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Antonio Mutasci alla consegna del Premio intitolato a Renato Carpentieri

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Il sentito ricordo del direttore Roberto Marino del giornalista de Il Quotidiano della Basilicata, Antonio Mutasci, scomparso a soli 42 anni


“Disturbo?”: il suo approccio al telefono era questo. Sempre: in punta di piedi, con garbo e educazione, in un mondo di sgomitatori e arroganti. Antonio Mutasci chiamava ogni volta con una voce squillante, piena di vita, anche quando dentro aveva l’inferno, il dolore peggiore e atroce di un padre. Sempre ottimista, positivo, disponibile: il cronista delle missioni difficili, quando si trattava di andare a scomodare e a contattare personaggi furiosi, incarogniti dalle loro cose o da qualche titolo andato di traverso. Antonio -Mutascino, come le colleghe lo chiamavano con dolcezza e simpatia – affrontava con serenità compiti complicati, senza lagne, elucubrazioni mentali, pigrizie.

ANTONIO MUSTASCI SORRIDEVA ALLA VITA E A QUESTO MESTIERE


Sorrideva alla vita e a questo mestiere: due entità che con lui sono state ingiuste, infami, bastarde. Non l’hanno ricambiato, non hanno rispettato e esaltato la sua volontà di trovare sempre un lato buono nelle cose. Scriveva di sport: i tifosi del Matera, della Bari, dell’Invicta e di tante altre squadre gli volevano bene, si fidavano. Non era uno da salamelecchi e ruffianate a presidenti e allenatori. Raccontava le partite con competenza, con un linguaggio giovane, coglieva mosse, tattiche che spesso sorprendevano gli addetti ai lavori. L’allenatore della Bari di qualche anno fa, Mignani, non ci poteva passare: un occhio attento in un cronista così giovane, senza la spocchia di tanti altri, la capacità di leggere le partite come pochi.

DALLA COMPETENZA ALLE COMPETENZE ORGANIZZATIVE


Ma Mutascino non era solo competente, aveva una grande capacità organizzativa: bastava uno spunto, un’idea e lui andava, pensava a tutto, dalle foto da reperire alle copie in più da mandare in edicola. Autosufficiente e bravo, come pochi. Aveva il dono della comprensione delle notizie, le coglieva nel frastuono delle migliaia e migliaia di messaggi da cui siamo bombardati. Una capacità di sintesi essenziale, unica. Ci siamo sentiti poche ore prima della sua tragedia. Sarebbe tornato a lavorare per noi a tempo pieno per qualche mese, non solo scrivere dall’esterno. Non è stato possibile.

ANTONIO MUSTASCI E IL GRANDE VUOTE CHE LASCIA

Lascia un grande vuoto, umano e professionale. Ma soprattutto l’amarezza per un’esistenza al di sotto delle cose belle che avrebbe meritato, come uomo e come giornalista. “Disturbo?” Sì, Antonio, stavolta sì, e anche tanto. Ci infastidisce questa morte assurda, che ci lascia attoniti. Con le lacrime che bagnano tastiere senza più parole e pensieri.

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