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Gli stati generali del lavoro organizzati lo scorso febbraio a Potenza

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POTENZA – «Passare subito dalla gestione dell’emergenza alla programmazione strategica, con un piano credibile di rilancio della Basilicata, attraverso il pieno coinvolgimento del partenariato economico e sociale».

E’ un «ultimo appello» quello lanciato «stati generali del lavoro e dell’impresa» della Basilicata, che si sono ritrovati nei giorni scorsi al centro sociale Cecilia. Vale a dire Cgil, Cisl e Uil, Confindustria Basilicata, Coldiretti e le associazioni del manifesto Pensiamo Basilicata (Alleanza delle cooperative di Basilicata, Confartigianato, Confapi Potenza, Confcommercio, Confimi Industria Basilicata, Confesercenti, Confagricoltura, Copagri Basilicata, Casartigiani, Claai potenza, Cia Basilicata).

Sindacati e organizzazioni datoriali hanno preso atto dell’avvio, con un anno di ritardo, dei lavori per la redazione del piano strategico dell’amministrazione regionale guidata dal governatore Vito Bardi. Un atto fondamentale per definire la «visione di sviluppo (…) di medio – lungo periodo» della maggioranza, come pure per permettere ai cittadini una compiuta verifica del lavoro svolto e dei risultati attesi.

Rispetto al metodo adottato, tuttavia, in una nota congiunta diffusa ieri mattina si ribadisce «il ruolo centrale e imprescindibile della concertazione, ancora più necessaria alla luce dei pesantissimi impatti economici indotti all’emergenza Covid-19». Di qui «l’urgenza di soluzioni mirate, in grado di provocare effetti altrettanto radicali per fronteggiare in maniera adeguata la delicata fase congiunturale, ma soprattutto per superare in maniera definitiva le debolezze strutturali della Basilicata».

Gli «stati generali del lavoro», quindi, rilanciano «la sfida». Con la richiesta di «aprire tale programmazione al confronto con le rappresentanze sociali e datoriali lucane per conseguire una unità di intenti che responsabilmente definisca obiettivi condivisi e relativi strumenti operativi». Una condizione che viene definita «imprescindibile a garanzia della individuazione e immediata attuazione di interventi rispondenti alle problematiche di imprese, lavoratori, famiglie e territorio».

«La complessità della fase attuale – prosegue la nota diffusa ieri – richiede una elevata e incisiva capacità di programmazione, da conseguire attraverso un impegno corale, per l’assunzione di decisioni strategiche e determinanti per il futuro della regione».

«Non c’è più tempo da perdere». Insistono sindacati e organizzazioni datoriali. «Il piano per lo sviluppo della Basilicata dovrà essere licenziato prima dell’arrivo dell’autunno, quando gli effetti reali dello tsunami che si è abbattuto su lavoratori, famiglie e imprese si mostreranno in tutta la loro drammaticità. Lo conferma il recentissimo allarme lanciato dallo Svimez rispetto al rischio di una vera e propria polveriera sociale con 380 mila posti di lavoro già andati in fumo, con le previsioni di una ripresa molto più lenta al Mezzogiorno. E lo conferma anche il dato secondo cui il ricorso alla cassa integrazione ha già eroso il reddito dei lavoratori lucani di 38 milioni di euro, riducendone fortemente la capacità di spesa, con l’evidente cortocircuito che ne consegue per i livelli di domanda di beni e servizi, produzione e occupazione».

Pertanto, di fronte a una situazione del genere, secondo la rappresentanza di lavoratori e imprese l’attenzione va rivolta subito alle «ingenti risorse derivanti dalla riprogrammazione dei fondi residuali dei programmi operativi regionali 2014/2020, dei Fondi della politica di coesione, dalla nuova programmazione europea e dal Piano Next generation Europe», che «possono porre solide condizioni per il definitivo superamento delle fragilità strutturali che penalizzano la Basilicata, a patto di superare in maniera definitiva i ritardi nell’impegno delle risorse e l’incapacità di spesa che fino a ora hanno contraddistinto il Mezzogiorno e anche la Basilicata».

Nei giorni scorsi dalla Regione era stato comunicato l’esito di un primo incontro sul Piano strategico con l’annuncio di una collaborazione con lo Svimez. Alla discussione aveva preso parte anche il noto economista di Ruvo del Monte Leonardo Cuoco, appena nominato «consigliere scientifico del presidente della giunta regionale», che tra i suoi incarichi ha assunto anche quello di assistere il governatotore «nelle azioni e nelle attività della programmazione economica-finanziaria regionale, in coerenza con il contesto socio economico del territorio regionale, gli indirizzi contenuti nella relazione programmatica e in conformità alle politiche economiche ed europee».

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