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Anziani in una casa di riposo

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«APPARE evidente che vi siano responsabilità anche degli amministratori della struttura di Brienza, che gestendo peraltro una struttura in cui vi erano ricoverate persone anziane e vulnerabili pure avevano il dovere di pretendere, prima di accogliere – omissis -, una diagnosi esatta sulle sue condizioni di salute e sulla sua positività o meno al Covid 19».

C’è anche l’atto d’accusa nei confronti di suor… tra le motivazioni dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita ieri mattina nei confronti di Nicola Ramagnano e Romina Varallo, gestori della casa alloggio per anziani di Marsicovetere.

Nell’ordinanza, infatti, il gip Teresa Reggio ha riprodotto integralmente la richiesta di misure cautelari avanzata dai magistrati titolari dell’inchiesta sulla strage degli anziani di Marsicovetere, il procuratore aggiunto Maurizio Cardea e il pm Annagloria Piccininni. Inchiesta che sul punto delle responsabilità ai vertici della casa di riposo di Brienza, sarebbe ancora «in corso».

La circostanza dell’iscrizione sul registro degli indagati della suora che gestisce la struttura brienzese è stata confermata, ieri mattina, anche dal procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio, nella conferenza stampa convocata per fare il punto sull’arresto di Ramagno e Varallo.

Curcio ha parlato di un’ipotesi di omicidio colposo a carico della religiosa, che nell’ordinanza viene identificata nella madre superiora della Suore missionarie catechiste del Sacro Cuore, Anna Sangermano.

Nei suoi confronti, quindi, non viene ipotizzato anche il reato di epidemia colposa contestato a Ramagnano e Varallo. Anche perché la differenza tra le condotte è evidente.
A Marsicovetere c’era già stata una prima vittima per covid quando è stato dato il via libera al trasferimento.

Di più c’erano in corso dei test a tappeto su tutti gli ospiti della struttura per provare a definire i contorni del focolaio. Ma il nome della donna in partenza per Brienza «non era stato comunicato per essere inserito tra le persone a cui doveva essere somministrato il tampone». Anche perché lei come una ventina di altri ospiti ufficialmente non poteva risultare, in quanto in soprannumero rispetto ai posti letto autorizzati.

«Si evidenzia chiaramente – scrivono i pm nella richiesta di misure cautelari che ha portato agli arresti di ieri -che durante le operazioni relative all’esecuzione dei suddetti tamponi la signora – omissis- era presente nella struttura (…) Pertanto il Ramagnano e la Varallo pur di occultare le loro macroscopiche responsabilità sottraevano la – omissis- al tampone mettendo a rischio la sua vita e quelle delle persone che entravano in contatto con lei non comunicando la sua presenza nella struttura all’autorità sanitaria competente permettendo il suo trasferimento nella casa di riposo di Brienza dove poi in perfetta sincronia e di conseguenza scoppiava un altro focolaio che causava la morte di cinque persone».

Gli inquirenti hanno notato come nel registro presenze della casa alloggio di Marsicovetere si noti «palesemente (…) che la data di uscita della – omissis -dalla casa Ramagnano precedentemente indicata nel 28 settembre 2020 risulta ritoccata corretta al 22 settembre 2020 anteponendola in modo strumentale a prima dell’inizio del focolaio cristallizzato al 26 settembre 2020».

Inoltre «dalle dichiarazioni dei familiari resi dapprima innanzi ai carabinieri di Viggiano e successivamente innanzi al personale del Nas si evince che la – omissis – è uscita dalla casa alloggio di Marsicovetere il 26 settembre 2020 alle ore 14 30 a focolaio iniziato».

«La signora venne nel pomeriggio del 26 settembre 2020 intorno alle ore 15 00 circa accompagnata dal marito e dalla figlia». Ha confermato agli investigatori la madre superiora. «In quel momento non ho pensato a chiedere ai familiari da dove provenisse la signora se da casa o da qualche altra struttura in quanto sapevo che l’avessero portata per continuare a fare la riabilitazione dopo essere uscita da Acerenza».

Quindi ha ammesso che poiché «la struttura era al momento pulita da infezione covid (…) non è stato chiesto il tampone prima dell ingresso».
Una violazione, sottolineano i magistrati, della «normativa nazionale e regionale varata in relazione all’emergenza epidemiologica da Covid 19 con specifico riferimento alle strutture di accoglienza».

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