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Il Tribunale di Potenza

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POTENZA – Regge l’accusa di mafia nei confronti degli esponenti del presunto clan Martorano. È questo il senso, in estrema sintesi, delle prime decisioni del Tribunale del riesame di Potenza sulle misure cautelari eseguite lo scorso 29 novembre tra Potenza, Vaglio, Palazzo San Gervasio, Baragiano, Forenza e Cutro, in provincia di Crotone.

Lunedì sera il collegio presieduto da Aldo Gubitosi ha depositato il suo verdetto sui ricorsi presentati dai legali di 9 dei 38 destinatari dell’ordinanza di arresti, che erano stati già discussi la scorsa settimana. Mentre è atteso per giovedì quello sui ricorsi degli altri, che sono stati discussi tra ieri e l’altro ieri. Incluso lo storico boss di Potenza, Renato Martorano, il suo factotum, Donato Lorusso, e l’ex segretario della Uiltucs Basilicata, Rocco Della Luna (ai domiciliari).

Resteranno in carcere, quindi: Carlo Troia, assistito dagli avvocati Gianluca Nolé e Antonio Uricchio; Rocco Benedetto, Antonio Masotti e Valentino Scalese, assistiti da Gianluca Nolé; Marco Triumbari, assistito da Antonietta Martino e Salvatore Laguardia; Enz Giordano, assistito da Fabio Di Ciommo; Umberto Lo Piano, assistito da Massimo Molinari; Salvatore Santoro, assistito da Stefania Fiore; e Federico Orlando, assistito da Vincenzo Falotico.

Nei loro confronti i pm dell’Antimafia lucana hanno ipotizzato, a vario titolo, una serie di reati: dall’associazione mafiosa al narcotraffico, passando per una serie di estorsioni e singoli episodi di spaccio.

Per Scalese, però, l’accusa riguardava esclusivamente l’affiliazione al clan capeggiato dal suocero, Dorino Stefanutti, alter ego del boss Martorano. La conferma della custodia cautelare in carcere nei suoi confronti, quindi, non può che assumere un significato particolare rispetto all’accusa centrale dell’inchiesta ribattezzata “Lucania Felix” dagli agenti della sezione anticrimine della squadra mobile di Potenza. Specie dopo lo storico flop, a dicembre del 2004, dell’ultima inchiesta contro Martorano e soci, che finirono in carcere nell’ambito della maxi-operazione Iena2, ma poi vennero rimessi in libertà, in massima parte, proprio dal Riesame. Con la bocciatura degli elementi a sostegno dell’accusa di associazione mafiosa.

Le motivazioni alla base della conferma delle misure cautelari dovrebbero essere depositate entro 45 giorni. Poi inizieranno a decorrere i termini per proporre ricorso in Cassazione. Ove anche i giudici di piazza Cavour dovessero ritenere fondati i provvedimenti emessi nei confronti degli indagati, per la procura si materializzerebbe la possibilità di chiedere il giudizio immediato per tutti, o almeno una parte degli indagati. Sicché l’inizio di un processo vero e proprio potrebbe realizzarsi nel giro di qualche mese.

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