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Le altane delle basi missilistiche in località Pietra Ficcata di Salandra. (ph dal sito http://basilicatatopsecret.altervista.org)

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La Nato in Basilicata, impianti militari costruiti fra Matera, Irsina, Tolve, monte Vulture e Salandra. Negli anni ‘60 installazioni atomiche e comunicative: dalle rampe di lancio Jupiter alla rete troposferica. Oggi non c’è nulla: tutto chiuso fra il 1965 e il 1995


Ci sono regioni che sembrano lontane dalla grande storia. Strade strette tra le colline, paesi di pietra, campi di grano. La Basilicata appare così negli anni più tesi della Guerra Fredda. Eppure proprio qui, tra la Murgia materana e le alture dell’Appennino lucano, prende forma una presenza militare che collega questa regione alla strategia globale della Nato.

IL MOSAICO DELLE INSTALLAZIONI NATO IN BASILICATA


Non una sola infrastruttura, ma un piccolo mosaico di installazioni: basi missilistiche nucleari, stazioni di comunicazione troposferica, nodi di collegamento militare. Tutte nate nello stesso clima storico, quello della contrapposizione tra i due blocchi che dividono il mondo dopo la Seconda guerra mondiale.
È naturale che oggi sulla presenza o meno di una struttura della Nato ci sia un’attenzione maggiore rispetto a poco tempo fa: le intemperanze belliche degli Stati Uniti, per quanto attualmente legate solo alla bandiera a stelle e strisce e a Israele, difficilmente potranno rimanere isolate per tanto tempo. L’appartenenza alla Norh Atlantic Treaty Organization, più volte disprezzata pubblicamente dal presidente Usa Donald Trump (che addirittura è arrivato a minacciare di invadere il territorio della Groenlandia, cioè uno dei suoi membri), è comunque un impegno solenne e in sostanza un bersaglio che i membri si ritrovano disegnato sulla schiena. La storia ci insegna che ci sono escalation incontrollabili.

LA PAURA DELLE BASI NATO


Le paure che stanno attraversando il mondo riecheggiano quelle del marzo 2022, quando l’aggressione all’Ucraina da parte della Russia riportò nel dibattito pubblico – dopo decenni di assenza – parole spaventose come “bomba atomica” e discorsi sulle micce locali che rischiano di far detonare una guerra globale.
Oggi come quattro anni fa tutti, in Italia e in Europa, guardano alle eventuali Basi Nato che si trovano vicino a casa con qualche timore.

LA REALTÀ STORICA E L’OGGI

Sapere invece che tutto ciò di cui andiamo a parlare appartiene al passato non può che essere tranquillizzante.

GLI ANNI DELLA GUERRA FREDDA


Alla fine degli anni Cinquanta l’Europa occidentale diventa una piattaforma avanzata della difesa atlantica. La Nato costruisce una rete che deve garantire due cose essenziali: capacità di risposta nucleare e comunicazioni sicure tra i comandi militari.
In questo disegno anche l’Italia meridionale assume un ruolo strategico. Le sue basi aeree, la posizione nel Mediterraneo e le aree interne poco urbanizzate offrono condizioni ideali per installazioni militari sensibili.
Così, quasi senza clamore, anche la Basilicata entra nella mappa della sicurezza occidentale.

I MISSILI DELLA DETERRENZA

Tra il 1960 e il 1963 il territorio lucano ospita due siti del sistema missilistico nucleare Pgm 19 Jupiter, installato dagli Stati Uniti nei paesi alleati europei.
Il programma viene gestito dall’Aeronautica Militare, in particolare dalla 36ª Aerobrigata Interdizione Strategica, con base a Gioia del Colle. Nel complesso il sistema italiano comprende dieci basi di lancio nel Sud: otto in Puglia e due in Basilicata.

