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Crisi energetica, Basilicata la regione più colpita, carburante +21,6% nel 2026 secondo la CGIA di Mestre. Benzina oltre 2 euro al litro e costi record per famiglie e imprese
In un’Italia stretta nella morsa dei rincari energetici, la Basilicata si scopre, paradossalmente, come la regione più vulnerabile. Secondo le ultime stime elaborate dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, basate sui dati del Ministero dell’Ambiente (MASE), di Eurostat e della borsa energetica GME, il conto che attende le famiglie e le imprese lucane per il 2026 è il più salato del Paese in termini percentuali, almeno per quanto riguarda i carburanti, dopo lo shock energetico seguito allo scoppio della guerra in Medioriente.
CARBURANTE, IL PRIMATO IN NEGATIVO DELLA BASILICATA
Il primato amaro della Basilicata: mentre a livello nazionale l’aumento della spesa per benzina e gasolio si attesta su una media del +20,4%, la Basilicata svetta in cima alla classifica delle regioni con un incremento record del 21,6%. Si tratta di un aggravio complessivo stimato in 118 milioni di euro rispetto al 2025. Per le tasche dei cittadini e per i bilanci delle piccole e medie imprese locali, questo significa dover fronteggiare prezzi alla pompa che ormai lambiscono o superano costantemente la soglia dei 2 euro al litro.
IL PARADOSSO ENERGETICO
Un vero e proprio paradosso energetico, un dato non solo allarmante ma profondamente ingiusto per i cittadini lucani: la Basilicata è l’unica regione del continente europeo a ospitare importanti giacimenti petroliferi sulla terraferma. Nonostante la presenza dei pozzi in Val d’Agri e nel territorio di Corleto Perticara, che riforniscono una quota significativa del fabbisogno nazionale, il territorio non sembra trarre alcun beneficio diretto in termini di contenimento dei prezzi al consumo. Chi vive e lavora a pochi chilometri dai centri di estrazione paga la benzina più cara d’Italia, subendo le oscillazioni dei mercati internazionali e le logiche delle accise senza alcuna protezione legata alla produzione locale.
CARBURANTE BASILICATA PRIMA SUL PODIO, SEGUONO CAMPANIA E PUGLIA
Un conto salato, destinato al Mezzogiorno tutto, che in realtà, appare come la vittima sacrificale di questo shock energetico. Se la Basilicata è prima per rincari percentuali, il resto del podio è occupato da Campania e Puglia (entrambe al +21,3%), segno di una dipendenza dai trasporti su gomma e di una fragilità infrastrutturale che rende ogni centesimo di aumento alla pompa un macigno insostenibile.
GLI ALTRI RINCARI NELLO STUDIO DELLA CHIA DI MESTRE
Tuttavia, l’analisi della CGIA non risparmia il resto d’Italia, evidenziando come i rincari di luce e gas colpiscano duramente il cuore produttivo del Paese. Se la Basilicata soffre il picco sui carburanti, è la Lombardia a pagare il conto più alto in termini assoluti per le bollette: un extra costo di 2,2 miliardi per l’elettricità e 1,2 miliardi per il gas. Seguono a ruota l’Emilia Romagna e il Veneto, le regioni più popolate e industrializzate, che insieme alla Lombardia formano il “triangolo” più colpito dalla crisi energetica generale.
LA SITUAZIONE A LIVELLO NAZIONALE
A livello nazionale, la stima totale dei rincari sfiora i 29 miliardi di euro. Una cifra che le misure governative finora adottate, come il “Decreto Bollette” o il parziale taglio delle accise, riescono solo a scalfire superficialmente. Senza un intervento coordinato dell’Unione Europea — che includa il tetto al prezzo del gas e il disaccoppiamento tra i costi di gas ed elettricità — regioni come la Basilicata rischiano di vedere la propria economia affogare proprio sopra un mare di petrolio.
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