte che hanno individuato in una dimensione civica e progettuale (magari postpolitica) e su una piattaforma di riformismo popolare un’occasione per costruire quel percorso di rinnovamento su cui la città possa ritrovare ragioni più vere e unificanti?
Con un PD chiamato a liberarsi dalle incrostazioni e a ritrovare il senso di una missione generosa e inclusiva al servizio della comunità materana?.
Ormai il dado è tratto. Le vere primarie avranno il loro libero e plenario svolgimento il 31 di maggio e forse il loro epilogo il 14 di giugno. Saranno la prova della verità in una città che, lo si voglia o no, si proporrà come il laboratorio per la costruzione di un nuovo campo di valori e per l’avvio di una dialettica vera fra un Governo cittadino ed una chiara Opposizione in un consiglio comunale che aveva smarrito negli ultimi tempi ogni relazione fra chiare identità politiche nella melassa di un trasformismo senza regole. E saprà farlo anche per le scelte che De Ruggieri, se avrà ragione, dovrà necessariamente compiere costruendo intorno al progetto di Matera 2019 una maggioranza coerente, selezionata dal merito e dai valori che torneranno ad essere il vero criterio discriminante, il punto più alto di coagulo e di distinzione: il principio insomma di una nuova storia. Un esito più “renziano” di questo, chi l’avrebbe previsto?. Nemmeno Renzi, immagino, che pure è un produttore di eventi e un narratore di storie imponderabili ma suggestive che sono il sale della turbopolitica.
Non so se i renziani della prima e dell’ultima ora (categoria ancora in attesa di regolazione) se ne siano accorti. Ma non c’è più tempo. Grazie, Lucia, e arrivederci.

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