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Vito Bardi

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Caso mini vitalizi, continua la battaglia dei referendari. I promotori del voto per abrogare la norma “assediano” il Consiglio regionale. Si riaccende lo scontro dopo l’ennesimo rinvio dei correttivi annunciati da Bardi


POTENZA – Si riaccende la polemica sui mini-vitalizi per gli ex consiglieri regionali dopo il rinvio dei correttivi annunciati dal governatore Vito Bardi. Per la seconda seduta consecutiva del parlamentino lucano.

MINI VITALIZI, I REFERENDARI ASSEDIANO VIA VERRASTRO


Questa mattina, lunedì 9 febbraio 2026, a stringere d’assedio via Verrastro saranno ancora una volta i componenti del comitato promotore della campagna referendaria per l’abrogazione del nuovo sistema previdenziale per gli eletti. Comitato composto da una pattuglia di sindacalisti della Cgil, Michele Sannazzaro, Angelo Summa, Eustachio Nicoletti e Giovanna Galeone e Nunzia Armento, esponenti della società civile come il referente di Libera Basilicata Rosario Gigliotti, il presidente di Arci Basilicata Paolo Pesacane, e l’attore-regista Ascanio Donadio, più i coordinatori regionali di Verdi e Sinistra Italiana , Gianni Rondinone e Donato Lettieri.
L’appuntamento è alle 11 proprio nel palazzo del Consiglio regionale per una conferenza stampa per illustrare «le azioni fino a questo momento messe in essere e le iniziative future necessarie all’attuazione dell’iter».

NESSUNA NOVITÀ DAL FRONTE CORRETTIVI


A quasi venti giorni dal deposito della richiesta dei moduli per la raccolta firme, infatti, né la Consulta di garanzia statutaria né l’ufficio di presidenza del parlamentino lucano avrebbero reso note le loro determinazioni al riguardo. Di qui la decisione di rilanciare l’iniziativa e tenere alta l’attenzione sul caso. Respingendo qualsivoglia tentativo di addormentare un’opinione pubblica sdegnata dal ritorno della “casta” di via Verrastro. Specie dopo l’attenzione riservatagli da una trasmissione televisiva nazionale come Le Iene.

MINI VITALIZI, NESSUN TESTO PRESENTATO TRA QUELLI ANNINCIATI DA BARDI


A ieri, domenica 8 febbraio 2026, d’altronde, non è stato ancora presentato un testo coi correttivi annunciati da Bardi sugli aspetti più discussi della normativa. Dunque la retroattività, per consentire l’accesso alla pensioncina da 600 euro mese anche a tutti gli ex consiglieri “orfani” dei vitalizi veri e propri, aboliti nel 2012. Come pure la facoltà di coprire la contribuzione richiesta re-impossessandosi, pro quota, del non speso giacente sul fondo per finalità sociali alimentato col taglio del 10% delle indennità dei consiglieri effettuato tra il 2017 e la fine dell’anno scorso.
Sull’«ammissibilità, omogeneità e chiarezza» del quesito proposto dai promotori del referendum dovrebbe esprimersi la Consulta statutaria, autorizzando o meno l’avvio della raccolta delle 5mila firme necessarie perché il presidente della giunta indica la consultazione.

LE AZIONI IN CAMPO DEI REFERENDARI


Oltre alla richiesta dei moduli per la raccolta delle firme, il comitato ha presentato anche una relazione sull’iniziativa in cui se ne sostiene la legittimità nonostante l’assenza di una disciplina attuativa di quanto previsto dallo Statuto regionale in materia di referendum.
I promotori segnalano, poi, «l’incostituzionalità conclamata» della norma approvata lo scorso 16 dicembre, con due emendamenti «anonimi» al disegno di legge collegato al bilancio. Sebbene durante la discussione in aula la maggioranza aveva già provato a metterci una toppa chiedendo di attribuire la paternità degli emendamenti alla totalità dei suoi esponenti.

COSA CONTESTANO I REFERENDARI


Il comitato contesta il tentativo di far passare il nuovo trattamento previdenziale per gli ex componenti del Consiglio regionale come «una pensione calcolata con il metodo contributivo».
«La comunità – si legge nella relazione – sta già pagando i contributi figurativi ai consiglieri regionali, previsti dalla legge per i titolari di incarichi elettivi che sospendono il loro lavoro per dedicarsi al mandato popolare. Gli anni trascorsi al servizio del popolo nelle sedi consiliari sono già coperti, perciò, da contributi previdenziali, e a spese dei cittadini».
Secondo lo Statuto il referendum sarà valido se avrà partecipato alla votazione almeno il trentatré per cento degli aventi diritto pari a circa 150mila lucani.

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