Roberto Cifarelli, capogruppo Pd-Comunità democratiche in Consiglio regionale

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POTENZA – Rinviare a settembre del 2020 il congresso regionale del Pd, rischia di compromettere la possibilità di invertire il ciclo terribile delle ultime clamorose sconfitte elettorali del centrosinistra già dalle prossime comunali di Matera.
Ne è convinto Roberto Cifarelli, l’ultimo dei consiglieri regionali del Pd lucano dopo il passaggio coi renzianissimi di Italia Viva di Mario Polese e Luca Braia, e la lunga fase di riflessione in cui è ancora avvolto il collocamento dell’ex governatore Marcello Pittella.
Consigliere, martedì in aula ha perso un po’ della sua proverbiale moderazione accusando la maggioranza di mancanza di rispetto delle istituzioni. Che sta succedendo?
«Eravamo in aula con un presidio dei precari del San Carlo rimasti senza contratto all’entrata. L’assessore regionale alla Salute, Rocco Leone, c’era ma è andato via anche se il collega Polese gli aveva chiesto di intervenire. Il governatore, invece, era assente per “motivi istituzionali”. Così c’è stato detto salvo poi scoprire che era in riunione con i sindaci della Val d’Agri. Poiché all’indomani (ieri, ndr) era previsto anche un incontro con la cittadinanza a Corleto per presentare l’accordo appena raggiunto sulle compensazioni ambientali per l’avvio delle estrazioni a Tempa Rossa, avremmo voluto avere la possibilità di discuterne prima in Consiglio. Se questo non ci viene concesso è chiaro che diventa superflua una discussione la prossima settimana, su cose che non possono essere più cambiate perché già condivise col popolo. E’ oggettivo, però, che così facendo si svilisce il Consiglio regionale. Che senso ha un’assemblea rappresentativa se non rappresenta nulla? Vuol dire che anche noi ci regoleremo di conseguenza».
Che intende?
«Porteremo sul territorio la discussione su quei temi aperti di cui in Consiglio non si riesce a parlare. Il petrolio come pure il trasporto pubblico e la sanità. Ne vogliamo discutere in maniera franca coi cittadini, anche partendo da errori fatti dal centrosinistra. Perché non vogliamo dire che noi siamo stati infallibili e questi altri sono pessimi. Noi abbiamo delle responsabilità per la situazione, ma vogliamo riprendere un’iniziativa politica, e per farlo occorrono i partiti. E’ necessario il rilancio dell’azione del Pd in Basilicata».
In che modo?
«In questa fase commissariamento credo che ci sia ancora da comprendere bene le ragioni della sconfitta, i motivi per cui siamo arrivati a questo punto con la fuoriuscita di tante persone dal Pd, con la nascita di un nuovo partito. Siamo passati dalla fuoriuscita del 2017 di Leu, Speranza e Bersani, che pensavano a un partito troppo al centro, a quella di chi pensa che partito si sta spostando troppo a sinistra. Ma il Pd è sempre lo stesso. I suoi valori restano gli stessi: ridurre le disuguaglianze; lo sviluppo rispettoso di un’ambiente che non va inteso in senso bucolico; il lavoro che cambia in un mondo che cambia. Tutto il resto ha a che fare con posizioni e personalismi legittimi, ma che nulla hanno a che vedere con le politiche da perseguire. Il Pd deve rilanciare la propria azione con grande generosità da parte dei gruppi dirigenti, perché è evidente che un ciclo politico molto lungo si è chiuso e occorre costruirne altro con nuovi protagonisti, una nuova classe dirigente, giovane, di segretari di circolo e amministratori che devono poter mettere la testa fuori».
Perché chi ha l’età di Cifarelli non va bene? A Potenza il professore Valerio Tramutoli è arrivato a pochissimo dalla vittoria sul centrodestra e non è tanto giovane.
«Vero. Possibilmente giovani allora».
Finora, però, abbiamo parlato molto del Pd nazionale. E il Pd Basilicata?
«A livello nazionale c’è un segretario come Nicola Zingaretti che non ha grossi spigoli e consente alle varie componenti e sensibilità del partito di stare bene assieme. Ecco, le stesse condizioni vanno create in Basilicata. Le ragioni che hanno portato a divisioni vanno superate coltivando l’inclusività al posto delle esclusioni. Chiaramente questa fase commissariale dovrà essere utile a far decantare problemi che abbiamo avuto in passato. Servirebbe collegialità, capacità di mettere ogni singola persona, iscritto, in condizione diversa dal passato. Non ostilità ma collaborazione tra componenti».
Il commissario regionale Dario Stefàno, in realtà, ha fama di incendiario nella sua Puglia, dove non manca di accendere polemiche col governatore Michele Emiliano, che è del suo stesso partito.
«Non confondiamo. Io mi riferivo a profilo del segretario regionale non del commissario che deve svolgere un ruolo temporaneo agevolando il percorso per arrivare a congresso. Stefàno deve svolgere un ruolo con un termine che è il congresso, e noi dobbiamo arrivare nel congresso a individuare una figura senza spigoli. A lui spetta riaprire un luogo di confronto nelle sedi di partito, dove ci si possa confrontare e fare sintesi sulle cose che io devo portare in Consiglio regionale, e assieme dobbiamo portare nei territori.