I MISSILI JUPITER


Le installazioni lucane si trovano nell’area rurale a sud di Matera, sull’altopiano murgiano, e nel territorio compreso tra Irsina e Tolve, in una zona collinare isolata.
Ogni base segue una configurazione identica. Tre rampe di lancio disposte ai vertici di un triangolo, con un centro di controllo e strutture tecniche nel punto centrale. In totale la Basilicata ospita sei missili Jupiter operativi.

LE TESTATE NUCLEARI


Ciascuno è equipaggiato con una testata termonucleare W-49 da circa 1,44 megatoni, una potenza superiore di oltre cento volte alla bomba sganciata su Hiroshima.
Il sistema di comando è basato sulla cosiddetta “doppia chiave”: per autorizzare il lancio è necessaria la decisione simultanea di un ufficiale statunitense e di uno italiano.


La funzione di queste basi non è l’uso diretto dell’arma nucleare, ma la deterrenza: dimostrare che un eventuale attacco sovietico troverebbe una risposta immediata.
Questa presenza dura poco. Dopo la Crisi dei missili di Cuba, nel quadro degli accordi tra Washington e Mosca, gli Stati Uniti decidono di ritirare gli Jupiter dall’Italia e dalla Turchia. Nel 1963 le basi vengono smantellate e i missili rientrano negli Stati Uniti.

BASI NATO IN BASILICATA, LE COMUNICAZIONI STRATEGICHE


Se le basi missilistiche rappresentano la dimensione più visibile della strategia nucleare, la Nato sviluppa parallelamente un’altra infrastruttura meno appariscente ma altrettanto importante: il sistema di comunicazioni troposferiche Ace High.
Progettata negli anni Cinquanta e operativa dal decennio successivo, la rete collega i principali comandi dell’Alleanza dall’Europa settentrionale fino alla Turchia. Il principio tecnico è quello della diffusione nella troposfera: i segnali radio vengono lanciati verso l’alto e rimbalzano in quello che è lo strato più basso e denso dell’atmosfera terrestre, che parte dalla superficie e arriva a una quindicina di chilometri di quota, permettendo comunicazioni oltre l’orizzonte su centinaia di chilometri.

LE MONTAGNE LUCANE


Sul Monte Vulture, l’antico vulcano che domina la parte settentrionale della regione, viene installata una stazione della rete Ace High identificata dal codice Ivuz. L’impianto entra in funzione nei primi anni Sessanta e rimane operativo fino alla metà degli anni Novanta.
Più a sud, tra Salandra e Grottole, nasce la stazione ripetitrice di Pietra Ficcata, un nodo intermedio che collega il Vulture con le infrastrutture militari della Puglia, in particolare con l’area di Martina Franca.
Le strutture comprendono parabole direzionali, apparati radio ad alta potenza, generatori e alloggi per il personale. Le antenne sono orientate appena sopra l’orizzonte: da qui partono segnali che attraversano l’atmosfera e raggiungono altre stazioni della rete Nato.
Da questi impianti transitano comunicazioni cifrate, dati operativi e collegamenti telefonici militari tra i comandi dell’Alleanza.
Il sistema Ace High resta attivo per oltre trent’anni. Solo con la diffusione delle comunicazioni satellitari e delle reti digitali, negli anni Novanta, le stazioni vengono progressivamente dismesse. Pietra Ficcata e Monte Vulture cessano l’attività nel 1995

BASI NATO IN BASILICATA, UN CAPITOLO POCO NOTO


Osservata sulla carta geografica della Guerra Fredda, la Basilicata dell’epoca appare improvvisamente meno periferica di quanto sembri.
Tra il 1960 e il 1995 il territorio lucano ospita, in momenti diversi ma nello stesso quadro strategico, due componenti fondamentali dell’apparato Nato: da un lato le basi missilistiche della deterrenza nucleare, dall’altro i nodi della rete di comunicazioni che collega i comandi militari dell’Alleanza.
Oggi molte di quelle strutture sono scomparse o abbandonate. Le rampe degli Jupiter non esistono più e le stazioni radio, invase dalla vegetazione, si confondono con il paesaggio. E – nel clima odierno – ci consentono di essere giusto un poco più sereni.

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