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SULLA scopa, la strega di passaggio in Basilicata avrà buon gioco a muoversi velocemente, non dovendosi barcamenare fra treni inesistenti o in perenne ritardo e strade sempre più malandate. I doni? Nella calza di Pittella una rosa (di nomi), caramelle renziane e altri bonus a sorpresa. Ai potentini gli agognatissimi biglietti (della Lotteria Italia? No, di Trotta) e ai politici del capoluogo uno scranno da assessore in attesa del rimpasto (in programma per il 10 gennaio, ma non si sa di che anno…). Ai Dem un gioco per disegnare il nuovo partito in armonia, per Lacorazza una piccola trivella e dei guantoni da pugile (possono servire in Consiglio). A Matera, dove aspettavano la Befana lucana in anticipo, un maxischermo-orologio che funziona e delle opere d’arte per il Musma svuotato. Alle dipendenti Fca – alle quali è arrivata anche una calza da Detroit – delle nuove tute. Non bianche, naturalmente.

e.furia@luedi.it

Per la giunta di Potenza
non c’è data da fissare:
zero data di scadenza,
e il rimpasto può aspettare.

Annunciato a Ferragosto,
poi a Natale e Capodanno.
Il trucchetto? Pare questo:
non si dice di che anno…

Nella calza la Befana
porta in dono dei biglietti:
a Potenza bus perfetti
e allure metropolitana.

– Certo, con la lotteria
ci faresti più contenti
ma se proprio te la senti,
riaprici Santa Lucia!!!

Se la strega vien di notte
con le scarpe tutte rotte
e il vestito alla lucana
è un’inedita Befana

che promette ‘sto rimpasto:
«Sì, ma solo dopo il 10!».
Dario – o chi ne fa le veci –,
intanto, immobile è rimasto.

Maxi-calza per Carretta:
c’è uno scranno da assessore
(in penombra un senatore,
«Ehi, ma quello lì è Margiotta!!!»),

Iudicello è il gran regista,
Santarsiero nel backstage:
larghe intese e via terzista
la politica è New Age…

E il rimpasto regionale?
La Befana c’ha una rosa
(lo riporta anche il giornale):
è una calza portentosa

quella pronta per Marcello,
caramelle come a Renzi,
lo Statuto («Quant’è bello!»)
e altri bonus – cioè: consensi.

Lacorazza troverà
una piccola trivella
(uno scherzo da monella:
la Befana riderà…),

ma per Piero anche i guantoni
pronti – in men che non si dica –
per Consiglio e Commissioni,
contro i raid di quel Mollica.

Poi la strega planerà
(sulla scopa, certamente,
per lo stato deprimente
di treni e vïabilità…)

dalle parti di Matera:
qui dall’altro ieri sera
l’aspettavano a migliaia,
tutti in piazza (pure Braia)

osservando un orologio
regolato un po’ a rilento;
alché un tipo, mogio mogio,
dice: «Guarda qui, sta’ attento

siamo avanti di due giorni,
Capodanno ha fatto scuola?
Così diamo un’altra sòla,
vuoi che lei, poi, non ritorni?».

La stregaccia, buona assai,
oltre a un nuovo maxischermo
per il concertone Rai,
nella calza ha un punto fermo:

tanti soldi per musei
biblioteche e librerie
«Caro Franceschini, sei
nulla tra le calze mie.

Per il Musma non mi basta
quel gran genio di Fellini,
servono altre acquisizioni
si può fare pure un’asta».

Di ritorno verso Roma
lascia ghibellini e guelfi
(due province, doppio idioma)
e poi vira verso Melfi:

qui Marchionne ha appena inviato
la sua calza da Detroit.
«Dice ch’è molto incazzato
e il motivo? Siamo noi.

Perché il Papa, ieri, a Rieti,
al volante ci ha traditi
non più in 500L
come negli Stati Uniti:

le nostre auto son più belle
– lo sa bene il Vaticano –
ma per Jorge l’argentino
Ford e Fiat sono sorelle…».

Per Effeccià la calza
(acquistata a Portasalza)
conterrà una tuta fashion
da indossare al rovescio:

bianca dentro, rossa fuori;
per le dipendenti in linea
stop a imbarazzi e rossori,
la beltà sarà fulminea.

Nella terra del petrolio
né benzina né carbone,
siamo al top con vino e olio
nelle calze è tradizione:

pepi cruschi, la podolica,
la “lucanica” a Picerno,
canestrato a Moliterno
(così passi un bell’inverno),

melanzana da Rotonda
rossa come la “candonga”,
da Filiano il pecorino,
Roccanova ha il suo Grottino:

entra tutto nella calza
coi fagioli di Sarconi.
«Il colesterolo si alza
ma i sapori sono buoni»,

dice infine la Befana,
che per i più litigiosi
– quelli a tessera Piddì –
ha panetti strepitosi:

son tre (rosso, bianco e verde)
da donare anche a Speranza,
nel Pd senza Potenza
che unità (e voti) perde.

«Ecco qui, è Adica Pongo,
modellateci il partito:
colorato, forte e unito.
Fatelo, orsù. Per Luongo».

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