Solo Cifarelli in Consiglio regionale? Quindi Pittella?
«Pittella è ancora in una fase di riflessione. In questo momento è nel Pd e spero che la riflessione lo porti a restare e a dare un contributo fattivo per la ripresa del nostro partito».
Quindi questo il congresso regionale che orizzonte temporale ha?
«Nell’unica iniziativa pubblica fatta con Stefàno, a Potenza a metà novembre, con i segretari di circolo è emersa la volontà di alcuni di arrivare a settembre 2020. Non c’è ancora una decisione però. Io penso che vada fatto prima possibile, se ci creano le condizioni. Servirebbe un congresso sulle tesi, non sulle persona. Un congresso unitario, insomma.
Prima di settembre 2020?
«Se ci sono le condizioni anche in primavera».
Tra settembre e primavera ci sono le amministrative nella sua Matera. E’ un caso?
«Se si creano le condizioni perché il congresso si faccia prima è perché non ci sono contrapposizioni forti, si crea una dialettica normale e a quel punto le elezioni amministrative si preparano assieme. Bisogna arrivarci meglio possibile. La sfida di Matera può essere la premessa per il rilancio del centrosinistra in tutta la Basilicata».
Quindi un congresso come spot elettorale?
«Esattamente…»
Ma la sua sarebbe una posizione minoritaria al momento, sbaglio?
«Abbiamo sempre l’aspirazione di diventare maggioranza. E’ una questione di ragionevolezza. Se non ci sono condizioni io per primo direi di non forzare la mano. Certo è che il commissario dovrebbe, compatibilmente con i suoi impegni di relatore della legge di bilancio in Senato, superare per prima cosa questa organizzazione del partito regionale che è monca. Serve un coordinamento centrale operativo e anche i due segretari provinciali, ai quali pure riconosciamo il ruolo che svolgono, hanno bisogno di aprirsi alla collaborazione perché altrimenti si dà impressione di qualcuno che vuole mettere le bandierine sui territori».
Ce l’ha sia con la potentina margiottiana Maura Locantore che con l’amico materano Claudio Scarnato?
«Oggi abbiamo un commissario che è impegnato a Roma, e due segretari provinciali a cui viene rimproverato di essere il frutto dell’intesa che portò Polese alla segreteria regionale del partito e ha causato tutto il male di questa fase. Questo sostengono Santarsiero e Lacorazza, che chiedono l’azzeramento di tutto l’esistente. Per me, però, farlo sarebbe ancora più dannoso. Quindi ai due segretari dico che non potete usare il ruolo per avvantaggiarvi rispetto al prossimo congresso. Abbiamo chiesto a Stefàno di comporre degli organismi collegiali rappresentativi delle varie componenti per far sì che le iniziative nei vari paesi delle segreterie provinciali non siano esclusiva dei singoli segretari. Stefàno si è riservato un’ulteriore proposta sul tema, ma ci ha chiesto pazienza e di aspettare il tempo necessario per sbrigare le incombenze in Senato».
La sua richiesta, insomma, è di anticipare comunque la fase congressuale?
«Io parlo di una fase di decantazione. Piero Lacorazza denuncia che non c’è un luogo dove ci si possa esprimere. Se si crea un coordinamento regionale, si inizia a parlare quotidianamente e si affontrano i problemi diventa più semplice arrivare al congresso e lo si può anticipare. Ovviamente io resto un ottimista».
Non è preoccupato per l’esito delle comunali a Matera dopo quanto accaduto in Regione e a Potenza?
«Sono molto concentrato su Matera, e spero che lo siano tutti e che si trovino rapidamente ragioni di unità per la costruzione di un’alleanza civica e politica. Guardo con molto interesse ai nuovi movimenti in tutta Italia che domandano una politica che non sia solo contrapposizione alla destra sovranista».
Pensa a un’alleanza con le sardine nella città dei Sassi?
«Un’alleanza con chi si sente sardina e decide di mettere la testa fuori casa per dare un contributo affinché questa città prosegua il suo momento magico. Perché al di là di qualche criticità i risultati del 2019 sono straordinari».
Pare di capire che metterà in secondo piano l’attività in Consiglio regionale.
«Assolutamente no. Sto proseguendo sul solco dell’iniziativa avviata coi Giovani democratici a ottobre. C’è un tema che non è ancora al centro della vita politica della Basilicata, dove dovrebbe essere, che è lo spopolamento e la fuga dei cervelli. Sto lavorando per qualcosa da fare con questi cervelli in fuga tra Natale e l’Epifania».
Incontrerà i fuori sede?
«Sì, penso agli inizi di gennaio, quando i ragazzi tornano a casa dall’università o dal lavoro lontano, per capire assieme cosa fare utilizzando la programmazione regionale per favorirne il rientro con agevolazioni fiscali e quant’altro. Oggi politiche vere contro la fuga o per il contenimento della fuga dal Mezzogiorno non ce ne sono. Mi sto impegnando per costruire e capire quali progetti si possono inserire nella programmazione 2021/2027. Nelle prossime settimane presenterò tre disegni di legge: uno contro la fuda dei cervelli, uno sull’economia circolare e la sostenibilità, e un altro sul consumo di suolo. Ovviamente, sono le proposte offerte dalla minoranza. Vedremo se dall’altra parte ci sarà qualcuno disposto a prenderle in considerazione».

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