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Dina Sileo

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POTENZA- Neanche un euro per le sinergie tra pubblico e privato nel settore culturale. Ignorando mesi di lavoro e confronto con gli operatori del settore per predisporre una programmazione triennale in materia all’altezza di un’eredità importante come quella di Matera capitale europea della cultura 2019.

È stato questo l’ultimo affronto che ieri mattina ha spinto Dina Sileo a rimettere nelle mani del governatore Vito Bardi la delega alle «attività di promozione culturale per il rilancio e lo sviluppo socio-economico della Basilicata» che le era stata assegnata a novembre del 2020.

La consigliera regionale ex leghista, transitata il mese scorso nel gruppo Misto per protesta contro le assenze tra i banchi nel Carroccio al momento del voto di fiducia sulla giunta regionale, ha affidato la sua amarezza a una lunga nota. E sulla scorta di una riflessione politica inaugurata ormai da tempo marca sempre più le distanze dalla maggioranza regionale. Senza escludere anche un voto di dissenso alla manovra finanziaria regionale che oggi dovrebbe tornare all’esame delle commissioni congiunte del parlamentino lucano.

«La delega alla Cultura e cooperazione internazionale, per una regione che vede la componente umana, i giovani, le donne e gli uomini, come la più fragile e pure ormai rara risorsa del territorio, sottintende responsabilità che dovrebbero far tremare i polsi». Ha spiegato Sileo. «Non tanto solo perché la Cultura è strategica per l’intero sistema Italia, anche nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, quanto perché in Basilicata assume addirittura una direttrice capace di determinarne la sua stessa sussistenza in termini di identità e di necessario progresso, per porre argine al sempre più diffuso fenomeno della mediocrità socio relazionale».

«Con questa consapevolezza – ha aggiunto Sileo – ho abbracciato con umiltà e entusiasmo lo sfidante processo di conoscenza dei fenomeni afferenti al sistema cultura. Ho ascoltato centinaia di operatori, ho imparato molto da loro e ho tentato di portare a valore le nuove mie conoscenze e suggestioni facendo quello che un consigliere regionale deve fare: tradurre le idee e la programmazione in leggi, in strumenti operativi utili a segnare percorsi chiari e funzionali. Questo è stato fatto: ho redatto un Testo unico per la regolamentazione delle sinergie pubblico-private. Un Testo, accompagnato dal Piano triennale, pronto da mesi e messo a disposizione del presidente della giunta regionale, delegante per la materia e garante presso la giunta nel dare attuazione a quanto i suoi delegati producono quale sintesi di un importante lavoro. Ho fatto quel che ho potuto, ho fatto quanto nelle mie capacità».

«In tale ambito – prosegue Sileo – assume una portata decisiva prendere atto che, durante la recente udizione in commissione del capo di gabinetto (anche responsabile dell’Ufficio sistemi culturali) e del dirigente competente per il Bilancio e la programmazione, lo stanziamento previsionale per il triennio 2022/2024 è del tutto irrisorio ed è addirittura nullo in termini di programmazione. Nessuna traccia dell’indirizzo da me fornito tramite il proposto Testo unico. La sintesi di questa evidenza è presto fatta: le indicazioni del titolare della delega non solo non vengono recepite ma vengono del tutto ignorate. Si deduce, in ultima analisi, che la medesima delega è vuota di contenuto e si concretizza in un mero esercizio di attribuzione di patetico vessillo. Evidentemente esistono attori altri che, legittimati nei fatti, detengono poteri di indirizzo ben superiori a quelli di un delegato. Poiché la pubblica amministrazione, oltre i proclami, si esprime per atti pubblici e il più significativo degli atti è proprio il bilancio di previsione, prendo atto della realtà espressa dai fatti e mi sottraggo dall’onere dell’ignavia che l’esercizio di una delega conferita in tali termini comporterebbe».

«Sussiste, inoltre – ha insistito Sileo – una valutazione, del tutto soggettiva, maturata nel corso dei mesi e ormai irreversibilmente cristallizzata, che mi induce a riflessioni molto più ampie di carattere politico. Quando la condivisione dei processi amministrativi di natura istituzionale produce continuamente imbarazzo e disagio, non è il viaggio che è sbagliato; più probabile che siano i compagni di viaggio a non essere compatibili. Con tali motivazioni, ulteriormente alimentate dagli accadimenti registrati in Consiglio, dalle ormai consuete cadute di stile che connotano l’azione amministrativa, la mia personale storia e, soprattutto, le mie aspettative di contribuire alla elezione di ben diversi modelli di società, mi imporranno valutazioni di ben diversa portata nell’ambito dell’esercizio del mio mandato di pubblica rappresentanza».

«Coerentemente – ha concluso la consigliera regionale – inizio con la immediata rinuncia all’incarico al tempo conferitomi con decreto di delega dal presidente della giunta regionale».​

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