Dario Depalma (foto dai suoi canali social)
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 Innanzitutto come sta?
- 2 In che modo la Marina israeliana ha preso il controllo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla? Quanta forza è stata impiegata?
- 3 Mentre ci parliamo, intanto, il Governo italiano, quello tedesco e spagnolo hanno già preso posizione. Vi sentite protetti?
- 4 Questo è il suo primo viaggio verso Gaza?
- 5 A Bernalda, suo paese, nel frattempo la comunità è col fiato sospeso. C’è qualcosa che vuoi dire ai suoi concittadini che stanno seguendo la vicenda?
- 6 Ma adesso pensate di continuare a navigare verso Gaza con la Flotilla?
- 7 Cosa le resterà di questa esperienza?
Global Sumud Flotilla, il lucano Dario Depalma di Bernalda sta bene: «Dapprima si sono avvicinati i droni»
A poco più di qualche giorno dalla partenza, un raid della Marina di Israele ha intercettato, il 30 aprile 2026, 21 delle 58 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, nuovamente diretta a Gaza. Il fatto è avvenuto nelle acque internazionali di competenza europea a una cinquantina di miglia da Creta. Sono 211 gli attivisti fermati nel blitz, di cui 23 italiani. A bordo della Flotilla c’è anche Dario Depalma, di Bernalda, che abbiamo raggiunto al telefono.
Innanzitutto come sta?
«Bene. Sono molto sollevato perché la barca su cui viaggio non è stata intercettata, anche se ci siamo andati davvero vicini. È stata solo questione di fortuna. Il gommone con i soldati israeliani ci è arrivato a 30 metri. Si sono avvicinati con le luci spente. Noi eravamo già seduti, con il passaporto in mano, abbiamo pensato “Beh, sta succedendo”. Invece per fortuna no. Io non le so dire perché abbia abbia cambiato rotta all’improvviso, se sia stato richiamato oppure se fosse un gommone di riserva. Non lo so. Ma ci è mancato davvero poco. Però sono sollevato anche per le notizie in parte rassicuranti circa il rilascio dei nostri compagni (annunciato al più tardi per oggi in Grecia, una decisione per la quale il ministro israeliano per la sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha duramente criticato il primo ministro Netanyahu, ndr)».
In che modo la Marina israeliana ha preso il controllo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla? Quanta forza è stata impiegata?
Inizialmente c’è stata una vastissima attività di droni, tutti mezzi di osservazione. Dopodiché è stata avvistata da alcune imbarcazioni della Flottilla una fregata: a quel punto abbiamo adottato i protocolli di intercetto. Non nego di aver avuto paura. La fregata, a quel punto, ha rilasciato dei gommoni in mare e poi tramite la radio i militari hanno intimato di consegnare a loro gli aiuti umanitari che stiamo trasportando, altrimenti sarebbero intervenuti con la forza. Poco dopo i canali VHF, e questo è un passaggio importante, compreso il canale 16 che è quelo internazionale per l’emergenza di mare, sono stati oscurati».
Mentre ci parliamo, intanto, il Governo italiano, quello tedesco e spagnolo hanno già preso posizione. Vi sentite protetti?
Sono arrivati a questo punto perché noi li abbiamo forzati fino a questo punto. Noi abbiamo costretto la Marina israeliana ad arrivare a tanto: una movimentazione di una flottilla di questo tipo, con più di 60 imbarcazioni, non si era mai vista. Cosa altro deve succedere per prendere posizione?
Questo è il suo primo viaggio verso Gaza?
«Sì, la prima volta non ho potuto partecipare per questioni di lavoro».
A Bernalda, suo paese, nel frattempo la comunità è col fiato sospeso. C’è qualcosa che vuoi dire ai suoi concittadini che stanno seguendo la vicenda?
Questa mattina (30 aprile 2026, ndr) ho registrato un video raccontando l’accaduto: se fossi stato intercettato non avrei potuto farlo. Sto bene, per fortuna.
«La verità è che al momento non lo sappiamo. Di certo c’è che lo stop di tre giorni a Creta era stato preventivato per via di maltempo: sarà quindi l’occasione per fare il punto della situazione. La Flotilla si riunirà lì, si capirà cosa sta succedendo, anche a livello globale per quanto riguarda governi, movimentazione pubblica e condizione delle barche, poi si lavorerà per rimettere in sesto la Flotilla e si ci si muoverà di conseguenza. Non posso dirti quindi sì o un no, io ti posso soltanto dire che spero che si continui, perché siamo qui per questo».
Cosa le resterà di questa esperienza?
«Questa notte abbiamo assistito a un abominio, non posso credere che il diritto internazionale venga continuamente stracciato in questo modo e che tutto il resto del mondo osservi, assuefatto. Io sono qui perché non voglio essere parte di un mondo che osserva senza fiatare. Anche se sì, ho avuto paura».
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