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Lo spopolamento del territorio passa dal calo di studenti, divenuto ormai esponenziale. Non solo nel capoluogo: anche a Matera e provincia i numeri sono drammatici. Alle Medie di Calciano gli iscritti sono appena 12. Craco a rischio chiusura: non si formano prime classi

di EUGENIO FURIA
 
IL processo è partito e arrestarlo sembra voler fermare il vento con le mani: ma davanti a uno spopolamento fisiologico, il compito delle istituzioni è rendere l’istruzione un diritto imprescindibile per quelli che rimangono.  
L’anno scolastico che si è appena concluso ha visto un calo di studenti nelle scuole superiori pari a 476 unità (372 a Potenza e 104 a Matera e Provincia) rispetto al precedente, nelle Medie circa 700 solo nel Materano: una cifra significativamente in linea con la flessione registrata nella scuola primaria, dove dal 2011/12 al 2015/16 gli alunni sono diminuiti di 777 unità (da 9.226 a 8.449). E ancora: -116 bimbi in meno nella scuola dell’infanzia… I dati forniti dalla Flc Cgil – per quanto a macchia di leopardo in attesa dell’ufficialità e della completezza – sono drammatici e fanno il paio con il grido d’allarme arrivato nei giorni scorsi da Potenza, dove sono già 7 i comuni che non avranno più la scuola media, mentre altri 10 la potrebbero perdere nel prossimo biennio. Per i livelli d’insegnamento inferiori non ci sono ancora numeri definitivi ma la tendenza è questa. 
 
LE CRITICITA’ NEL MATERANO Sono, anche qui, le Medie la spia di un processo lento ma irreversibile. Si va dai 42 alunni di Garaguso suddivisi in 3 classi (rispettivamente da 16, 12 e 14 alunni) ai centri dove la prima non si è formata, e dunque il rischio chiusura è dietro l’angolo: è il caso di Craco, dove gli iscritti per l’anno scolastico che partirà il 14 settembre sono appena 16. A Calciano il numero scende a 12: in mezzo, il limbo che comprende San Giorgio (20 iscritti), Aliano (21), San Mauro (22), Gorgoglione (24), Colobraro (25), Bernalda-Metaponto (28) e Valsinni (30).  
 
E I DATI ALLARMANTI NEL POTENTINO Sono complessivamente 3.537 gli alunni in meno nelle scuole di primo e secondo grado della provincia di Potenza, nel periodo compreso tra il 2010 e l’inizio del prossimo anno scolastico, con una perdita di 655 unità solo nel confronto tra il 2015-2016 e il 2016-2017: in tutto il Potentino, inoltre, 24 scuole elementari rientrano nella cosiddetta «fascia di rischio», ovvero con un numero di alunni compreso tra otto e 35. Due giorni fa il presidente della Provincia, Nicola Valluzzi, ha convocato 33 sindaci per fare il punto sui decrementi demografici nelle scuole. L’impressione – supportata dai numeri – è di una deriva che non si arresta.
 
 
LE COLPE DELLA POLITICA La legge regionale che regola il sistema scolastico lucano risale a fine anni 70, e al suo interno non esiste la parte riferita alla fascia 0-6 anni, tanto che ancora oggi gli asili in Basilicata si aprono sulla scorta di regolamenti: è persino inutile sottolinearne l’anacronismo, tanto più se si fa il confronto con altre realtà, senza il bisogno di rifugiarsi nella virtuosissima Emilia Romagna dove la norma viene aggiornata periodicamente. 
La proposta lanciata due giorni fa da Valluzzi è appunto quella di istituire, a partire da settembre, un tavolo operativo tra Provincia, Comuni, Direzione scolastica e Regione Basilicata per arrivare al nuovo dimensionamento scolastico, o magari anticiparne la scadenza. L’ultimo dimensionamento risale a un paio di anni fa, è stato redatto in ritardo – il Palazzo fu scosso dalla Rimborsopoli – con scadenza triennale, dunque dopo l’estate se ne dovrà giocoforza iniziare a parlare per non trovarsi impreparati nell’anno scolastico 2017/18. Un dialogo era già stato imbastito dai sindacati con l’ex assessore Liberali, dunque bisognerà riprendere il filo di quel confronto. Che le sigle sindacali si augurano sia «serio, laico e di merito», per usare le parole di Eustachio Nicoletti della Flc Cgil Matera. «La Regione è fortemente in ritardo – aggiunge –, è pigra e sorda, e adesso stiamo pagando quei ritardi. Deve assumersi le proprie responsabilità e scegliere se investire su scuola, asili e formazione professionale. O pensa che la materia sia solo di competenza ministeriale? Noi crediamo che l’istruzione sia un diritto da declinare anche a livello di Regioni, ex Province e Comuni».
La critica che spesso i sindacati di categoria muovono alla Regione è di approcciarsi a un tema così delicato con un approccio «contabile» e «quantitativo» mentre sarebbe preferibile un approccio «qualitativo» e di programmazione. E poi c’è il discorso dei campanili. «Per il prossimo dimensionamento – incalza Nicoletti – serve un approccio competente e soprattutto disinteressato, che non tenga conto delle parrocchie politiche e degli equilibri di campanile». La mente va ai “mostri” omnicomprensivi – erano 4, oggi sono 3 – come quello di Corleto, sottodimensionato e con classi dall’infanzia alle superiori (professionale indirizzo chimico). «Ecco, in passato c’è stato qualcuno che spingeva per un presidio scolastico importante in un territorio piuttosto che in un altro. I criteri per fare il dimensionamento non sono questi». C’è infine un altro problema che riguarda la didattica.
 
LA DIDATTICA DIMEZZATA DELLE “PLURICLASSI” Di mezzo c’è il futuro della Basilicata se si pensa che i bimbi seduti oggi al banco sono la classe dirigente di domani. 
Una forte minaccia alla qualità dell’apprendimento è causata dalle cosiddette pluriclassi, classi accorpate per esigenze di numero e composte da alunni di età diverse che hanno, per questo, diverse esigenze e tempi. Le pluriclassi erano 92 fino a un paio di anni fa ma adesso i sindacati pensano che abbiano superato le 100. Una situazione di emergenza nell’emergenza che stride con gli indirizzi del governo nazionale e regionale attento alla digitalizzazione. Sul «lavoro in classe» e sul bisogno di una «didattica modulare» plasmata sulle fasce d’età dei discenti, i sindacati hanno più volte lanciato l’allarme chiedendo risposte alle istituzioni sotto forma di interventi e progetti pedagogici ad hoc. Vox clamans in deserto. Lo stesso hanno fatto invocando più programmazione nella razionalizzazione dei trasporti: dato per inarrestabile lo spopolamento scolastico, si tratta di disegnare una rete virtuosa che permetta – per fare un esempio – a quell’alunno di Craco (che presto rimarrà senza istituto) di raggiungere Pisticci senza disagi e costi ulteriori per la famiglia. 
I nodi, insomma, sono tanti. Come scioglierli? Sulla nostra pagina facebook, un lettore commenta così, con amaro sarcasmo, la notizia della fuga dalle scuole di Potenza: «Possiamo trasformarle in case di riposo. Se vanno via i giovani diventa normale che non ci siano più famiglie nuove e nascite». Speriamo che nel Palazzo non lo prendano alla lettera.
e.furia@luedi.it
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