Vito Bardi
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Dopo la sfida di Chiorazzo nei confronti di Bardi sul caso Affidopoli lucana, il governatore della Basilicata invita il vicepresidente del Consiglio regionale a denunciare eventuali illeciti. Ma lui insiste per avere l’esito dei controlli interni
IL governatore Vito Bardi invita il vicepresidente del Consiglio regionale Angelo Chiorazzo a denunciare eventuali illeciti di cui fosse a conoscenza. E quest’ultimo lo irride, ironizzando sull’inchiesta appena avviata dai pm di Potenza. Prima di puntare il dito sulle inusuali resistenze dello staff presidenziale a fronte di una semplice richiesta di atti.
Si è accesa all’improvviso, ieri, la polemica sul caso “affidopoli”. All’indomani della nota con cui Chiorazzo (Bacc) aveva “sfidato” il governatore Vito Bardi a rendere pubblico per intero gli esiti dell’inchiesta interna avviata dopo le rivelazioni del Quotidiano sulle commesse a due associazioni fantasma affidate da Regione, Agenzia regionale per l’ambiente della Basilicata, Acquedotto lucano e Parco nazionale dell’Appennino lucano. Almeno sei commesse da mezzo milione di euro complessivi nel giro di pochi mesi, in parte già remunerate con pagamenti su un unico conto estero su una piattaforma di movimentazione globale di denaro già finita nel mirino delle autorità anti-riciclaggio.
LA REPLICA DI BARDI
«Ribadisco un principio fondamentale: se il consigliere Chiorazzo è in possesso di elementi concreti riguardanti ipotesi di comportamento illegittimo in vari ambiti, dalla sanità all’ambiente, dalla comunicazione ai servizi, ha il dovere di riferirli alle autorità competenti. La legalità non si persegue attraverso insinuazioni, ma con atti formali e verificabili».
Questo l’incipit della replica di Bardi al vicepresidente del parlamentino lucano.
«Le risultanze del rapporto che ho personalmente richiesto e ricevuto sugli affidamenti relativi ad alcune iniziative di comunicazione sono già state puntualmente comunicate alla stampa. Esse riguardano esclusivamente il perimetro delle mie responsabilità che continuo a esercitare con rigore e trasparenza».
Così ancora il governatore, che per qualche motivo recondito è tornato a ridurre la questione ad «alcune iniziative di comunicazione». Nonostante le principali commesse, del valore complessivo di 200mila euro, riguardino la sicurezza informatica di un ente pubblico di vigilanza come l’Agenzia regionale per l’ambiente. Seguite dai 136mila euro per la gestione del portale internet e dei profili social della stessa Agenzia, e i 74mila euro per l’organizzazione di eventi. Mentre per attività di «comunicazione» vera e propria risulta affidata un’unica commessa da 60mila euro.
AFFIDOPOLI LUCANA, BARDI: “CHIORAZZO DENUNCI SE SA”
«L’iniziativa che ho assunto sollecita dirigenti e funzionari competenti a verificare nel merito tutti i rilievi emersi dalla recente campagna di stampa e ad adottare, laddove necessario, le decisioni conseguenti». Ha proseguito Bardi. «E’ un atto dovuto che conferma l’attenzione costante della Regione Basilicata a ogni profilo di correttezza amministrativa.
«Dispiace constatare che il consigliere Chiorazzo scelga di cavalcare questa campagna costruendo illazioni e insinuazioni. Esistono leggi, regolamenti e responsabilità precise che garantiscono legalità e trasparenza, indipendentemente dal rumore della polemica politica». Ha concluso il governatore. «Comprendo che ciò possa non soddisfare chi è abituato ad agitarla sempre e a qualunque costo, ma per quanto mi riguarda continuerò a lavorare nel pieno rispetto delle istituzioni e nell’interesse esclusivo dei cittadini lucani».
LA CONTROREPLICA DI CHIORAZZO
Quasi immediata la contro-replica di Chiorazzo, che ha evocato subito le sue proprie prerogative istituzionale di consigliere di opposizione.
«Al presidente Bardi – incomprensibilmente – sfugge che il Consiglio regionale ha compiti di controllo». Ha dichiarato l’esponente di Basilicata casa comune. «Nel ribadirgli che non rinuncio ad esercitarli, voglio rassicurarlo sul fatto che appena dovessero emergere elementi di illecito, in questo cosa o in altri, che vadano dalla Sanità all’Ambiente o altro ancora, non esiterei – contemporaneamente alla segnalazione agli organi regionali – a formalizzarne la denuncia nelle sedi competenti. Anche se, a quanto emerge dalle notizie di questi giorni, sembra proprio che non ne abbiano bisogno e stiano procedendo autonomamente a fare chiarezza. Ma anche per questo è necessario che siano forniti tutti gli elementi e non solo auspici e rassicurazioni».
«La logica paternalistica del “tranquilli ci penso io” nelle istituzioni democratiche, è una colpa grave per chi la predica e per chi l’accetta». Ha aggiunto ancora il vicepresidente del parlamentino lucano.
«Allo stesso modo, ribadisco, la Politica non può fermarsi ad attendere i tempi spesso fisiologicamente non brevi della Giustizia per capire se qualcosa non ha funzionato perché ha la necessità di garantire continuità l’azione e di andare avanti. Per questo il controllo sull’azione della Regione degli enti sottoposti e in generale su tutto ciò che utilizza risorse frutto del lavoro dei cittadini deve essere stringente immediato e puntuale con l’obiettivo di arrivare prima delle pronunce dei tribunali ed esserne autonoma. La richiesta di rendere trasparenti iter e documentazione va proprio in questo senso. Per me che sono sempre stato un garantista e sempre lo sarò è anche chiaro che ci possono essere azioni e comportamenti che, pur non configurando violazioni penali, siano censurabili per una pubblica amministrazione e vadano corrette».
L’AFFONDO DI CHIORAZZO
«Se c’è qualcosa di anomalo, è l’insofferenza che si registra intorno a questa iniziativa. A iniziare dalla novità nella procedura di presentazione degli accessi agli atti che, per la prima volta, non ha consentito di protocollare la richiesta a mano, cosa prevista dai regolamenti, imponendo l’invio di una Pec. Uno zelo mai visto e sintomatico». Ha concluso Chiorazzo. «Il “generale” Bardi deve convincersi che nella funzione di presidente di questa Regione è egualmente a capo di una catena di comando e come tale ne’ è il responsabile, seguendo ed osservando le regole democratiche a fondamento delle istituzioni repubblicane, senza tentazioni a delegare o scaricare responsabilità su ufficiali di complemento o (cosa ancor più grave) su qualche sottufficiale».
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