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Il municipio di Matera

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MATERA – Ben visibile ed identificato dall’Inps come invalido civile, ma praticamente “irreperibile” secondo gli uffici dell’Anagrafe comunale; dunque da un anno senza la sua pensione minima sociale di invalido.
È la vicenda paradossale del nigeriano Joseph, raccontata al Quotidiano dal medico di famiglia Erasmo Bitetti, toccato dal caso e indotto a riflettere nel giorno dalla festa del papà e di San Giuseppe. Joseph è praticamente un invisibile, come racconta la cantante Laura Pausini nella sua canzone “Io sì”, candidata all’Oscar e subito emersa nei ricordi di Bitetti.

«“Quando impari a sopravvivere e accetti l’impossibile nessuno ci crede”, canta la Pausini. -così esordisce il racconto del medico per questa triste vicenda- Parole che rimandano alla sua vita di immigrato che ha lasciato la terra di origine sfidando il mare, dopo aver perso, a causa di conflitti armati, due dei suoi figli.
Ha trascorso più di sei anni a Matera, ospite di un centro di accoglienza, fino all’ottenimento del permesso di soggiorno.

Sono stati anni non facili, segnati dall’incertezza per il futuro suo e della sua famiglia: privandosi del necessario e grazie a qualche lavoro occasionale (giardiniere, imbianchino, addetto alle pulizie), è riuscito a mettere da parte un pacco dono con beni di prima necessità che attende da più di un Natale di essere spedito in Nigeria. Con il riconoscimento del permesso umanitario, è iniziato un periodo ancora più difficile, segnato non solo dalla perdita dell’alloggio e di ogni forma di sostegno economico, ma da vari eventi di malattia: il suo cuore, debole e provato, ha richiesto più di un ricovero in ospedale, fino alla necessità dell’impianto di un pacemaker.

Nello scorso mese di agosto si è reso protagonista di un bel gesto di solidarietà e di integrazione nella città che lo ospita: trovato un borsello nei pressi della mensa Caritas del quartiere Piccianello lo ha consegnato alla questura, che ha accertato la presenza al suo interno di una cifra consistente di denaro e di un telefono cellulare. Non è mancata la riconoscenza del proprietario del borsello, che gli ha fatto dono di una piccola somma».

Ma il paradosso inizia a materializzarsi a settembre 2020, quando gli giunge dall’Inps il riconoscimento della invalidità civile nella misura dell’80%, con la prospettiva di un assegno mensile, seppure di minimo importo. «Alla vigilia della festa del papà -spiega ancora Bitetti- a un anno esatto dalla presentazione della domanda, Joseph apprende dal Patronato che la sua pratica è ferma per un insormontabile cavillo: per l’Anagrafe del Comune del Materano dove ha soggiornato solo pochi mesi nel 2016 lui è irreperibile, e tanto basta a farlo decadere da tutti i diritti. Per l’Istituto che lo ho riconosciuto invalido e che dopo la degenza ospedaliera ha ricevuto diversi certificati telematici di malattia Joseph, è una sorta di fantasma che potrebbe essere rientrato nel suo paese.

Una vera beffa dopo gli anni trascorsi a Matera con il solo sostegno della Caritas ed inseguendo il sogno di quei documenti che attestino il suo diritto ad una cittadinanza. -conclude amareggiato Bitetti- La burocrazia è implacabile specie con i più deboli: per il rinnovo del permesso di soggiorno occorre un certificato di residenza e viceversa; per la residenza non basta un attestato di ospitalità gratuita, è necessario un contratto di fitto o almeno di comodato d’uso con spese a carico del comodante. Risento ancora più vere le parole di Laura Pausini: “ … essere invisibile è peggio che non vivere. Nessuno ti vede, io sì”.

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