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Tempa Rossa, il centro olio Total a Corleto Perticara

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POTENZA – Puntavano agli appalti di Eni e Total i protagonisti dell’inchiesta dell’Antimafia di Bologna su una presunta «associazione criminale di matrice camorristica» che avrebbe avuto al vertice personaggi legati al clan dei Sarno e dei Casalesi, rispettivamente egemoni sul quartiere Ponticelli di Napoli e nell’Agro Aversano, nel Casertano.
E’ quanto emerge dagli atti dell’inchiesta dell’Antimafia di Bologna soprannominata Darknet, per cui martedì sono stati arrestati tre lucani (anche se in due vivono lontano da anni), e un altro ancora, sempre domiciliato fuori regione, è stato sottoposto all’obbligo di firma (LEGGI LA NOTIZIA). Mentre risultano sequestrate due società a Viggiano (Covitec srl e Volverin Romagna srl), una a Policoro (Papa srl) e un’altra ancora a Montalbano Jonico (Savi Lift srl). E in sei risultano indagati a piede libero tra Viggiano, Marsicovetere e Montalbano Jonico.
Ieri a proposito di uno di questi sei indagati, Rocco Conte, è intervenuto il sindaco di Viggiano, Amedeo Cicala.
Rispetto a quanto affermato negli atti dell’inchiesta dell’Antimafia emiliana sul rapporto di dipendenza tra Conte e il Comune, Cicala ha voluto precisare che si tratta, più correttamente, di un rapporto di collaborazione legato a un progetto di cura del verde avviato dalla precedente amministrazione.
Ma il nome di Conte non compare soltanto in una serie di intercettazioni in cui si parla di utilizzare la Covitec srl per provare a ottenere degli appalti da amministrazioni pubbliche, come i lavori di ristrutturazione dell’ospedale di Viggiano.
A febbraio del 2018, infatti, le Fiamme gialle hanno intercettato diverse conversazioni di un pluripregiudicato come Luigi Saverio Raucci, nato a Viggiano nel 1978 e attualmente domiciliato a Cattolica, che parla di «riattivare» la Papa srl di Policoro perché «si era aggiudicato un appalto per le pulizie nel centro oli di Potenza». Così almeno scrive il gip Alberto Ziroldi, che ha firmato la misura cautelare. Dove «Potenza» potrebbe stare per Viggiano come per Corleto Perticara, dal momento che gli unici centri oli della provincia.
Poi, a marzo, entra in scena anche un altro viggianese, Michele Di Giuseppe, che sarebbe stato intercettato mentre era in compagnia di Raucci e Conte, dall’altro lato del telefono, lo aggiornava sugli sviluppi dei loro progetti.
«Conte Rocco comunicava a Di Giuseppe e Raucci di aver preparato tutte le carte per effettuare dei lavori con le ditte Eni e Total». Scrive ancora il gip, che poi annota come «Di Giuseppe chiedeva all’interlocutore di riferire anche a Raucci questa notizia, in quanto lo avrebbe reso felice», e che Conte «riferiva che avrebbe preparato un programma in merito alla ditta da inserire nel lavoro con Eni e Total».
Contattato dal Quotidiano, il Distretto meridionale dell’Eni, con sede a Viggiano, «effettuati immediati approfondimenti», ha escluso «l’esistenza di contratti di fornitura, presenti e passati, con la società oggetto d’indagine».
Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti dell’Antimafia di Bologna l’organizzazione guidata da Raucci e dal napoletano Giovanni Iorio, cognato dell’ex boss pentito Vincenzo Sarno, sarebbe riuscita «a reinvestire e auto-riciclare in attività imprenditoriali, immobiliari e finanziarie ingenti somme di denaro derivanti da attività delittuose; intestare a terzi ingenti patrimoni e attività commerciali frutto di attività estorsive e dello spaccio di droga e affermare il proprio controllo egemonico sul territorio basso romagnolo e potentino, attraverso la repressione violenta dei contrasti interni».

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